Riceviamo e pubblichiamo l’intervento di Giuseppe Pace, dottore in scienze naturali ed ex docente universitario residente a Padova, autore di libri e articoli del settore, cultore d’Ecologia Umana. Pace dedica il suo articolo alla transumanza, riconosciuta dall’UNESCO Patrimonio Culturale Immateriale, e il Sannio, specificamente nell’area del Matese, viene qualificato quale baricentro di tale millenario fenomeno.

Tutta l’area montuosa e pedemontana del Matese (beneventano, casertano, molisano) è stata interessata al fenomeno millenario della Transumanza sia orizzontale verso la Puglia con il Tratturo Pescasseroli-Candela passante per Altilia che verticale con bracci e tratturelli valicanti il Matese. ”Pasta bianca” era lo pseudonimo di un pastore d’ovini di Roccamandolfi (IS), comune che confina con Letino e Gallo Matese. La figlia del pastore roccolano anzi citato si è maritata a Bojano con il prof. C. Silvaroli, cultore di tradizioni popolari, che lo scrivente ha conosciuto e insieme hanno ricordato i comuni antenati transumanti. Mio nonno da Letino, ogni anno, si associava, con le sue mille pecore, alla più numerosa morra o gregge di “Pasta bianca” e insieme transumavano lungo il Tratturo Pescasseroli Candela lungo oltre 220 km e largo 60 m.. Mio nonno non l’ho conosciuto, ma me ne parlava mio padre ed altri letinesi sia stanziali che emigrati in Argentina e Canada.

La Transumanza ha interessato molte valli alpine ed appenniniche, ma anche dei Carpazi, dei Pirenei, delle Ande, ecc. In Italia ormai la Transumanza sembra essere un lontano fatto folcloristico per scattare qualche foto ricordo. I pastori transumanti si vedevano ancora, fino agli anni Cinquanta, a Letino, Gallo Matese, Ciorlano, Roccamandolfi, Sepino, Guardiaregia per restare solo in area del Matese nativo e dintorni. La parola transumanza deriva dal verbo transumare, ossia attraversare, transitare sul suolo. Il verbo è costituito con l’accostamento del prefisso latino trans che vuol dire al di là/attraverso, e della parola latina humus che vuol dire suolo/terreno. In Colombia, a Bogotà, dal 9 al 14/12 2019, sé deciso che “La transumanza è patrimonio immateriale dell’Unesco”. La decisione finale spettava al comitato intergovernativo dell’Unesco (un organo che riunisce i rappresentanti degli oltre 170 Stati parte della Convenzione Unesco).. Il più antico cammino della transumanza pare sia quello della val Senals in Trentino-Alto Adige, risalente alla preistoria. La ValSenales si trova a circa 10 km da Merano e il suo nome deriva dal comune di Senales e dal rio locale “rio Senales” che scorre nel fondo valle. In essa sono ubicati i centri di Maso Corto, Vernago, Monte Santa Caterina, Certosa, Madonna di Senales ed il parco naturale Gruppo di Tessa. Nel “De re rustica”, Marco Terenzio Varrone del I sec. a. C., riferisce: «Itaque greges ovium longe abigintur ex Apulia in Samnium aestivatum…», considerando la transumanza come un fenomeno economico che si incardinava nelle rendite dello stato romano durante il periodo sannitico. Riporta stralci di vita dei pastori Sabelli che, con i loro spostamenti, congiungevano distanti pasture e l’obbligo di questi di segnalare le greggi che conducevano al pascolo nei territori pugliesi al fine di corrispondere il tributo, dovuto alle casse di Roma, per fruire dell’attraversamento delle strade pubbliche (calles publicae). Narra di guardiani di greggi che migravano, con cadenza stagionale, dalla d’Aunia e dal Bruzio(Basilicata e Calabria) trasferendosi nelle aree del Sannio. Pure Virglio, nelle Gorgiche, e Plinio il Giovane descrissero pastori che conducevano greggi di pecore in pascoli molto distanti fra loro. Molti scrittori sono stati ispirati dalla Transumanza dei bitteri della Maremma e dai pastori dell’Abruzzo, che, guarda caso, aveva identici cani pastori: grandi, bianche e poderosi perché potevano tener testa ai lupi. A Campitello Matese i cani dei pastori, della razza Maremmano-Abruzzese, fanno bella mostra di sé con i collari d’acciaio appuntiti, durante l’annuale festa dei pastori organizzata dai roccolani e dalla Coldiretti. Non è casuale che lo stemma di tre regioni (Abruzzo, Toscana e Puglia) abbiano lo scudo sannitico come comune denominatore.

La migrazione dell’uomo e degli animali è un fenomeno connesso con l’ampliamento dell’areale della specie Homo sapiens, non è casuale nella maggior parte dei casi come comunemente si crede. La vita dell’uomo fino al paleolitico era nomade, dopo, con il neolitico, è divenuta stanziale ed è iniziata la pratica di allevare gli animali, dapprima come domestici: cani, cavalli,ecc.. Poi ha allevato anche ovini, suini, caprini, equini, ecc.. Attualmente una percentuale elevata dei quasi 8 miliardi di individui della nostra specie emigrano come in Africa dall’Etiopia e Paesi contermini verso il Sud Africa. In Asia, in America Latina le migrazioni economiche sono una costante da tempo. La transumanza era un fenomeno che in piccola misura ha iniziato un lungo processo di migrazioni umane sia pure insieme agli armenti. Successivamente i gruppi familiari sono migrati per cause economiche fino all’attuale migrazione, spesso, individuale con un più rapido tendere verso la cittadinanza globale. Anche dalle Alpi alle pianure sottostanti (italiane, austriache, slovene, Svizzere, Francesi) l’alpeggio o transumanza verticale si rinnova di anno in anno con cerimonie festose. Nel Nord Italia dunque le radici transumanti dei montanari sono ancora vive anche oggi con la moderna società postindustriale e con oltre il 30% di aziende che esportano. La Spagna, il Portogallo, la Grecia e i tanti Paesi dell’Europa Orientale a tratti hanno ancora la transumanza che scandisce il tempo, la vita economica e familiare di vasti territori. In Italia questa antica usanza prese le mosse principalmente tra l’Abruzzo e l’alta Puglia o Tavoliere, passando anche per Matese settentrionale o molisano. Quanti nipoti di nonni transumanti ho conosciuto nella mia vita. Tanti, quasi tutti quelli della mia generazione del Sannio in particolare. Mio nonno paterno, omonimo, era un pastore transumante da Letino a Candela per la transumanza dannunziana o orizzontale lungo il tratturo Pescasseroli-Candela e verticale lungo il braccio che da Letino portava a Prata, Pratella fino a Marcianise. Da Altilia-Sepinovi era un altro braccio tratturale che permetteva il transito delle greggi fino a San Gregorio Matese e Cusano Mutri. La poesia della Transumanza, per antonomasia, è del romanziere e poeta abruzzese Gabriele D’Annunzio, tratta da Alcyone (Milano, Treves 1903), “I Pastori”.

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natia
rimanga né cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquio, calpestio, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?