Ne avevamo parlato settimana scorsa, successivamente al netto successo sull’Alessandria, della forza dell’organico del Monza guidato da mister Brocchi. Nella serata di ieri, all’esordio stagionale per il Benevento, i brianzoli hanno dato prova di essere in una condizione fisica e mentale superiore rispetto ai sanniti e che i test fatti in ritiro, chiusi tutti con successo, non hanno evidenziato delle lacune che in una gara ufficiale si vedono eccome.

IL 4-4-2 NON CONVINCE
Lo schieramento è il principale punto interrogativo di questa squadra, che sul mercato ha operato in maniera ottima. Pippo Inzaghi ha optato per un 4-4-2 tutt’altro che equilibrato e conservatore, in controtendenza con quanto fatto vedere nelle sue precedenti esperienze. L’undici sceso in campo ieri sera era formato da elementi presenti nella debacle playoff subita al “Vigorito” contro il Cittadella a maggio. Ciò ha evidenziato tutti i limiti tecnici e caratteriali del vecchio Benevento e che prescindono dal tecnico Bucchi, che di responsabilità ne aveva parecchie. Con una squadra che si arrocca e chiude ogni spazio, i giallorossi non riescono a trovare la via della rete né un modo alternativo per far male alle difese avversarie. Si tergiversa a ridosso dell’area, servendo gli esterni e provando assiduamente gli inserimenti centrali. Si riesce anche ad andare al tiro ma oltre a Lamanna e all’imprecisione sotto porta, manca quel guizzo, il piano B, il genio che cambia le partite. Tutti freni che hanno poi stoppato la corsa della Strega di Bucchi verso la A e che ieri, nei 45 minuti iniziali, ha caratterizzato il nuovo corso di SuperPippo. Ciò che più non convince, però, di quest’assetto, sono i difensori alti e la squadra costantemente sbilanciata, contro un centrocampo brianzolo formato da tre uomini, bravi ad allargarsi, a ricevere palla tra le linee e a far ripartire l’azione. Il Benevento ci ha messo del suo con le mancate coperture ma in mezzo al campo la coppia gracile Viola-Tello non regge e l’ex Bari rende di più da esterno, suo ruolo originale, con l’inserimento di un mastino quale Schiattarella. Oltre alle caratteristiche dei calciatori, a livello tattico crollano i due in mezzo al campo, con un fattore d’inferiorità numerica da tenere conto: se gli esterni spingono, terzini compresi, e nessuno rientra, i giallorossi rischiano imbucate clamorose contro squadre più ciniche in Serie B.

I SINGOLI: INZAGHI LI DIFENDE
Fa da parafulmine, un po’ il mestiere di ogni allenatore, e attribuisce gli errori a tutta la squadra. È evidente però che qualcuno è venuto incredibilmente meno, partendo da Montipò: l’ex Novara è sotto accusa per almeno due dei quattro gol subiti. Sul vantaggio iniziale di Bellusci non difende la propria area piccola, sul gol annullato a Brighenti clamorosamente la devia nella propria rete, infine sul gol che chiude la partita ha le responsabilità maggiori con un’uscita indecisa e mai da fare in quelle circostanze. Come se non bastasse, a mancare è anche un pacchetto che dovrebbe essere solido come quello arretrato: malissimo Antei che sbaglia anche il passaggio più semplice, Caldirola non è ancora in forma smagliante, Maggio non garantisce piena autonomia e Letizia è stato divorato da Finotto, capace di portarsi a spasso chiunque. Non che avessero poi brillato Viola e Tello, prima di siglare il rigore finale il regista e la doppietta il colombiano. Improta cerca spesso il fondo e finisce per farsi un tempo in panchina dopo aver rischiato il rosso per doppia ammonizione, Insigne anche lui viene sostituito, solo un guizzo a fine frazione e nient’altro d’interessante sulla fascia, ruolo che non sembra più calzargli a pennello. Armenteros non ha il colpo di genio ma fa il classico lavoro sporco per dare a Coda l’opportunità di segnare ma il bomber di Cava sbaglia di tutto, anche a tu per tu col portiere, ed è incappato in una classica giornata no che è meglio avere di questi tempi che nelle partite decisive. Cosa accade dunque, che i tre cambi, ovvero i tre volti nuovi dei sanniti, capovolgono il match, facendo sembrare i giallorossi totalmente diversi rispetto alla prima frazione. Schiattarella unisce la fase d’interdizione a quella di proposizione, con una visione di gioco da far invidia in questa categoria. Kragl ha il piede tiepido nonostante il clima rovente, ma dimostra di essere sempre una soluzione pericolosa per gli avversari e una risorsa che al Benevento mancava. Infine Sau dà nuova linfa al reparto avanzato, gioca nello stretto e danza sul pallone, senza però vedere la porta contro una difesa ben organizzata.

I NUOVI A VASTO
Si pensa dunque già a domani, ad un’amichevole che serve per far amalgamare i nuovi nello schema di Inzaghi. Oltre alla truppa di SuperPippo, ad abbandonare la competizione ieri altre cinque squadre di B, tre neopromosse quali Entella, Juve Stabia e Pordenone, tutte contro squadre di C, rispettivamente Sudtirol (1-2), FeralpiSalò (1-2) e Imolese (1-1 e 2-3 ai rigori). Out anche Cosenza e Livorno contro Monopoli (1-0 firmato Mendicino in Puglia a causa dell’inversione di campo per via dei lavori al manto erboso del “Marulla”) e Carpi (0-1). All’Aragona, domani, dopo un giorno di riposo utile a leccarsi le ferite di Coppa e ripartire, il Benevento dovrà capire quale percentuale, come ha dichiarato il mister piacentino in conferenza, ha raggiunto in termini di condizione, in vista dell’esordio in campionato a Pisa. La sconfitta è utile a far capire ora che le cose possono ancora migliorare, cosa non va e se bisogna investire ancora sul mercato: voci vogliono dell’avvicinamento a Mavididi che dovrebbe arrivare a titolo definitivo e col 50% della futura rivendita in favore della Juventus. L’attaccante dell’under 23 bianconera andrebbe a chiudere il reparto e in lista resterebbe ancora spazio per chiudere qualche altra trattativa sulle corsie laterali: reparto, quello dei terzini, che necessita qualche intervento a livello numerico. Step by step per cancellare gli errori del passato, con l’aiuto dei nuovi e la facoltà di mister Inzaghi di fare scelte appropriate avendo il quadro completo della rosa a fine mercato.