Foto LaPresse
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Benevento e Sassuolo, uno contro l’altro a distanza di 12 anni. Due precedenti, due ricordi che oggi sono amarcord per le statistiche. Ma, soprattutto, è un tuffo nel passato che oggi rende più dolce il presente. Si è parlato tanto degli incroci di questo match, da De Zerbi a Bucchi fino agli ex Antei, Chibsah e Iemmello, passando per il mancato neroverde Di Chiara e il possibile neroverde Ciciretti. Una sfida, che oltre al peso significativo del risultato, ci offre tanti spunti interessanti. Uno, da valutare attentamente, si riferisce al “modello Sassuolo”, la società capace di salire agli onori della cronaca sportiva per aver dato vita ad una scalata inarrestabile dalla C2 all’Europa League nel giro di 10 anni. Il patron Squinzi ha acquisito la società nel 2004, col chiaro intento di investire una cifra prestabilita ogni anno tramite la sponsorizzazione del suo marchio, Mapei, il resto invece era autogestione. Questa, che oltre a portare la Serie A e l’Europa, ha consentito alla società di avere un aumento di fatturato del 76% nel bilancio 2014, ovvero da 31,6 milioni di euro a 55,7 milioni. Di questi, 22 milioni sono della Mapei che oltre ad essere sponsor, controlla anche la società. Il resto, invece, deriva dagli introiti riguardanti lo stadio e i diritti tv. Facciamo dunque un viaggio per conoscere meglio il “modello Sassuolo”, quello che il presidente Vigorito ha voluto prendere come riferimento per la sua prima esperienza in Serie A.

I NUMERI
Partiamo da questi, che analizzati e contestualizzati rispecchiano sempre la realtà di un prodotto efficiente e vincente. Prendiamo come riferimento la prima stagione in A dei neroverdi: inizio di campionato con quattro sconfitte consecutive, dopo sette giornate sono due i punti conquistati frutto di due pareggi contro Napoli e Lazio. L’avvio non è dei migliori sotto la guida di Eusebio Di Francesco, complice la roboante sconfitta casalinga contro l’Inter per 7-0, la prima vittoria arriva nel derby contro il Bologna all’ottava giornata. Durante il campionato l’attuale trainer della Roma viene rimpiazzato da Malesani: con lui 5 sconfitte in 5 partite, Squinzi richiama Di Francesco che da lì non si ferma più. Salvezza agguantata contro il Genoa alla penultima giornata, poi il resto della storia lo conosciamo. L’Europa League arriva al terzo anno di A, ma non è un imprevisto: il club della Mapei come aveva programmato ogni promozione precedente, aveva programmato anche l’Europa. Il primo calciomercato di A fu caratterizzato da tanti prestiti e compartecipazioni, formule utilizzate per portare in dote 14 giocatori alla rosa vincitrice del campionato di B: arrivarono in compartecipazione con altre società Acerbi, Antei, Longhi, Pucino, Rossini, Chibsah, Kurtic, Marrone, Zaza. In prestito Rosati, Ziegler, Schelotto, Farias, Floro Flores, Alexe (con diritto di riscatto). L’unico arrivo definitivo fu quello di Pegolo. Nella sessione invernale la storia cambiò, il Sassuolo aveva bisogno di tanti altri innesti e la società fu lesta ad operare sul mercato senza lasciare nulla d’intentato. Ci furono diversi acquisti quali Polito, Ariaudo, Manfredini, Brighi, Floccari e Sanabria, più i prestiti di Cannavaro, Rosi, Biondini, Zapata. Maxi operazione col Parma, al quale furono ceduti Rossini e Schelotto per avere in cambio le metà dei cartellini di Mendes e Sansone più il prestito di Rosi. Operazioni che alla fine, oltre a rivoluzionare la rosa, hanno portato dei frutti a lungo termine. Ciò dato anche dall’acquisizione dell’ex Giglio, casa della Reggiana e comprata all’asta da Squinzi con un’offerta superiore a quella dei precedenti padroni di casa. L’attuale Mapei Stadium, oltre ad ospitare le gare del Sassuolo dal 2013/14 e della Reggiana, ha dato vita alla finale della Women’s Champions League nella stagione 2015/16 e in questa stagione viene utilizzato dall’Atalanta per disputare le gare interne di Europa League, dopo essere già passata di lì l’anno scorso per mano dello stesso Sassuolo: a conti fatti, lo stadio di proprietà ha rappresentato una fonte di guadagno importantissima per la società modenese.

BILANCIO – Il Sassuolo, infatti, ha chiuso il bilancio 2016 con un utile netto di 3,75 milioni, in miglioramento rispetto al passivo di 335 mila euro dell’esercizio 2015. Tutto questo grazie ad un aumento dei ricavi, 99,21 milioni rispetto ad un aumento poco significativo dei costi di gestione. Pesa e non poco il supporto di Mapei che ha contribuito ai ricavi del Sassuolo per 26 milioni e, di questi, 21 milioni derivano dal contratto di sponsorizzazione del club, la più alta della Serie A, mentre 1,345 milioni arrivano dallo sponsor tecnico Kappa, e 5 milioni fanno parte dei proventi pubblicitari. Dati di Calcio e Finanza, “la sponsorizzazione Mapei pesa per circa il 94% sui ricavi da sponsor del club e per il 53,7% sui proventi pubblicitari. L’incidenza sul fatturato complessivo (comprese le plusvalenze) è pari al 26,2%”. E in tal senso, l’Europa League ha portato nelle casse neroverdi premi per 6,26 milioni di euro. Negli ultimi tre anni +63,6% di ricavi. Inoltre l’acquisizione del Mapei Stadium ha garantito una crescita del 200% dei ricavi da stadio tra la stagione 2013/2014 e 2014/15. E proprio nel 2015 il Sassuolo ha anche guadagnato 20,8 milioni dalle plusvalenze. Numeri che vanno analizzati nel dettaglio per capire bene come si è arrivati ad un exploit del genere.

MERCATO – Il Sassuolo per la sua prima esperienza in A si è affidato non solo al gruppo reduce dalla cavalcata di B ma anche ad elementi di medio rango della massima serie, molti dei quali provenienti dalla Juventus. Non a caso sono ex bianconeri Marrone, Peluso, Ziegler, Zaza, Boakye, Chibsah e Lirola, non ultimi Rogerio e Cassata. Dagli esuberi bianconeri alle compartecipazioni di Zaza e Berardi (poi col diritto di recompra dei campioni d’Italia, scaduto questa estate). Una collaborazione fruttifera che si è estesa poi ai giovani. La capacità di catalizzare il mercato, di acquisire pacchetti di giocatori dalle big o di formulare scambi, prestiti e riscatti con squadre dello stesso rango ha dato la possibilità al Sassuolo di espandere le proprie capacità dopo la salvezza conquistata quasi sul filo del rasoio. Un importante step anche per Vigorito, in fondo è sempre il primo anno ad essere il più difficile. Superato questo, si può godere di una luce migliore sul mercato, di una maggiore appetibilità e sicurezza economica oltre ad una maggiore valorizzazione del proprio prodotto. Un esempio lampante, come riportato sopra, le plusvalenze ottenute dal Sassuolo nel 2015: 20,8 milioni hanno fruttato nelle casse neroverdi le sole cessioni di Sansone e Vrsaljko. Il primo è passato al Villareal per 12,54 milioni costituendo una plusvalenze di 10,45 milioni, mentre il secondo all’Atletico Madrid per 14,12 milioni e una plusvalenza di 9,67 milioni.

GIOVANI – Rigorosamente italiani. Il Sassuolo di Di Francesco ha rappresentato l’orgoglio tricolore che vola in Europa partendo dal nulla, dando uno schiaffo alle big dai capitali esteri e dalle squadre zeppe di stranieri così come i vivai. Oltre alla Juventus, la collaborazione più corposa arriva dalla Roma che smista i propri talenti dalla Primavera alla Prima Squadra neroverde che li cresce e li coccola sotto l’occhio attento di Di Francesco. L’attuale tecnico della Roma non a caso porta con sé nella capitale Pellegrini, che i capitolini hanno dovuto riacquistare con la recompra di 10 milioni dopo che il Sassuolo l’aveva riscattato e lanciato ai livelli di oggi. Conosciamo bene poi il destino di Antei, oggi giallorosso e in passato “giallorosso della capitale” passato a Sassuolo 5 anni fa insieme al compagno Politano. Altri ex Primavera della Roma sono Mazzitelli, Federico Ricci e per ultimi, cronologicamente, Marchizza e Frattesi. Col tempo anche il vivaio di casa è stato valorizzato, arrivando al trionfo nel Torneo di Viareggio 2017: sugli scudi Adjapong e Scamacca, italiani e a tutti gli effetti promossi in Prima Squadra. Quest’ultimo, soprattutto, è stato prelevato a gennaio dal Psv Eindhoven ed è uno dei talenti più brillanti della “Giovane Italia”. Tutti i Primavera, invece, una volta concluso il loro ciclo vengono mandati in prestito in Lega Pro, ad eccezione di Bandinelli, acquistato a zero in estate dal Latina fallito e parcheggiato in prestito al Perugia, di cui si parla un gran bene. Selezione capillare e massima espansione e diffusione: ora le parti si sono invertite, tutti si appoggiano al Sassuolo nelle serie minori.

SOCIETÀ – Ed è qui che tutto ha avuto vita e prende forma. La programmazione deriva da una struttura societaria solida e ben articolata. Motto dell’ad Carnevali è non svendere i migliori ma trattenerli. Difficile trattare col Sassuolo: ogni calciatore bisogna pagarlo senza scendere a patti, non si ha il bisogno di cedere (e il Benevento ne sa qualcosa…). Una filosofia alla base di un’unità d’intenti che porta alla crescita e alla valorizzazione del proprio prodotto. Basti vedere l’organigramma societario: a capo c’è il proprietario Giorgio Squinzi, al di sotto il presidente e amministratore delegato Carlo Rossi coadiuvato dall’altro ad nonché direttore generale Giovanni Carnevali. Guido Angelozzi è il direttore dell’area tecnica e Giovanni Rossi il direttore sportivo. Al di sotto di essi tantissime altre figure volte a promuovere il marchio e ad operare insieme per creare un’unica grande famiglia. Da non sottovalutare l’area scouting che, nelle giovanili e nella Primavera sta dando i suoi frutti. Una struttura che nel nostro Benevento è difficile trovare, per tante cause e conseguenze (al momento siamo ancora senza ds).

Bilancio, struttura societaria, stadio di proprietà, programmazione, giovani talenti: ecco riassunto il “modello Sassuolo”, che visto nello specifico ora è soltanto un’utopia, inarrivabile sia fuori che dentro al campo. È pur vero che si comincia dal basso, è pur vero che per diventare un modello da seguire secondo la UEFA, il Sassuolo ha dovuto ingoiare tanti bocconi amari in B, ma è anche vero che le premesse estremamente positive di Vigorito finora si sono scontrate con la più atroce verità dei fatti. Sassuolo, Udinese, Chievo Verona, sono modelli vincenti (nel loro piccolo) e diversi tra essi, che hanno raggiunto i propri successi attraverso una base solida e ben precisa delineata dalla cadetteria. In Serie A, il tempo di organizzarti che il campionato ti divora, spazzando via ogni certezza: il presidente ha anche buone intenzioni, ma pure tanti ostacoli, interni ed esterni, da superare. E noi tutti ce lo auguriamo, perché Benevento e il Benevento le credenziali per diventare anch’esso un modello da seguire e invidiare, ce le ha.