Fermare lo spopolamento delle Aree interne significa creare lavoro, sostenere i giovani e rafforzare la collaborazione tra istituzioni, comunità e realtà sociali. È il messaggio emerso oggi a Benevento durante l’incontro nazionale tenutosi al Centro La Pace, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana, che ha riunito circa trenta vescovi provenienti da diverse regioni.
Tra i presenti il cardinale Matteo Zuppi, presidente della CEI e arcivescovo di Bologna, monsignor Mariano Crociata, vescovo di Latina e relatore della relazione di base, e monsignor Michele Autuoro, arcivescovo di Benevento. Il percorso, nato nel capoluogo sannita, ha progressivamente assunto una dimensione nazionale.
Crociata ha evidenziato il passaggio da una riflessione prevalentemente pastorale a una responsabilità anche sociale. La Chiesa non vuole sostituirsi alle istituzioni, ma promuovere la partecipazione di cittadini, associazioni e comunità alla crescita e alla trasformazione dei territori, valorizzando il ruolo dei cosiddetti corpi intermedi.
Uno dei nodi principali è la frammentazione dei piccoli Comuni. La risposta indicata è fare rete, mettendo insieme Stato, enti locali, associazioni e comunità. L’esperienza della strategia nazionale per le Aree interne dimostra, secondo quanto emerso nel confronto, che i progetti funzionano meglio quando i diversi soggetti collaborano.
La CEI punta inoltre a rendere più strutturato il percorso. È stata prospettata una commissione composta da tre vescovi, in raccordo con la Segreteria generale, per dare continuità al lavoro. Si è parlato anche di un possibile osservatorio, chiarendo che la CEI dispone già di tavoli e strutture impegnati su queste problematiche, tra cui Caritas e Progetto Policoro.
Il lavoro resta la questione decisiva per contrastare la fuga dei giovani. Per questo è stata ipotizzata una revisione del Progetto Policoro, una sorta di «Policoro 2», per renderlo più adeguato alle esigenze attuali. È stato inoltre evidenziato il rischio di perdere attività artigianali e competenze professionali perché mancano persone alle quali trasmetterle.
La partenza dei giovani non è stata però considerata sempre un fenomeno negativo: esperienze di studio e lavoro all’estero, come l’Erasmus, possono rappresentare un’opportunità. La vera sfida è garantire la libertà di partire, restare o tornare, evitando che l’emigrazione diventi una scelta obbligata.
Nel confronto è entrato anche il tema dell’immigrazione, affrontato come possibile elemento di integrazione nei territori attraverso lavoro, abitazione e partecipazione, nel rispetto delle leggi e delle persone.
Spazio infine alla dimensione europea. È stata sottolineata l’opportunità di confrontarsi con Paesi come la Francia e di utilizzare meglio strumenti quali il Fondo di coesione e la Politica agricola comune. Ma non basta avere risorse: serve capacità progettuale. Per il periodo 2014-2020 è stato richiamato il dato del 56% dei fondi disponibili utilizzati.
La giornata ha consegnato quindi una direzione precisa: le Aree interne non devono essere considerate territori destinati inevitabilmente al declino. Il futuro passa dalla capacità di creare opportunità, rafforzare i servizi, sostenere i giovani e costruire una collaborazione stabile tra istituzioni e comunità. Benevento, da questo punto di vista, resta il luogo dal quale è partito un percorso che oggi ha assunto una dimensione nazionale.










