La Strega è ferma ai titoli di Coda

I giochi di parole si sprecano e durante l’intervallo una metafora nata tra gli addetti ai lavori ha riassunto al meglio i primi 45 minuti di Benevento-Genoa: “Siamo ai titoli di coda”. C minuscola a indicare lo strapotere ligure, maiuscola a indicare quello di Re Massimo, autore della rete del vantaggio che seppellisce ogni sogno cullato nel cassetto circa un suo ritorno in giallorosso. Il secondo tempo della pellicola prodotta nel gelido impianto sannita ha sorpreso i più: il revival della Strega, un tiro in porta e un gol, la mossa di contenimento di Gilardino, la sensazione che il pari fosse alla portata se non addirittura miracolato visti i risvolti della prima frazione, facevano presagire un finale scontato.

Come a Cosenza il colpo di scena è dietro l’angolo, questa volta praticamente allo scadere: il pubblico assiste al suicidio di Improta, allo stacco imperioso di Puscas, la palla che scheggia la parte bassa della traversa e gonfia la rete. Tutti fermi, ai titoli di coda, quelli che regalano le chicche finali. Lo spettacolo non è per niente piaciuto, gli scontenti contestano e la testa va a quel disgraziato Benevento-Crotone del 16 maggio 2021: il sogno salvezza che va svanendosi, la seconda retrocessione in B che si materializza con il gol allo scadere di Simy, il face-to-face tra il patron e il tifo davanti ai cancelli dello stadio. Il ricordo attraversa la mente di Pasquale Schiattarella davanti ai giornalisti, compara le analogie, confronta i tratti negativi e si sforza di cercare soluzioni prima che i disastri di questa stagione diventino irrimediabili. Diversamente da allora il presidente sgattaiola via con la figlia Valentina e nel tragitto sulle scale della tribuna centrale s’imbatte in uno spiacevole alterco con un tifoso. Domani, come annunciato dalla sua tv, parlerà alla gente: un refrain vecchio e stravecchio che aveva indotto in passato una buona fetta di stampa ad approfittare delle sue poche comparsate istituzionali per potergli porgere qualche domanda, privilegio anche questo perso da quando è alla guida di Confindustria (e gli impegni pubblici aumentati…).

Va da sé che la Strega è ferma ai soliti problemucci, quelli che Cannavaro non immaginava neanche lontanamente di dover affrontare, sia dentro che fuori dal campo. Ieri ha parlato tranquillamente in sala stampa, con il garbo e la pacatezza che lo contraddistinguono, diversamente da quanto accaduto prima del match con il silenzio imposto dall’alto e che ha generato, in parte, anche la protesta della Sud. Una Strega ferma alle scaramucce, al solito modus operandi che ha stufato un po’ tutti, come in un film, questo sì, già visto. Ferma al teatrino delle dimissioni con il pretesto dello striscione, all’atto dovuto del sindaco che “per solidarietà” presenzierà a Frosinone mentre annusa l’odore di bagarre. Ferma alle riconferme, di Caserta e Foggia, a una retrocessione senza senso e alle due estati seguenti che ne ricalcano gli errori. Ferma a un mercato spento che la luce fioca di Pettinari dovrebbe riaccendere, non tanto per scelta ma per non dover mettere pezze più grandi, tra un titolo e l’altro su… Coda. Un disastro annunciato: e chi se le prende certe responsabilità? Meglio darsi da fare prima che sia troppo tardi…

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