Brignola

Benevento ha scoperto e continua a scoprire il grande talento di Enrico Brignola da Telese Terme. “Baby”, alla sua prima da titolare con la Nazionale italiana under 19, è andato a segno dopo 10 minuti dall’inizio del match disputato ieri a Udine, nella gara contro i pari età della Repubblica Ceca finita 1-1. Gli azzurrini, già qualificati agli Europei che si terranno in Finlandia, chiudono così la fase élite e Benevento si ritrova a fare i conti con una gemma preziosa tra le proprie mani che si sforza di brillare nel buio più totale che attanaglia la compagine giallorossa nel suo primo campionato di Serie A. Decisamente Enrico è tra le cose più belle capitate a questo Benevento versione 2017/18, lanciato definitivamente da Roberto De Zerbi che in lui ha visto quel “sangue” che il tecnico sottolineava ogni qualvolta la stampa gli chiedeva cosa ci vedesse in lui. Brignola, dopo una parentesi nelle giovanili della Roma, ha esordito col Benevento soltanto una volta in B, nella gara d’andata a Latina, entrato a pochi minuti dal termine, e dunque non ha acquisito nemmeno quell’esperienza tale da spiegarsi il suo exploit in massima serie. Ma tant’è, De Zerbi lo fa esordire nella gara che ha visto il Benevento conquistare il suo primo storico punto in A, quella contro il Milan e del leggendario gol di Brignoli. Già, una vocale finale che cambia i protagonisti ma che li rende anche accomunati da un destino quasi simile: Brignola, l’attaccante, quello vero, e non un portiere improvvisato cecchino di testa, tifoso del Milan come ereditato dalla sua famiglia, si ritrova in Nazionale, a segnare di testa, soltanto quattro mesi dopo il suo esordio in massima serie. Mai un prodotto del vivaio del Benevento si era spinto così in alto, vuoi perché finora il palcoscenico non era stato dei migliori, vuoi perché la vecchia Berretti Campione d’Italia 2009 vedeva la Prima Squadra sfumare il sogno Serie B sciaguratamente, vuoi perché la gestione di alcuni diamanti grezzi non si è rivelata adeguata, e vuoi anche il fato, che ci ha privato di un uomo quale Carmelo Imbriani, che sulla panchina giallorossa condivisa con Martinez, puntava sul prodotto del vivaio, che entrambi conoscevano bene. Enrico adesso sta vivendo un magic moment dato anche dal fatto che il Benevento si trova in Serie A e l’eco di prestazioni positive, condite anche da tre gol, è amplificato, soprattutto se si tratta di una squadra ultima e oramai spacciata. Enrico, come giusto che sia, lotta e scende in campo per un obiettivo di squadra ma anche personale (e come dargli torto), obiettivi che sono legati l’un l’altro. Ma se consideriamo che la retrocessione pare soltanto una formalità, al giovane talento telesino non resta che continuare a mettersi in mostra in quest’ultimo scorcio di campionato, per migliorare il suo status e magari conquistare le simpatie di qualche squadra di Serie A. Giuntoli, ds del Napoli, in occasione di Benevento-Cagliari, era al “Vigorito” per visionare il “Baby” giallorosso e ciò ci riporta a delle analogie con un altro grande talento del Benevento andato via a gennaio, ovvero Amato Ciciretti.

I due sono molto legati, basti pensare alle belle parole spese da Enrico nei confronti di Amato. Entrambi con un passato alla Roma, il giovane nativo di Caserta ha imparato molto dal fantasista romano oggi in forza al Parma (ma acquistato dal Napoli), che però ha dovuto aspettare molto per vedere il suo talento riconosciuto in tutto lo stivale. Ce n’è voluto per Amato per affermarsi, ma col Benevento, nei campionati di Lega Pro e B ce l’ha fatta, lasciando il segno anche in A con le reti alla Sampdoria e alla Juventus che resteranno scolpite su pietra nel Sannio. Un epilogo non dei migliori, una piazza che l’ha disconosciuto e una società che non ha saputo agire con lui: ora al Benevento e a Benevento tocca non ricommettere gli stessi errori fatti con l’ex numero 10 giallorosso. Dal punto di vista dirigenziale ci si è mossi in anticipo, garantendo a Brignola un prolungamento del contratto fino al 2021, la piazza invece sin da quando si è avuta la rottura definitiva in Benevento-Chievo (quando Ciciretti non scese in campo a ridosso dell’inizio del match e venne schierato proprio Brignola al suo posto), l’ha accolto con un plebiscito della folla. La stessa gente che oggi lo ama, come un passaggio di testimone tra i due, che anche nelle gesta si somigliano, nonostante Enrico deve ancora affinare la tecnica e tenere caldo il piede. L’amore di una gente calorosa, che ti acquisisce come un figlioccio, soprattutto se sei figlio di una terra comune, e che diventa viscerale e va oltre la semplice stima per un professionista. Quell’amore che, come con Ciciretti, potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio, che adesso può far solo che bene, ma che, in caso di addio, potrebbe condizionare il futuro di una giovane stella. Enrico deve dimostrare il suo valore e lo sta facendo, qualsiasi altra azione sul campo non è fine a se stessa ma non è nemmeno frutto di tante fantasie romantiche che il popolo giallorosso gli sta affibbiando da settimane (contribuendo alla creazione di tante leggende metropolitane). Si, la sua storia, come quella del Benevento, è di un romanticismo d’altri tempi, ma Enrico, sul campo, si sta comportando da professionista come han fatto tanti altri passati di qui, soltanto con qualche spinta in più, data la circostanza, dato l’ambiente e dato il contesto. Che si preservi il suo talento, che lo preservi la società e la città, perché mai un giovane sannita, con indosso la casacca del Benevento in massima serie, si era spinto a tanto. E semmai una squadra di A dovesse corteggiarlo in estate e lui decidesse di andar via, che si faccia ciò che è giusto per lui (e soprattutto, che sia libero di scegliere per il suo bene) senza che qualcuno gli dia l’appellativo di traditore. Benevento adesso è un trampolino di lancio e lui è pronto al grande salto: una stagione di B nel Sannio gli farebbe anche comodo ma attualmente è l’unico ’99 insieme a Donnarumma a giocare titolare in Serie A e con una consapevolezza da vero veterano. Qualsiasi scelta faccia, si spera che questo calore, nel suo cuore e in quello della sua gente, non si disperda come fatto col suo predecessore.