“L’acqua è un bene pubblico, indispensabile per vita, ma la fornitura idrica a Benevento rimane un mistero intollerabile!”: lo afferma Gabriele Corona, presidente dell’associazione Altrabenevento, che si sta occupando da tempo della questione relativa agli inquinati nei pozzi sanniti.

“La società di gestione, GESESA, è costituita per il 38% dal Comune di Benevento, 4% da altri comuni e 58% da ACEA, colosso della privatizzazione dell’acqua in Italia e non solo.
La grande maggioranza delle quote in mano alla società romana, secondo i fautori della privatizzazione, avrebbe dovuto garantire la qualità del servizio ed invece a Benevento più della metà della popolazione (rioni Libertà, Ferrovia e Centro Storico) è costretta ad utilizzare  l’acqua prelevata dai pozzi di Campo Mazzoni e Pezzapiana, contaminati per la accertata presenza di Tetracloroetilene e di Triclorometano (Cloroformio).
Gesesa, impegnata a fare propaganda nelle scuole e sponsorizzare eventi vari tanto da giustificare diverse recenti assunzioni, non ha mai comunicato ai cittadini e utenti di aver trovato pericolosi inquinanti nell’acqua profonda di Pezzapiana e Campo Mazzoni, fino a quando i risultati degli esami dell’ARPAC non hanno confermato i timori e le denunce di Altrabenevento.
Adesso anche il laboratorio privato di Gesesa conferma la presenza di Tetracloroetilene oltre la soglia di Contaminazione, ma i pozzi rimangono aperti e continuano a permanere grandi misteri sulla gestione del servizio.
Il Piano di Ambito del 2003 già prevedeva la chiusura di quegli impianti perché la falda della piana di Benevento era a totale rischio di contaminazione, ma ACEA-GESESA cosa ha fatto?”, si legge nella nota di Corona.

“Perché punta a gestire l’acquedotto campano che adesso porta l’acqua buona delle sorgenti del Biferno a Beneveno, ma la vuole sostituire con quella molto “dura” dei pozzi di San Salvatore Telesino?
E a proposito di acqua del Biferno, che fine fanno i 4 milioni di litri al giorno (50 litri al secondo) che la Regione Campania da due settimane sta erogando in aggiunta ai 130 litri/secondo già serviti alla zona alta- proprio per consentire la progressiva chiusura dei pozzi contaminati?
La notizia è certa ed infatti non viene smentita né dal comune né dalla Gesesa, che però non chiarisce che uso sta facendo di quell’acqua buonissima.
È vero che una parte (12 litri/secondo) viene utilizzata per sostituire l’acqua della sorgente Pietrafitta di Torrepalazzo/Olivola chiusa per la presenza di molti inquinati? E gli altri 3 milioni di litri dove vanno? Perché i cittadini utenti devono pagare ma non devono sapere?
L’amministratore delegato di Gesesa, Vittorio Cuciniello da Torre del Greco, funzionario di ACEA e quindi signore delle acque beneventane, dopo aver relegato ad un ruolo marginale il presidente Luigi Abbate, nominato dal sindaco Mastella, continua a sostenere che i pozzi contaminati non si possono chiudere ma non spiega dove finisce l’acqua del Biferno.
Non risponde alla legittima domanda dei cittadini neppure l’assessore all’ambiente Luigi De Nigris che nel consiglio comunale del 22 marzo, aveva assicurato che avrebbe studiato.
Ovviamente sono legati al silenzio per vincolo e fedeltà i consiglieri di maggioranza, ma veramente non si comprende il disinteresse dei consiglieri di opposizione, ad esempio Raffaele  Del Vecchio o Cosimo Lepore (ex assessori di centrosinistra) o Marcellino Aversano ex presidente di Gesesa.
È vero che negli anni trascorsi anche loro hanno sostenuto ACEA, ma adesso, di fronte a questo disastro,  non riescono proprio a dire nulla? E allora, non pensate che quando un consigliere non riesce a pronunciare parola neppure su inquinamento e cattiva gestione dell’acqua, sia arrivato il momento di dimettersi?”.

Infine una frecciatina al PD: “Eloquente è invece il silenzio di Umberto Del Basso De Caro, deputato del PD, e di Erasmo Mortaruolo, consigliere regionale dello stesso partito.
Ambedue hanno sempre sostenuto ACEA e conoscono bene le sue mire espansionistiche ma adesso devono spiegare alla città cosa pensano della contaminazione dei pozzi e del tentativo di sostituire l’acqua del Biferno (l’unica buona che abbiamo) con quella dei pozzi di San Salvatore Telesino”.