“Il Comitato Sannita Acqua Bene Comune ha il dovere di replicare alle dichiarazioni rilasciate dall’on. Del Basso De Caro sul quotidiano il Mattino del 17.08.2019 in merito alla vicenda di Alto Calore Servizi. A nome dei 3.200 cittadini Beneventani, che hanno chiesto il referendum contro la privatizzazione dell’Acqua nel Sannio, sostenuto dalla CGIL, dalla CISL, da associazioni ambientaliste e di consumatori e dalla Arcidiocesi di Benevento, ci permettiamo di far notare all’on. Del Basso alcune “inesattezze” contenute nella sua intervista. In primo luogo De caro auspica una gara d’appalto per affidare la gestione di Alto Calore ad Acea o A2a. In questo modo si consentirebbe l’accesso di soggetti privati, quali sono i due gestori sopra indicati, tant’è che all’interno di Acea vi è una forte partecipazione delle multinazionali francesi e del Gruppo Caltagirone che sono soggetti di diritto privato e non associazioni caritatevoli, né senza scopo di lucro. Per quanto riguarda A2a bisogna ricordare che la partecipazione dei privati è pari al 49% e la strategia industriale, come avviene in tutte le Spa, è determinata dall’amministratore delegato”: a parlare è Giovanni Seneca, presidente del Comitato Acqua Bene Comune.

“Il nostro ex sottosegretario – prosegue – afferma che A2a spa ed Acea spa non sono Enti di natura privatistica. Ma una società per azioni opera secondo le norme del diritto Pubblico oppure secondo quelle del diritto Privato, inspirate solo dal principio del massimo profitto? L’on De Caro, poi, ci tiene a sottolineare, che si “rivolge ad una platea alfabetizzata”. Una parte di questa platea, però, è il Comitato Sannita Abc, il quale ha l’obbligo di ricordare ad un principe del foro qual è l’avv. Del Basso De Caro, che un referendum costituzionale ha stabilito nel 2011, con un’affluenza plebiscitaria di 27 milioni d’italiani, che l’Acqua doveva rimanere fuori dal mercato e nessun soggetto (dico nessuno) di natura privatistica poteva appropriarsi di questa preziosa risorsa e fare profitto su di essa. Purtroppo tutti i governi che si sono succeduti dal 2011 sino ad oggi se ne sono disinteressati, ritenendo che ci fossero altre priorità per il nostro Paese, ma questa è un’altra storia. Il popolo, gentilissimo onorevole De Caro, purtroppo spesso è “analfabetizzato”, ma per fortuna non del tutto smemorato. L’on De Caro auspica la vendita delle azioni attraverso una gara esterna e poi subito dopo cita due gestori assegnatari. È quanto meno singolare chiedere una gara d’appalto per la vendita dell’acqua e poi subito dopo suggerire gli eventuali vincitori, gestori privati di altre province. Il diritto amministrativo c’insegna che il vincitore di una gara è sconosciuto, prima che essa venga espletata…”.

“Il Comitato Sannita Abc (che per statuto è libero da ogni partito o associazione) – inoltre – non si limita a denunciare la svendita dell’Acqua pubblica ai privati da parte della classe politica, ma vuole essere parte attiva nell’affrontare il difficile problema del debito di ACS. I nodi sono tanti, ma se c’è la volontà politica di affrontarli possono essere risolti, con una seria strategia d’intervento. In primo luogo bisogna proseguire nella politica dei piccoli passi per affrontare la vicenda dell’elevato numero di personale dipendente, dialogando con le rappresentative sindacali aziendali. Gli stessi sindacati hanno riconosciuto l’onestà e la trasparenza dell’attuale dirigenza pubblica, per cercare di risolvere il problema ereditato dalle precedenti gestioni, senza essere supportato da chi vuole soltanto mettere le mani sulla gestione idrica in Irpinia. In secondo luogo la politica regionale deve adoperarsi per mantenere fede all’impegno del finanziamento dei 40 milioni di euro, che costituirebbero una grossa boccata d’ossigeno per il risanamento della rete idrica Irpina. Infine, ma non da ultimo, è indispensabile sostituire quanto prima le pompe di sollevamento delle fonti di Cassano Irpino, che sono concepite con tecnologie superate che favoriscono smisurati consumi di energia elettrica. Ricordiamo che il costo dell’energia costituisce una delle voci più alte del debito di Alto Calore, quindi devono essere progettati nuovi impianti di sollevamento, alimentati da fonti rinnovabili. Una buona parte della popolazione regionale beve l’ottima acqua dell’Irpinia, ma soltanto Alto Calore è costretto ad accollarsene le spese per l’energia”.

In conclusione: “Il Comitato Sannita Abc fa fronte comune con i comitati dell’Irpinia nella battaglia contro la privatizzazione dell’Acqua, invitandoli a non abbassare la guardia e non lasciarsi incantare dai suoni delle sirene dei nuovi e vecchi politici privatizza tori, perché l’acqua bene comune è una delle risorse più importante del nostro territorio, che garantisce ricchezza e lavoro, ma che una volta svenduta agli avidi speculatori difficilmente può essere riacquistata. Invitiamo tutti i Vescovi delle diocesi Sannite ed Irpine a prendere chiare posizioni sulla svendita dell’acqua pubblica, per “reagire alle ingiustizie di questo tempo” alla luce degli insegnamenti di Papa Francesco nell’Enciclica Laudato sì” (privatizzare l’Acqua è inaccettabile)”.