“Immaginate voi che Roma o Milano possano avere un sindaco musulmano come a Londra e New York? Noi siamo molto indietro e se abbiamo un problema di immigrati dipende solo dal fatto che non li integriamo. Ed è quello che vuole Giorgia Meloni”. Lo ha detto Umberto Galimberti ai giornalisti presenti a margine della sua lectio magistralis a Benevento.
Il filosofo e antropologo riannoda il filo con l’appuntamento dello scorso anno nell’ambito dell’undicesimo Festival filosofico del Sannio, promosso dall’associazione Stregati da Sophia guidata dalla professoressa Carmela D’Aronzo (in foto). “Galimberti è un amico del festival e nostro ospite da anni. Con lui affrontiamo il viaggio nell’analisi e nell’approfondimento della conoscenza” così D’Aronzo nell’introdurre l’appuntamento che ha spaziato dalla ragione alla follia, dal sogno all’io. Galimberti in città per rispondere alla domanda “conosciamo noi stessi?” ma anche alle imbeccate della stampa sull’etica del viandante e il mondo dei giovani sempre più governato dalla tecnologia. Il professore non si sottrae e, anzi, non rinuncia a un’analisi schietta ma come sempre lucida: “L’etica del viandante è un qualcosa che tutti noi dovremmo riuscire ad acquisire. Il viandante non è un viaggiatore che ha in mente solo la meta, ma vuole conoscere il mondo e persone diverse da lui facendo esperienza della differenza”. Da qui il tema immigrazione e la provocazione alla premier: “E’ una questione di integrazione. Noi non facciamo come la Germania, dove per sei mesi s’insegna il tedesco, altri sei mesi per cercare un lavoro e dopo un anno li integrano. Se li lasciamo in giro, loro avranno fame e sete come tutti noi, e quindi delinquono. E’ questo quello che vuole la Meloni, vuole la delinquenza in modo da fare i decreti sicurezza”.
E poi il suo sguardo sulla società partendo da un piccolo aneddoto: “Ho accompagnato mio nipote a scuola e una mamma mi ha detto: mio figlio fa la quarta elementare e vuole il telefonino. Le ho risposto: glielo dia, perché lo priverebbe della socializzazione e non di un mezzo tecnico. La tecnica è diventata un mondo, oggi parliamo attraverso smartphone e pc. E’ diventata società, psicologia, persino psicopatologia. Ha addirittura cambiato i connotati della depressione. Prima la depressione aveva come tematica i sensi di colpa, oggi ha il senso dell’inadeguatezza. Quando ci chiediamo: ce la faccio o non ce la faccio a raggiungere i miei obiettivi? Viene ansia da prestazione, insonnia, e il risultato è l’abuso di psicofarmaci e cocaina come accade nella maggior parte degli italiani”.










