Strega in affanno, Auteri paga la gestione dei cambi

La seconda metà di gara di Carrara ha restituito agli spettatori un Benevento non all’altezza di una semifinale playoff per rendimento tecnico e, soprattutto, atletico. Dopo una prima frazione intrisa di squilli e guizzi a fasi alterne, la Strega si è piegata sulle gambe, riesumando le cattive sensazioni della trasferta – in realtà prolifica – di Sassari, nella quale si era progressivamente spenta, fino ad arroccarsi per difendere un pari a reti bianche.

La stanchezza e l’affanno sono più che giustificati: cinque gare in quattordici giorni risultano davvero tante, forse troppe, da processare e poi smaltire per un undici che, ormai, non conosce ricambi. Nelle ultime quattro sfide, d’altronde, Auteri ha confermato sempre lo stesso scacchiere, ad eccezione dello squalificato Nardi (sostituito con Agazzi). Ciò ha ingerito fortemente nel rendimento dell’organico dalla metà campo in poi: in una Strega progressivamente sempre meno lucida ed accorata, Ciciretti, Perlingieri e Lanini, che si sono guadagnati un posto da titolari inamovibili nel tridente sannita, ormai faticano a preservare la nitidezza necessaria per esaltare le proprie qualità tecnico-tattiche. Non è un caso, infatti, che nelle ultime tre gare dei PlayOff, il Benevento sia andato a segno appena una volta, con un gol – da solista – di un centrocampista (Talia).

Queste evidenze, pertanto, stridono fortemente con le idee di gestione del tecnico di Floridia, il quale, se nella prima metà della sua gestione – da gennaio in avanti – era stato bravo a pungolare l’intero organico, tenendo tutti i calciatori a propria disposizione costantemente sul pezzo, adesso sembra graniticamente convinto di poter far affidamento su poco più di una dozzina di elementi. Tale convinzione, però, pare attanagliare l’espressione atletica della rosa che, con la Carrarese più che mai, avrebbe necessitato di ponderate staffette in ogni reparto. Nonostante una performance tutt’altro che brillante, infatti, nella ripresa il tecnico ha attinto appena tre volte dalla panchina: prima Ciano, poi, solamente a 15’ dalla fine, dentro anche Ferrante e Starita. Due cambi su cinque bruciati: non c’è stato spazio nemmeno per un centrocampista di rottura come Karic, né per un esterno in grado di far rifiatare Improta o Simonetti, come Masciangelo. Idem per i difensori e per il giovane Carfora: esclusi. La profondità della rosa giallorossa sembra appartenere già ad un lontano passato.

Il tempo degli esperimenti è concluso da tempo, è chiaro: in doppi confronti dall’importanza cruciale come quelli proposti nella lotteria playoff non c’è spazio per tentativi o provini. Di fronte a delle evidenti carenze atletiche, però, diversificare le scelte e variare le proposte garantirebbe alla Strega una linearità ed una fulgidezza quantomai necessarie per poter concretamente ambire alla finale playoff.

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