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Allenatore, squadra, tifosi: Benevento, fine della sosta. Da chi e cosa ripartire

Foto LaPresse

Fine della sosta. Si riparte, a passo spedito, perché fino a fine anno sarà un tour de force di nove gare che chiama la Strega alla prova di maturità. Non ci saranno ulteriori interruzioni da qui a Capodanno, al contrario sarà un calendario fitto di impegni, annessa Coppa Italia con soggiorno a Firenze (mercoledì 15 dicembre) che capita tra le gare di campionato contro Ternana e Monza. Un turno infrasettimanale, martedì 30 novembre a Vicenza, un mese dopo si chiude il 2021 con l’Alessandria, prima di ritorno, il 29 dicembre, di mercoledì. Tre giorni prima, a Santo Stefano, viaggio a Ferrara per la gara che chiude il girone di andata contro la Spal. Per di più il rientro dalle Nazionali sarà dei più impegnativi: Pisa e Reggina subito, due outsider di questo inizio di campionato con ambizioni da playoff. Da chi e cosa ripartire, dunque, dopo due debacle cocenti, entrambe in casa, che hanno evidenziato tutti i limiti dei giallorossi? Da recuperare, per forza di cose, gli aspetti positivi mostrati fino alla gara vinta a Crotone.

ALLENATORE – Ha dovuto raccogliere i cocci di una squadra uscita totalmente ridimensionata dal doppio confronto con Brescia e Frosinone, e di conseguenza anche le idee. Di tempo ne ha avuto e ne avrà ancora fino a domenica sera, Fabio Caserta, dopo il confronto avuto con il presidente Vigorito e lo staff tecnico. Fiducia sì, ma a patto che la situazione muti totalmente a partire dall’Arena Garibaldi, scenario che dovrà evidenziare lo spirito e l’animo guerriero dei sanniti. Sconfitte come quella contro i ciociari non sono più ammesse e va da sé che le maggiori responsabilità ricadano anche sul tecnico, reo di aver sperimentato troppo a discapito degli equilibri della rosa. Quest’ultima che non presenta leader né perni ma solo figure di spicco alle quali aggrapparsi nella speranza che trascinino tutti verso il traguardo. E’ il momento delle scelte, anche impopolari, di una configurazione predefinita, di gerarchie dettate dalle condizioni e dai momenti, certo, ma anche dalla leadership. Proponendo magari soluzioni alternative al solito canovaccio, uno spartito che seppur lo stesso, è stato recitato comunque bene nella prima fetta di campionato ma totalmente dimenticato nelle ultime uscite. Pugno duro, quel che ci vuole, con tutti.

SQUADRA – Senza leader e senza cuore, non è un mistero che il feeling con la piazza in questa stagione non sia ancora sbocciato del tutto. Colpa anche di un collettivo che non trascina e non infiamma la passione della gente, salvo un Lapadula idolo del Perù e che in cadetteria spadroneggia come pochi. Nel novero rientra anche capitan Letizia, oramai un sannita d’adozione, ma che ha vissuto settimane da ottovolante prima della pausa. Ci sarebbe da menzionare pure Improta, oramai vicino al rientro dopo l’infortunio. Sembra evidente che la sua assenza abbia influito non poco sugli equilibri della squadra in campo, l’unico elemento capace di dare dinamicità alla manovra giallorossa e quantità in fase di non possesso. Lui la fiducia del pubblico se l’è conquistata col tempo e a suon di prestazioni in crescendo, il suo rientro serve anche a questo. Ritrovare l’anima del Benevento vincente, gli elementi ci sono: così si riconquista il pubblico e se va bene anche i risultati, cancellando del tutto la prova disarmante offerta contro il Frosinone. E’ anche una questione di orgoglio: i ragazzi sentano sulle spalle la responsabilità di far tornare il sorriso alla loro gente.

TIFOSI – Una prima risposta positiva alla promo speciale lanciata dalla società c’è stata, ora bisogna vedere come proseguirà. Il club ha inteso andare incontro ai tifosi, magari un passo in tal senso si sarebbe potuto fare anche prima che i malumori e le richieste della piazza diventassero assordanti e sarà questo un elemento da valutare circa la risposta all’iniziativa una volta scaduti i termini per sottoscrivere i mini-abbonamenti. Chiaramente la questione meriterebbe un approfondimento a parte. Sulle bacheche non si parla d’altro men che meno di quel maledetto, o benedetto, calcio giocato. Spazio alla critica nei confronti di chi critica, alla polemica contro chi fa polemica, dimenticando che l’una non è diversa dall’altra e tale rimane anche se mossa da nobili scopi. In difesa di chi o cosa, poi è tutto da vedere. Manca lo spirito giusto, quello riconciliatore, il buonsenso di non prendere nessuna parte né di alimentare fazioni. Riprendere dunque quel processo di crescita della cultura sportiva, di partecipazione, di coesione che va oltre i confini della città e che si allarga alla provincia. I tifosi ritrovino loro stessi e si ritrovino in questa squadra, la società li invogli, li coinvolga, li faccia sentire partecipi. La netta sensazione è che la concomitanza di eventi calcistici avversi mescolatisi alla pandemia abbia prodotto un ulteriore distacco tra popolo e società, e che in tanti non si rispecchino più nella squadra della propria città. I risultati, non ci prendiamo in giro, pesano eccome. Allora diamoci una mossa, alimentiamo il confronto serio e produttivo, che parta in primis da una società aperta al dialogo con la gente e non necessariamente autoreferenziale, e che abbia come stella polare il bene della Strega preservandone il futuro. Camminare e crescere insieme, anche in una città atipica come Benevento, significa questo. Col Frosinone si è toccato il fondo, l’han capito un po’ tutti.