La Strega sa vincere anche soffrendo: la forza mentale ha prevalso su una cattiva gestione del finale

Non serviva certamente Benevento-Foggia per dimostrare che di partite dall’andamento e dall’esito scontato, nel girone C, non ve ne sono. Eppure, la sfida con i diavoletti ha palesato a tutti che, nonostante le avversità, la Strega gode della giusta dose di umiltà per chinare la testa e difendere ad oltranza; soffrire e poi sfangarla, portando a casa il bottino pieno a tutti i costi.

D’altronde, attese le difficoltà societarie che da mesi attanagliano il Foggia, nonché una classifica che fino a qualche settimana fa vedeva i rossoneri occupare una casella troppo poco distante dalla zona calda, nessuno concretamente si sarebbe atteso una prestazione così organizzata della squadra di Cudini. I pugliesi, privi di tifo, con organizzazione e dedizione hanno tenuto botta per oltre un’ora, risultando perfino più pericolosi della Strega nella prima frazione di gioco. Alla lunga, però, i valori tecnici dei singoli sono emersi, indirizzando la sfida in favore dei Sanniti.

L’atteggiamento sciorinato dal Benevento dopo il parziale di vantaggio non è stato sicuramente dei migliori: inaspettatamente, i padroni di casa si sono snaturati, perdendo l’inerzia del match e, conseguentemente, il pallino del gioco. Hanno inciso – questa volta negativamente – i cambi di mister Auteri: gli inserimenti di Carfora, Marotta e Ciano, che hanno rivoluzionato il tridente offensivo, non hanno impattato positivamente sull’incontro. Anzi: la Strega ha sostanzialmente rinunciato a ripartire, faticando a distendersi, scambiare nello stretto ed entrare in mezzo al campo dopo aver aperto gli spazi. Senza Lanini, peraltro, gli attacchi alla profondità si sono azzerati.

Gli stenti della compagine giallorossa non hanno soddisfatto mister Auteri in primis, ben conscio di una negativa gestione del finale di gara, ma sicuramente contento del risultato finale. Le caratteristiche dei neo-entrati selezionati dal tecnico di Floridia, d’altro canto, mal si prestavano alla fisionomia del match: oltre a Simonetti, la catena sinistra è stata ricostituita da Carfora, prima, e Viscardi, poi. Un 2006, un 2004 ed un 2001: la troppa leggerezza fisica e la mancanza di esperienza nella gestione di qualche possesso bollente sarebbero potute costare davvero caro. Poi, la decisione di attingere solo quattro volte dalla panchina, anziché effettuare tutte le sostituzioni a propria disposizione, è stata altresì atipica: la Strega versava in un trasparente stato di apprensione ed avrebbe sicuramente necessitato di forze fresche in più; ben prima degli ultimi minuti di gioco.

Ad ogni modo, il risultato positivo – il decimo consecutivo – evidenzia un dato importante: la forza mentale dell’organico non è da sottovalutare, così come la versatilità della squadra giallorossa. Forte, tecnica, lanciatissima, ma che sa anche bagnarsi d’umiltà, difendendo a testa bassa e soffrendo nei momenti in cui c’è da soffrire, riconoscendo l’inerzia del gioco in favore degli avversari. La classifica non può che beneficiarne: questo Benevento, giunto a quota tre vittorie consecutive ed imbattuto nel 2024, sembra non volersi più fermare. Davanti e dietro, ora, tutti guardano la compagine giallorossa con un certo timore: la squadra di Auteri sembra sappia vincere in tutti i modi possibili.

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