Di solito sono i calciatori in campo a salutare, applaudire e ringraziare i tifosi accorsi allo stadio al termine della gara. Un’usanza divenuta un rito nel calcio e che spesso ha fatto nascere polemiche e dibattiti. Stavolta è il contrario, e chi inverte le regole non scritte del pallone è mister Inzaghi, che in vista dell’importante match di sabato contro il Pordenone, ha chiesto al proprio pubblico di gremire i gradoni del “Vigorito” e applaudire i suoi ragazzi perché lo meritano, in virtù del campionato da record che la Strega sta disputando.

In realtà non è il primo appello che SuperPippo lancia ai supporters giallorossi, bensì i più attenti avranno notato che in diverse occasioni durante le conferenze pre e post partita, il tecnico dei sanniti ha rimarcato l’importanza dell’apporto del pubblico, dell’entusiasmo e dell’unione per accompagnare la cavalcata finora trionfale di capitan Maggio e compagni verso la Serie A. Un appello che per i più può sembrare rimasto inascoltato: l’affluenza non pare massiccia in rapporto al campionato da urlo con quasi 20 punti di distacco da seconda e terza, nonostante stando ai numeri ufficiali il pubblico sannita sia secondo per media spettatori, di poco dietro alla tifoseria del Frosinone. La media registrata è quella di 9930 spettatori a fronte dei 7805 abbonati. Questi ultimi che, a occhio, sembravano assenti in alcune circostanze (anche giustificati quando si è trattato di allerte meteo, soprattutto per chi proviene dalla provincia). Numeri che, razionalmente, sono camuffati e gonfiati, ma ciò non riguarda solo la piazza beneventana.

Quello che chiede SuperPippo è sostegno (da bandire i fischi a Coda, aveva sostenuto recentemente), calorosità, rumore. Caratteristiche che, oggettivamente, sono venute meno in determinate occasioni: sarà il tifoso appagato? La domanda sorge spontanea. Così come un altro quesito, che sfocia nel sociologico, riguarda lo spopolamento del nostro entroterra e pone una riflessione sul rapporto abitanti-affluenza allo stadio: siamo davvero così pochi? Probabile che il buon Pippo abbia rivisto qualche immagine dei gloriosi anni recenti del calcio sannita e auspica di provare sulla sua pelle il brivido e il rimbombo della Sud, del battito di mani dell’intero stadio, dello sfoggiare di colori sgargianti al sole, della Strega sulle bandiere che vola nel cuore della notte. Ma c’è un’altra storia che SuperPippo deve sapere, ed è quella di chi è rimasto e di chi non ha abbandonato la squadra in trasferte impervie, nefaste, nel cuore profondo delle province dimenticate del Sud, anni or sono. Una tifoseria, quella, pregna di umiltà e che (lo ricordiamo) detiene tuttora il record di spettatori in una gara di Serie D.

Il potenziale di Benevento è questo o si può fare di più? Giusto pretendere? Non è questo il luogo per dirlo ma è questo il luogo per creare dibattito e suscitare risposte. Al cuore nemmeno si comanda e Inzaghi, dal canto suo, chiede ciò che Benevento ha dimostrato di saper dare. Prendiamola come una sfida, perché è proprio in questi momenti che il popolo sannita ha saputo tirar fuori il meglio, scalando la montagna dei playoff in C, perdendo e ripartendo a testa bassa e con l’umiliazione addosso. Qualcuno dirà meglio pochi ma buoni, però mai come stavolta i calciatori vanno applauditi, più di chiunque. E contro il Pordenone, anche se la sfida non solletica un certo appetito, un’altra vittoria avrà sempre più il retrogusto di Serie A: per questo motivo, per essere testimoni di un qualcosa di impensabile, da record, raccogliamo l’appello e creiamo qualcosa di davvero magico, oltre le partite di cartello o quelle contro le rivali. Il concetto è chiaro: oltre i numeri deve prevalere la passione illimitata, che può compensare qualsiasi posto vuoto.