La scorsa settimana nella nostra redazione abbiamo ospitato Alessandro Cagnale e l’ex difensore del Benevento a tutto campo ci ha parlato del suo passato in giallorosso e dell’attuale squadra guidata da Pippo Inzaghi.  “Ci sono tutti i presupposti affinché il Benevento possa essere considerato la Juventus della serie B. Questo è dovuto anche all’importanza della società e alla tifoseria. Oggigiorno, un po’ per scaramanzia, si fa fatica a parlare di obiettivi, ma è inutile nascondersi. Il presidente Vigorito sa cosa vuole e bisogna continuare su questa strada”.

In questo primo scorcio di stagione la difesa non ha affatto sfigurato e da ex difensore cosa ne pensi dell’intero pacchetto arretrato giallorosso?

Per quello che ho visto finora non è assolutamente una sorpresa la solidità difensiva di questa squadra. Sia i centrali che i terzini difendono con grande serenità e quelle poche volte in cui Montipò è stato chiamato in causa l’ha fatto nei migliori dei modi. Degli elogi bisogna farli anche a lui, in quanto in estate si è detto che il Benevento aveva bisogno anche di un portiere. Veniva da quelle incertezze mostrate contro il Cittadella, ma tutti i portieri, anche quelli considerati tra i più forti al mondo, nel corso della loro carriera hanno commesso degli errori.

Con la maglia della squadra della tua città hai mosso i primi passi e quanto è stata importante per te l’annata culminata con il ritorno in serie C2?

Nella stagione 93/94 ho vissuto il mio terzo campionato con la prima squadra e quella stagione, culminata con la strameritata promozione in serie C2, ancora oggi non faccio altro che ricordarla. Per la mia crescita è stata molto importante. Soltanto a guardarli giocatori come Aluisi, D’Ottavio, Bottalico, Puce, Ferruccio Mariani, Orsini e Puce apprendevi qualcosa. Per i ragazzi è importante giocare con i giocatori più esperti e dai i piccoli dettagli di Puce ho appreso tantissimo. Essi si sono rivelati utilissimi nel corso della mia carriera da calciatore.

Nel 2005, dopo una lunga carriera vissuta in prevalenza con le maglie dell’Aquila e del Pisa, il tuo ritorno al Benevento. Ancora oggi sei rammaricato per come si è conclusa la seconda esperienza con la squadra della tua città?

Nel 2005 la voglia di ritornare a vestire la maglia del Benevento fu tanta e così accettai la proposta dell’allora società di Napolitano, ma quella scelta si è rivelata un errore. I primi a gestire male la situazione furono proprio i maggiori esponenti della vecchia società, poi con l’avvento di Vigorito iniziò una rivoluzione. Fui scelto dalla precedente società e la nuova, dopo la sconfitta contro la Sansovino, mise in atto una vera rivoluzione. Ho pagato colpe non mie e il rammarico ancora oggi è tanto perché all’epoca stavo molto bene da un punto di vista fisico, ma non mi fu data un’altra occasione.

Una nuova opportunità te la concesse il Potenza e di quel 17 giugno 2007 cosa ricordi?  

Quel pomeriggio le emozioni si contrapponevano, ma ho pensato a fare soltanto il professionista, come credo di aver sempre fatto nel corso della mia carriera. Ci tengo a ricordare il rispetto che ho avuto per i tifosi del Benevento sia nella finale d’andata a Potenza che all’allora Santa Colomba quel 17 giugno. Molti tifosi giallorossi infatti ricordano ancora che a fine partita, con il Potenza che conquistò la C1, me ne andai negli spogliatoi e questo per me è grande motivo d’orgoglio. Non ce la facevo proprio ad esultare davanti alla mia gente.