Al teatro Massimo, La cantata dei pastori, con Peppe Barra

peppe-barraAl teatro Massimo di Benevento, venerdì 20 gennaio 2017, alle ore 20.45, “La cantata dei pastori”, di Peppe Barra e Paolo Memoli
con Peppe Barra, regia Peppe Barra, produzione Modus Art, costumi Annalisa Giacci, scene Lele Luzzati, musiche Roberto De Simone.

Non c’e’ Natale senza La Cantata dei Pastori e da quarant’anni a questa parte non c’e’ Cantata senza Peppe Barra. La Cantata dei Pastori ha un titolo lunghissimo e barocco, ma e’ universalmente nota con l’abbreviazione d’uso. Fu scritta alla fine del Seicento (1698) da Andrea Perrucci e da allora, da piu’ di tre secoli, e’ continuamente rappresentata, rimaneggiata, riscritta. Ultimo e piu’ illustre di tutti e’ Peppe Barra, che aveva gia’  interpretato l’opera a fianco della madre Concetta, nel ruolo di un irresistibile Sarchiapone, dopo essere stato l’Angelo nella versione di Roberto De Simone alla fine degli anni Settanta. La Cantata dei Pastori e’ la storia delle traversie di Giuseppe e Maria per giungere al censimento di Betlemme. Nel difficile viaggio vengono accompagnati da due figure popolari napoletane, Razzullo, scrivano napoletano assoldato per il censimento, e Sarchiapone, barbiere pazzo e omicida, maschera ispirata quasi direttamente dalla tradizione popolare dei Pulcinella e antesignano di Felice Sciosciammocca. Sarchiapone e’ la dimostrazione delle varie sovrapposizioni e aggiunte delle tradizioni delle Cantate. Il personaggio di Sarchiapone non esisteva infatti nella versione originale di Perrucci, fu introdotto per rendere meno paludata la rappresentazione, per adattarla al gusto del pubblico e via, via, si e’ andato ritagliando un ruolo sempre piu’ importante. Anche nella tradizione iconografica del presepe i personaggi hanno un nome e un ruolo sia perche’ Andrea Perrucci lo ha scritto e sia perche’ tre secoli di rappresentazioni lo hanno trascritto e rappresentato. Il presepe popolare napoletano e’  direttamente influenzato dalla Cantata dei pastori che mescola il suo narrare con quello dei vangeli apocrifi e con altre tradizioni popolari del sud, a meta’  strada tra il cristiano, il pagano, il magico. Molti sono gli ostacoli che Giuseppe e Maria dovranno superare prima di trovare rifugio nella grotta della Nativita’ . Ed e’ naturalmente conseguente il lieto fine, la salvazione dell’umanita’  dal peccato e il ritorno di Belfagor, sconfitto, nel suo mondo infero di fiamme e zolfo. Fino all’anno prossimo, quando anche lui, vecchio diavolaccio impunito, potra’  tornare a raccontarci la storia infinita della lotta millenaria tra Bene e Male. Insomma, un grande archetipo.

Lascia una risposta