Foto LaPresse
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L’ultimo sorriso in un anno dai due volti, il primo in Serie A: il Benevento chiude il 2017 con una vittoria tanto sospirata, vittoria che in una partita ufficiale mancava proprio dall’8 giugno, fatidico e indimenticabile giorno che sancì la promozione del Benevento in massima serie. Dall’1-0 al Carpi firmato Puscas all’1-0 al Chievo firmato Coda che, ironia della sorte, sul piede di partenza dopo le dichiarazioni al vetriolo del suo agente nei confronti di De Zerbi, dà un chiaro segnale al suo allenatore e alla società giallorossa. Una prestazione ad alti livelli, come quella del redivivo Viola e del sempreverde Lucioni che, da solo, ha ridato lustro ad una difesa scandalosa. Chievo, invece, opaco e che continua a perdere, il Benevento merita per quanto prodotto e per l’impegno profuso, la sua prima vittoria in A.

BENEVENTO COI CEROTTI MA VOLENTEROSO
Tante le defezioni in casa sannita, anche se con tutti gli stravolgimenti in campo (l’ennesimo anche oggi) non riusciamo a distinguere tra titolari e panchinari. Assenti i soliti Iemmello, Lazaar e Antei, alla lista si aggiungono Letizia, Cataldi e Ciciretti, a ridosso del match. Il tecnico giallorosso ripropone il 3-4-3 cambiando radicalmente rispetto a Genova la coppia di mediani, oggi formata da Viola e Memushaj. Confermato il pacchetto arretrato, sulle corsie esterne agiscono Venuti e Lombardi, oggi entrambi in palla, mentre ai lati di Coda, che batte la concorrenza di Puscas, ci sono Parigini e in extremis Brignola al posto di Ciciretti. Anche il Chievo Verona si presenta nel Sannio con diversi assenti, Maran preferisce Cesar a Dainelli per sostituire l’assente Gamberini, al fianco di Tomovic. Depaoli poi vince il ballottaggio con Bastien per una maglia da titolare e completa il reparto di centrocampo con Radovanovic ed Hetemaj. Pellissier conquista un posto in attacco al fianco di Inglese, dietro le punte Birsa. Il Chievo è una squadra solida che non propone gioco ma sfrutta bene le ripartenze. Pochi o davvero nessuno i pericoli dalle parti di Belec, se non fosse per lo squillo iniziale di Hetemaj arginato bene dai difensori giallorossi. I padroni di casa dimostrano da subito gran voglia di far bene e spirito di sacrificio, ricevendo anche gli applausi del pubblico, ma sembra che si ripeta sempre il solito copione, col Benevento che fa la sua dignitosa gara, creando anche qualche palla gol interessante, ma senza riuscire a tramutarle in rete. Prima frazione incoraggiante che vede protagonista anche il “canterano” Brignola, gettato nella mischia all’ultimo, e autore di una buona prova. Svettano su tutti Lucioni, Viola e Coda, che rendono vivi i reparti di appartenenza dando una nuova verve alla squadra. Gli ultimi due, soprattutto, danno il classico schiaffo morale a De Zerbi, che finora ha preferito altri elementi, oramai cotti, a loro. Viola, che sente il peso della maglia ma in campo ha soprattutto un ruolo strategico, ha dato geometrie e verticalizzazioni, che Coda è stato bravo a cogliere, giocando sulla profondità e creando grattacapi ai difensori clivensi, muovendosi tra le linee. Massimo, inoltre, trova spesso la porta e, come visto a Cagliari, meritava già qualche chance in più, che oggi ha sfruttato pienamente, raccogliendo un cross al bacio di D’Alessandro. Quest’ultimo, entrato al posto di Parigini, uscito per infortunio a fine primo tempo, diventa l’uomo di maggiore affidamento nella ripresa. Funziona la catena Lombardi-Brignola, meno quella Venuti-Parigini, che comunque si cercano spesso. Chievo che ci prova dopo il gol, il Benevento imparata la lezione, si chiude dietro e fa barricate perdendo anche tempo con diversi espedienti per portare con ogni mezzo la vittoria a casa. Gravillon e Di Chiara i cambi nella ripresa, Brignola terminale offensivo e Lombardi e D’Alessandro i contropiedisti per uscire fuori dalla propria metà campo. Il Benevento merita i primi tre punti stagionali contro un Chievo incolore che si lecca le ferite e si porterà addosso il fardello dell’unica squadra che finora ha perso contro i peggiori d’Europa. Sabato prossima si torna di nuovo al “Vigorito”, comincia il girone di ritorno e nel Sannio farà tappa la pericolosa Sampdoria di Giampaolo. Ma è tempo di battagliare e non di fermarsi a brindare.

LE PAGELLE

BELEC 6: pochi pericoli, finalmente la porta giallorossa resta inviolata in questa stagione.

DJIMSITI 6: gara pulita, sbaglia un appoggio facile nel primo tempo ma si fa ripagare con una prestazione ancora convincente.

LUCIONI 7,5: immaginare uno scenario senza lui era impossibile. È accaduto, ci abbiamo pianto su e rivederlo, a casa sua, comandare ovunque, fare lanci precisi, impostare e chiudere, è spettacolare. Superlativo.

COSTA 5,5: fa lo stretto indispensabile ma ancora con qualche peso addosso. Prende maggiore sicurezza nel corso del match poi esce per infortunio (dal 26′ st Gravillon 6: rigido, c’è con la testa anche se commette un’ingenuità concedendo un fallo a ridosso dell’area e col giocatore che non poteva far nulla. Ma va bene).

LOMBARDI 6: ci mette l’impegno e corre come un forsennato, cresce nella ripresa. Da sottolineare come arringa la curva all’82’ dopo aver conquistato un corner prezioso.

MEMUSHAJ 5,5: Viola gli ruba la scena, nel primo tempo è troppo pallido, meglio nella ripresa, ma sembra ancora un pesce fuor d’acqua in alcuni frangenti.

VIOLA 7: un abominio avergli fatto scaldare la panchina finora. Dà profondità, equilibrio e verticalizzazioni, è soprattutto l’unico uomo di qualità a disposizione a centrocampo. Imprescindibile prima, oggi e domani.

VENUTI 6: contiene e attacca la fascia, Lollo è una garanzia e anche lui non meritava tutte quelle panchine ingiuriose.

BRIGNOLA 6,5: cosa sbaglia davanti a Sorrentino, lì si sente la mancanza di un attaccante di Serie A. Ma al ragazzo non si può rimproverare nulla anzi, gettato nella mischia all’ultimo, ci mette l’impegno e anche la sfacciataggine senza farsi prendere dall’ansia.

CODA 7: prende posizione, va in profondità, gioca tra le linee, finalmente il Massimo Coda che conosciamo e che imprime nella storia il suo nome a Benevento: il suo gol porta alla conquista dei primi tre storici punti della Strega in A.

PARIGINI 5,5: ancora in chiaroscuro, qualche buona giocata ma s’intende sempre poco coi compagni (dal 40′ D’Alessandro 6,5: assist al bacio per Coda, contropiedi fatali e una forza che lo contraddistinguono da sempre. Serve solo maggiore continuità).

DE ZERBI 6: questa sfida con relativi tre punti, serve per capire che il Benevento ha bisogno di certezze e quelle certezze erano in panchina, frutto di scelte sbagliate e di una situazione caotica. Venuti e Viola meritano la maglia da titolare, si spera l’abbia capito. Il colpo di Coda, invece, potrebbe cambiare le sorti future?