Tredicina di Sant’Antonio, un cammino tra devozione e socialità che unisce generazioni

di Erika Zullo

Tredici, come le invocazioni dedicate a Sant’Antonio da Padova, a cui è consacrato il convento dei frati cappuccini dal 1535. Questo luogo rappresenta un pilastro fondamentale dell’identità religiosa e culturale non solo del paese di Apice, ma di un intero popolo di pellegrini che da secoli dimostra con tenacia la propria fede. La ‘Tredicina’ è una forma di preghiera devozionale, un vero e proprio pellegrinaggio che per tredici giorni anima e prepara ai festeggiamenti solenni del 13 giugno. Questa tradizione diventa un momento di socialità e aggregazione per l’intera comunità, un vero e proprio patrimonio culturale di cui ogni fedele custodisce nitido un ricordo, testimoniato dagli occhi lucidi di chi ancora oggi si impegna a conservarne e tramandarne i principi e i valori.

L’alba dei primi di giugno segna l’inizio di questo periodo di preghiera per fedeli pronti a percorrere a piedi chilometri e chilometri per giungere al santuario. Nella notte tra il 12 e il 13 giugno, le colline apicesi si animano di persone intente a percorrere un viaggio interiore, tanto unitario quanto personale. Questo rito affonda le sue radici in un passato ricco e profondo: si racconta che in tempi remoti fu adibita una vera e propria area di accoglienza e riparo, “la sala dei pellegrini”, per i credenti giunti da lontano. Questa accoglienza creava un’occasione di confronto e inclusione, basata sulla condivisione e sulla riconoscenza, principi profondi di devozione ancora oggi vivi e palpabili.

Le storie di vita quotidiana e gli aneddoti sono parte integrante di questa tradizione: la strada della penitenza, percorsa a piedi nudi, atto di umiltà e sacrificio. “Le paranze”, cortei di tredici fanciulle (le verginelle) con i capelli liberi e gli abiti candidi, pronte a sfilare in processione fino all’ingresso della chiesa in richiesta di grazia. Le preghiere diffuse tra i campi grazie ai megafoni del campanile, intente a scandire i ritmi di una quotidianità che si trasforma in vista della tanto attesa sera del 13 giugno. Il profumo del pane, preparato con cura per la benedizione, da portare in dono ai malati. Le tasche piene e profumate di zucchero dei frati intenti a distribuire candidi confetti a piccoli devoti curiosi.

Molto più di un semplice pellegrinaggio, la Tredicina di Sant’Antonio è un filo invisibile, un intreccio di fede e comunità che lega il passato al presente, in una staffetta di ricordi, storie e generazioni. Non solo un atto di devozione, ma un sentimento in grado di riscoprire e valorizzare un patrimonio culturale e spirituale che continua a vivere grazie alla dedizione dei fedeli e dei giovani uniti da un genuino senso di appartenenza.

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