Benevento, rabbia e voglia di ripartire: sui social il doppio volto della sconfitta

C’è chi se lo tiene dentro, facendosi divorare dai sentimenti, e chi li esterna, scaricando tutto fuori e liberandosi del peso: è il mondo dei social, nell’epoca degli “haters”, dello sfogo immediato, di parole date in pasto ai visualizzatori, pronti a cliccare mi piace, rispondere e condividere. Il vortice delle emozioni in un confronto virtuale sempre più “vero”, che riduce le distanze e soprattutto assottiglia il confine tra tifoso e calciatore. È il modo di comunicare del momento, che siano i professionisti a farlo o i semplici tifosi. Che sia gioia, dolore o delusione. È anche l’arte del sapersi vendere, nel curare la propria immagine. Basta una frase, un hashtag o un emoji per esprimere un pensiero derivante dall’interno.

È quanto hanno fatto in ordine cronologico Caldirola, Tuia, Maggio, Improta, Del Pinto, Insigne e, per ultimo, Montipò, affidandosi ai propri canali social per mandare un messaggio alla piazza. Chi il giorno dopo, chi si è preso un po’ di tempo in più, perché l’amarezza è tanta, soprattutto per il tono della sconfitta. Ci sono messaggi da figure importanti come Del Pinto e Caldirola, poi quello di Maggio (che si è confrontato, insieme a Gori, anche con un gruppetto di tifosi dopo la partita). In lacrime a fine gara, dopo averci creduto, nonostante alcune dicerie, ha pubblicato un post anche Insigne, che patron Vigorito legherebbe ad una sedia, in precedenza il suo amico Improta e, secondo a farlo, anche chi in questa stagione ha giocato poco per varie vicissitudini, Tuia. Infine lui, il bersaglio delle critiche più feroci dopo il tecnico Bucchi, ovvero quel Montipò che per Benevento ha soltanto un messaggio d’amore.

IL KARIUS DI BENEVENTO
È il fattore social pronto ad inghiottirti nel suo immondezzaio di insulti e improperi, discarica del giudizio estremo e mai confortante. Oggetto di derisione, nell’occhio del ciclone, “man of the moment” sotto una luce accecante, senza ricordarsi che siamo tutti umani: è successo a Montipò nelle ultime ore, ma in maniera più larga, diventando un fenomeno virale insostenibile, al più quotato Karius, reo di aver commesso papere su papere nella finale di Champions League dello scorso anno tra i pali della porta del Liverpool. Bersagliato dal bullismo social di chi, su un divano, si crede migliore di chi si mette in gioco e fa questo di mestiere: non che sia, per forza, un portiere dalle qualità eccelse agli occhi di chi lo difende, ma questo spiegalo a chi è pronto a criticare… Lorenzo Montipò, classe 1996, 23 anni a febbraio e un destino che, ci auguriamo, non sia alla stregua di quella del suo collega tedesco, sbattuto al Besiktas con l’obiettivo di sbarazzarsi dei suoi “danni” e allentare la cassa di risonanza dei suoi errori, fallendo però nell’obiettivo. Loris ne ha combinate altre, in un’escalation di figuracce sfociate nell’atto vandalico di ieri, sull’auto della fidanzata: “loser”, perdente, scritto con la vernice. Un accanimento gratuito che ha disintegrato, nel giro di dodici mesi, l’autostima e la carriera di un calciatore, ma prima ancora, di un ragazzo. Con le dovute proporzioni, a Benevento i commenti e i messaggi nei riguardi di Montipò si sprecano, nonostante lui abbia condiviso un post conciliante, rasserenante. Si è preso la titolarità dopo i disastri dell’esperto Puggioni (a quanto pare dimenticati da una fetta di tifosi), ha salvato in più di un’occasione il risultato e, durante il periodo dei dieci risultati utili di fila, ha portato a casa anche un buon numero di clean sheet. Il suo rendimento ha iniziato a balbettare sul finire della stagione, poco aiutato da una difesa mai veramente granitica. Le sue parate decisive sono iniziate a venire meno, incidendo più spesso sull’esito finale del match, fino alla Caporetto di sabato sera, quando ha regalato due dei tre gol al Cittadella. Le ingiurie si sprecano, anche a distanza di giorni, i complotti pure: Montipò è il capro espiatorio di un fallimento dovuto a tantissimi fattori. La scarsa stima professionale nei confronti di Bucchi fa comunque da parafulmine per il portiere nel Sannio, chiamato in Nazionale da Di Biagio per gli imminenti Europei under 21 che si giocano in casa. Un motivo ci sarà, anche se sembra destinato a fare il terzo portiere alle spalle di Meret e Audero. Il portiere di Novara, comunque, ha spesso difeso i pali degli azzurrini ed è considerato sempre una promessa, un patrimonio da far crescere, anche e soprattutto attraverso gli errori, non da disperdere attraverso cinici tribunali social. Il Benevento, probabilmente, farà affidamento su di lui anche per la prossima stagione, perché i margini di miglioramento, anagrafe alla mano, lo consentono. Il resto sono soltanto chiacchiere da bar, scusate, da social.

FUNICULÌ FUNICULÀ
E le dicerie si sprecano anche su Roby Insigne, dettate sempre dalla rabbia, dalla frustrazione da scaricare su qualcuno. In questo caso però la gente si divide, anche se Vigorito non ha dubbi e se lo terrebbe con sé, come dichiarato in occasione di una premiazione a Napoli. La terra partenopea che il presidente e Insigne condividono nel cuore e nei natali, come lo stesso Improta e il napoletano acquisito Maggio, è stata oggetto di altrettante voci nella prima parte del campionato quando, lo ricordiamo, era presente un altro napoletano, Antonio Nocerino, durato poco sotto la Dormiente. Lo chiamavano il clan dei napoletani, forse perché “Gomorra” ha dato troppo alla testa, eppure Vigorito quello spirito partenopeo lo apprezza, come dichiarato a Radio Kiss Kiss Napoli. E siamo pronti a scommetterci che gli “scugnizzi” prenderanno ancora le vesti dei gladiatori sanniti nella prossima stagione: Insigne grazie alla stima di Vigorito e Foggia (e alla sua voglia di restare), Maggio grazie ai gradi di capitano e alla vicinanza col capoluogo campano a lui tanto caro, Improta forte di un triennale firmato l’estate scorsa e di un andamento in campionato che l’ha visto tra i migliori nel suo ruolo e non solo. Le motivazioni giocano un fattore importante se non fondamentale, e quelle trasmesse dai “napoletani” sono dichiarazioni che lasciano il segno, immaginiamo anche nel cuore del presidente Vigorito, pronto a riconfermarli e a provare a convincere De Laurentiis e Giuntoli (Insigne ndr) per tentare il nuovo assalto alla massima serie: “jAmm jAmm” recitava lo slogan dell’ultima campagna abbonamenti, stavolta però al ritmo di “‘ncoppa jammo jà funiculì funiculà”.

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