Vincenzo Alfieri: “Benevento è casa mia”

Quello del Benevento è da anni un vivaio che sforna talenti e oltre a Pastina, Talia e Perlingieri che nella Strega di Auteri sono elementi di primissima fascia, è lungo anche l’elenco di giovani di proprietà in giro per l’Italia e su cui la dirigenza giallorossa crede fortemente in proiezione futura. Uno di essi è Vincenzo Alfieri, con il classe 2002 ceduto a gennaio al Renate e l’esperienza con le pantere nerazzurre, avendo centrato la salvezza nella regular season, la si può considerare ormai conclusa a tutti gli effetti. A prescindere, infatti, da come andranno a finire i play off, il centrocampista nelle prossime settimane rientrerà alla base e il suo desiderio è quello di far bene con la maglia giallorossa. “Purtroppo l’infortunio subìto nel ritiro estivo ha compromesso l’intera stagione e quando sono rientrato a campionato già iniziato, dopo aver saltato di fatto tutta la preparazione con la squadra, non è stato semplice ritagliarmi dello spazio e di comune accordo con la dirigenza a gennaio c’è stato il passaggio al Renate”.

Anche in Brianza però non hai giocato con una certa continuità, dieci sono state le presenze totali e cosa di positivo ti lascia comunque questa stagione?

“Pur non avendo giocato molto penso di essere cresciuto sul piano caratteriale e il mio obiettivo, avendo fatto tutta la trafila partendo dall’under 15, è quello di tornare a Benevento per restarci. Voglio ripagare la fiducia della società che nella scorsa estate ha creduto fortemente in me facendomi rinnovare il contratto fino al 2027”.

Una stagione quella del Benevento caratterizzata da diversi alti e bassi e quali maggiori differenze hai riscontrato tra Andreoletti e Auteri?

“Mi sono trovato bene con entrambi, anche se con Auteri sono stato davvero poco tempo alle sue dipendenze e in quelle due/tre settimane c’è stata di mezzo anche la sosta. Avendo davanti a me giocatori molto importanti per la categoria ritagliarmi dello spazio non è stato semplice, ma credo che senza l’infortunio avrei avuto qualche occasione in più sia con Andreoletti che con Auteri. Purtroppo però così non è andata, ma ho trascorso mesi comunque molto belli e continuo a sentirmi spesso con Ciciretti, Improta, Pastina e Talia”.

L’esperienza al Renate, dopo quella alla Recanatese, ti ha permesso di conoscere anche il girone A e che idea ti sei fatto sui tre raggruppamenti?

“L’anno scorso alla Recanatese ho saltato poche partite e quindi dico che il girone B è il più bello (risata ndr).Battute a parte nel girone C c’è un’aggressività maggiore rispetto agli altri due gironi e il fattore ambientale rappresenta una componente fondamentale soprattutto rispetto al girone A, dove c’è forse più qualità, ma tante partite sono seguite da pochissimi spettatori”.

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