Nel lontano 1999 Lorenzo Del Pinto era un bambino di nove anni e in quell’anno Luciano Ligabue pubblicò il brano “Una vita da mediano”. Da allora e fino al momento in cui “Anema e Core” è diventato un calciatore professionista ne sono trascorsi di anni e a distanza di oltre quattro lustri dall’uscita della canzone, il centrocampista del Benevento incarna alla perfezione quanto comunicato dal cantautore emiliano. Quest’ultimo per descrivere colui che nel mezzo del campo si sacrifica tanto per i compagni citò Lele Oriali e tale caratteristica appartiene anche al numero quattro giallorosso.

Un’altra grande peculiarità di Del Pinto, come rimarcato dai vari allenatori che hanno guidato gli stregoni negli ultimi anni, Inzaghi compreso, è la sua grande professionalità, con il calciatore che nonostante le quattordici gare consecutive in panchina non ha battuto ciglio e nelle ultime tre partite ha raccolto i frutti del suo duro lavoro. Encomiabile da terzino destro a Cosenza e prezioso lo è stato anche contro il Pordenone e contro l’Entella. Proprio sabato scorso tra i suoi piedi si è presentata la chance di provare a far gol, ma il mediano come descritto da Ligabue è colui che segna sempre poco e dando il pallone a Coda l’ha servito a chi finalizza il gioco. Quella contro i liguri, inoltre, è stata per Del Pinto la 110esima presenza in giallorosso e della rosa attuale soltanto Gori ha più presenze di lui.