Il Benevento è retrocesso, De Zerbi no: ufficiale il suo approdo al...

Il Benevento è retrocesso, De Zerbi no: ufficiale il suo approdo al Sassuolo

Il tecnico bresciano, dopo tanti rumors, firma un biennale col club di Squinzi. L'ex trainer della Strega rilancia così la sua carriera con qualche rammarico di troppo nel Sannio, ma già da aprile c'era un indizio sul suo futuro...

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de zerbi

È di questa mattina la notizia ufficiale che Roberto De Zerbi ha trovato l’accordo col Sassuolo: per le prossime due stagioni sarà lui l’allenatore dei neroverdi. Dopo tanti rumors sul suo futuro, dal Cagliari alla Sampdoria fino ad arrivare all’ipotesi più certa, quella del Sassuolo, il tecnico bresciano ha trovato un’altra casa in Serie A, dopo aver deciso di non prolungare il contratto col Benevento al seguito della retrocessione in B. La motivazione dietro questa scelta è da cercare nella programmazione di una nuova stagione che, secondo De Zerbi, non può proseguire con lo stesso tecnico anche dopo una retrocessione. Rifondare tutto, ricominciare da zero: De Zerbi ha levato gli ormeggi da una nave affondata da tempo. Non l’ha abbandonata prima che affondasse definitivamente ma aveva tutta l’intenzione di farlo già dalla sconfitta casalinga rimediata contro il Cagliari (per sua stessa ammissione). Così il Benevento è retrocesso, ma De Zerbi no.

DE ZERBI, COME SALVARE LA FACCIA
Sia chiaro, nessuno qui pretendeva che il mister dovesse scendere di categoria e accettare il progetto del Benevento o ripartire dalla B con qualche altra squadra. De Zerbi è meritevole di complimenti ricevuti da tutto il mondo del calcio nostrano, dalle tv e dagli addetti ai lavori. Il confine sottile sta proprio in questo: dal suo arrivo ad ottobre si parlava di stagione già compromessa (quando c’era tutto il tempo per recuperare), ha inanellato cinque sconfitte consecutive, due delle quali comprensibili contro Lazio e Juventus, una inoppugnabile contro l’Atalanta e due paradossali e a tempo scaduto contro Cagliari e Sassuolo. De Zerbi dal suo approdo in giallorosso ha avuto, giustamente, tutte le attenuanti del caso, attenuanti andate via via scemando quando gli errori visti in queste prime cinque sconfitte con lui al comando, si sono ripetuti col tempo. Soprattutto, la mancanza di un’organizzazione difensiva decente ha inficiato sui risultati e sulle figure in campo del Benevento, che spesso sembrava davvero in partita e poi finiva per andare sotto per via dell’errore di qualche singolo. Il mister bresciano è riuscito a salvare la faccia perché nei test più importanti, contro le big del campionato, il Benevento nonostante alcune sconfitte sonore, ha sempre messo in campo un’applicazione particolare, quel pizzico di attenzione in più che non si è vista contro squadre di pari livello e in partite dal determinato peso specifico. Sotto i riflettori di San Siro, dell’Allianz Stadium o dell’Olimpico tutti vorrebbero far bella figura, sotto gli occhi di importanti addetti ai lavori e con una diffusione tv dell’evento che tocca vari punti del globo, vale per i calciatori quanto per De Zerbi. Ecco che, dunque, si forma il mito del Benevento che ha un credo, che gioca a calcio, che non guarda in faccia all’avversario, che mette sotto l’Inter, che se la gioca alla pari con la Juve, che fa l’impresa a San Siro. Ed è bello, è bello tutto questo perché dà lustro, dà riconoscenza, mette in pratica i frutti del lavoro fatto sul mercato di gennaio e che Vigorito non può rimpiangere come fatto precedentemente con Baroni. De Zerbi salva la faccia per questo, perché dà dignità ad una piazza e ad una squadra rimpolpata di elementi che non sono da ultimo posto, giocatori di caratura internazionale e adatti al suo credo calcistico. È bello vedere tutto questo, ma è solo una parentesi. Una parentesi felice (un controsenso) in un contesto straziato dal fallimento iniziale di Baroni dopo un miracolo fatto in B, ed è bene ricordarlo. De Zerbi salva la faccia perché era difficile far peggio di Baroni e dunque anche un errore va concesso, pure se quegli errori si raddoppiano, triplicano in una partita o consecutivamente. Oppure quando il turnover contro l’Atalanta per far bella figura a San Siro diventa così palese che tutti capiscono dove il tecnico voglia andar a parare. E lui, insieme a quei calciatori, ci ha regalato un momento felice, un sogno incredibile dal quale ci siamo svegliati il giorno dopo, quando il Crotone vince ad Udine e ci condanna alla B. Ma diciamocela tutta, quanti di noi baratterebbero quella vittoria contro il Milan per avere in cambio la salvezza? No, quella De Zerbi non l’ha raggiunta, a causa di errori, di testardaggine, di scelte, di letture errate di alcune partite, tutto sotterrato dalla patina luccicante del bel calcio che, ricordiamo, è stato reso praticabile solo con elementi di spicco quali Puggioni, Sagna, Tosca, Sandro, Djuricic, Guilherme, Diabaté. E, partita dopo partita, cresceva la convinzione che questa squadra, con questi elementi sin dall’inizio, si sarebbe salvata. Beh, non possiamo saperlo, ma non possediamo nemmeno la verità assoluta che De Zerbi in conferenza ha voluto porre, perché se perdi 3-0 a Bologna e Torino, perdi malamente col Cagliari, perdi a tempo scaduto col Genoa, perdi di rimonta in casa contro la Spal (oltre alle altre sconfitte già citate), questa squadra non merita la salvezza nonostante ostenti un gioco da alta classifica. E nemmeno si può pretendere che i vari acquisti di gennaio dovevano essere praticati in estate, quando era in programma un piano diverso, con orizzonti diversi (e diciamocela tutta, nessuno di questi avrebbe accettato il Benevento all’epoca). A lui va il merito di aver lanciato definitivamente Brignola, scoperto da Baroni, a lui vanno imputati altri meriti che, però, non possono oscurare il tornaconto personale che, ovviamente, egli stesso ne ha tratto e che ha fatto di Benevento, al momento della chiamata di Vigorito, la sua ultima chance per saltare sul treno della Serie A che gli stava passando davanti troppo in fretta.

DE ZERBI-SASSUOLO E UN INDIZIO INOSSERVATO
Quel treno è passato, adesso De Zerbi ha trovato casa in massima serie e un indizio del suo approdo al Sassuolo, passato inosservato, l’avevamo avuto sotto gli occhi già ad aprile: dopo la sconfitta casalinga contro la Juve, anticipo del sabato, De Zerbi era presente a San Siro la sera seguente in occasione di Milan-Sassuolo, inchiodato dalla telecamera di Sky. Ci si poteva immaginare che il tecnico fosse lì per dare uno sguardo ai suoi prossimi avversari (la settimana seguente si giocava Sassuolo-Benevento) ma in realtà, ad oggi, possiamo pensare che già all’epoca ci furono i primi contatti e che una chiacchierata sia stata fatta anche in occasione del match del Mapei Stadium. Anche perché, Benevento-Cagliari era passata da un pezzo, e De Zerbi in cuor suo aveva già preso la sua scelta… Ciò ci porta alla conclusione: con la sua filosofia e il suo calcio, RDZ è appropriato come allenatore di squadre di medio-alta classifica, con una struttura adeguata e giocatori fatti su misura per lui. Non potevamo pretendere la salvezza da un allenatore con la sua mentalità ma nemmeno pensare che il Benevento sia stato superiore sul campo a determinate squadre e sbandierarlo ai quattro venti, quando il risultato, quello inappellabile, gridava purtroppo altro. Resta la gloria, momentanea e di prestigio per aver onorato il campionato, contro le big. Ma resta soprattutto il rammarico per tutti i punti buttati negli scontri diretti. Auguri, mister, per questa nuova esperienza, con la speranza quella di Benevento ti abbia fatto maturare sotto ogni punto di vista, davvero.