Bartolo, La Oveja Negra di Benevento: "Questa non chiamatela movida"

Bartolo

Il suo nome è diventato parte integrante del costume beneventano. Proprietario da un paio d’anni di un locale frequentatissimo allo sbocco di Piazzetta Vari, Bartolo e la sua “Oveja Negra” (Pecora Nera in spagnolo) sono diventati una tappa fondamentale per tutti i “sanniti del sabato sera”. Drink, musica e tanto divertimento: Bartolo, con la sua parlatina spagnola ha conquistato presto tutti. Da lui, natìo di Barcellona (di cui fiero espone una sciarpa blaugrana all’interno del locale), vogliamo sapere cosa ne pensa della movida beneventana e subito ci risponde con una chicca made in España: “La movida è tutta un’altra cosa. Movida in italiano significa “movimento” e in Spagna venne definito un movimento politico-culturale dopo la caduta della dittatura di Franco. Poi venne usato come termine per indicare le feste, che lì da dove vengo io sono tutta un’altra cosa”.

Beh, è curioso sapere allora cosa ne pensa lui, spagnolo di nascita e oramai sannita d’adozione, del “movimento” del sabato sera beneventano: “Mi piace! Mi piace vedere gente che si diverte, che beve un drink, gente libera. Però purtroppo nella movida c’è quel gruppetto di 10/12 persone che ti rovina la festa, che esce per creare disordini, per fare del male e non per divertirsi”.

Bartolo fu vittima della movida violenta più di un mese fa, per danni che ammontano a 600€: “Ho denunciato quattro persone che mi hanno rotto due/tre tavolini fuori ma non è per i soldi: queste cose non si devono proprio fare! Non è successo solo da Bartolo ma anche in altri locali. Ho parlato con persone che hanno addirittura paura di uscire il sabato sera perché la gente si picchia. Bartolo con una sola denuncia non può far niente: c’è bisogno dell’aiuto di tutti per sradicare questa gente dalla parte buona della movida. Io ho un buttafuori, mi dà sicurezza. Ma soprattutto, ce l’ho per dare sicurezza ai miei clienti che vengono qui per divertirsi e bere qualcosa in allegria”.

Tutti amano Bartolo, per la sua saggezza e la sua spontaneità: una persona genuina, di un’altra mentalità, festaiola come gli spagnoli che sanno cosa vuol dire divertimento, “totalmente diverso da qui: lì da me si fanno le feste per portare la gente, per la gente. Qui con la nuova amministrazione si sta muovendo qualcosa ma non c’è risposta dalla gente: non basta Radio Company e todo il mundo a bailar”.

Che dire, un personaggio che ha dato un’impronta diversa e tutta sua alla movida beneventana. Schietto e sincero, ce ne sono pochi come lui.

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