Una sconfitta che non fa più notizia perché quella arrivata all’Atleti Azzurri d’Italia non è proprio una novità. Il Benevento non conosce altro risultato se non la sconfitta e il record si allunga a 14, 15 contando quella di Coppa Italia. L’Atalanta, non sazia dopo la cinquina rifilata in Europa League all’Everton, cerca il riscatto dopo aver conquistato un punto negli ultimi tre incontri di campionato. Il “Gasp” sceglie la novità Cornelius in attacco, con Gomez e Cristante alle sue spalle, per agevolare il rientro di Freuler sulla mediana, al fianco di De Roon. Castagne vince il duello con Gosens per presidiare la fascia sinistra, a destra c’è Hateboer. Davanti a Berisha confermato il trio di centrali Toloi-Caldara-Masiello. Mini-rivoluzione invece di De Zerbi che, oltre ad aver lasciato a casa Lazaar e Parigini, lascia in panchina Viola in favore di Del Pinto che torna titolare dopo l’ultima partita giocata da subentrato contro il Torino. Antei non ce la fa, al suo posto c’è Djimsiti che insieme a D’Alessandro rappresentano i due ex della gara. Per il resto formazione confermata e partita che va come da copione.
L’ENNESIMO KO SENZA ATTENUANTI
Perché davvero si fa fatica a trovarne almeno una. L’Atalanta fa la partita, il Benevento gioca di rimessa e ha anche le occasioni per far del male ma non ci riesce. E sta tutto qui il problema di una squadra che deve salvarsi e per farlo ha l’obbligo di non sciupare nemmeno mezza occasione, mentre gli altri, dopo non aver siglato un tiro in porta, al primo possibile centrano l’angolino basso. Il gol di Cristante deriva da un errore di Puscas, lasciato solo in mezzo a tre uomini e colpevolmente testardo nello scaricare il pallone. L’Atalanta, in effetti, aggredisce il portatore di palla quando perde il possesso, mantra di Gasperini. Il Benevento difficilmente riesce ad uscirne palla al piede, deve spazzare e resta chiuso in difesa, con l’undici giallorosso riversato tutto nella propria metà campo. L’Atalanta orchestra diverse azioni da gol senza risultare pungente, il “Papu biondo” decentrato e lontano dalla porta funge da rifinitore e non punge troppo, le ali cercano il fondo e in area Cristante e Cornelius vengono stretti nella morsa disperata dei giallorossi. Questi ci mettono la cattiveria, talvolta anche senza senso, con lo scopo di far sentire i tacchetti, quelli mancati per tredici giornate. L’Atalanta, votata all’attacco, lascia spazio al Benevento nelle ripartenze: oltre alla bravura nelle chiusure, i giallorossi trovano anche la via della porta con Armenteros, l’unico pericoloso e ancora il migliore in campo. Peccato che l’ex Heracles Almelo in prima battuta non trova la porta con un tiro dalla distanza, mentre al secondo tentativo, lasciato solo in area, colpisce benissimo di testa ma trova la grande respinta di Berisha. Peccato che il Benevento non sia decisivo quando deve esserlo: ecco che a quel punto a punire una squadra che si punisce da sola, ci pensa Bryan Cristante. Il Benevento non reagisce, è il colpo del ko, dell’ennesimo di una squadra ancora a testa bassa e che anche andando oltre i propri limiti non riesce a scrollarsi di dosso il peso di un vergognoso zero in classifica e della gogna mediatica dell’Europa intera. Male ancora Costa e Chibsah, entrambi in ritardo sulla maggior parte dei palloni e inadatti alla causa giallorossa, Cataldi ancora poco incisivo e Di Chiara testardo in giocate inutili. Lombardi, naturale sostituto di Ciciretti, non lascia il segno, prestazione come le altre. Del Pinto e Armenteros i migliori di una squadra che non ha mai dato l’impressione di poter portare a casa almeno un pareggio, anche se la sconfitta è arrivata ad un quarto d’ora dalla fine. La prossima giornata sarà la volta del Milan, un altro appuntamento importante nel Sannio e da ricordare. Si spera, però, anche nel risultato. Il Milan, frastornato, abbandona l’era Montella per lanciarsi nell’era Gattuso. Una scelta arrivata probabilmente al momento giusto e già programmata. Facile immaginare il Benevento come la vittima sacrificale, difficile pensare che quella benedetta svolta della stagione arrivi: è una squadra che ha tolto convinzioni anche ai più ottimisti.
LE PAGELLE
BRIGNOLI 5,5: poco impegnato, raccoglie alle sue spalle l’unico pallone tirato nello specchio dall’Atalanta.
VENUTI 5,5: prende le misure a Gomez che sembra più immobile ma quando accelera sa far male.
DJIMSITI 5,5: in difesa c’è e si fa sentire, dà la prova di potersela giocare mettendoci la cattiveria giusta sul campo.
COSTA 4: meglio non entrare nel dettaglio della sua prestazione. Sbaglia ogni pallone in impostazione, in difesa è un birillo da saltare utilizzato in allenamento ed entra su ogni pallone nettamente in ritardo, spesso commettendo falli davvero inutili.
DI CHIARA 4,5: spesso si complica la vita, spesso si perde l’uomo. Dà l’impressione di cercarsi qualsiasi problema e non dà fiducia al reparto e alla squadra.
CHIBSAH 4,5: a centrocampo c’è e non c’è, anche lui come Costa arriva in ritardo sull’uomo e a volte nel buttarsi in avanti fa saltare le coperture in fase di ripiegamento. In fase d’impostazione, invece, è inadeguato ancora una volta (dall’80’ Memushaj sv).
DEL PINTO 6: vanno premiati il coraggio, la forza e la tenacia. Lollo stasera capitano, ci mette il cuore e fa da schermo davanti alla difesa, ma sul gol di Cristante non c’è.
CATALDI 5: evanescente, gioca sempre di prima (sbagliando) e non incide nel gioco e in fase di conclusione. Un tiro in porta velleitario e un cross al centro che nessuno vuol sfruttare, non si ricorda altro.
LOMBARDI 5: più occupato in copertura, nelle ripartenze si fa vedere poco e non dà la spinta necessaria.
ARMENTEROS 6: ancora il migliore. Gioca solo un tempo, colpito da mal di stomaco, ed è l’uomo più pericoloso. Peccato che Berisha gli neghi la gioia del secondo gol consecutivo. Prendessero tutti spunto da lui (dal 45′ st Puscas 4,5: non parte male anzi tiene bene il reparto, poi man mano perde lucidità fino all’errore che consente a Cristante di siglare il gol vittoria).
D’ALESSANDRO 5: contro la sua ex squadra che detiene ancora il suo cartellino pare più bloccato dal suo fisico che da emozioni di contorno. Qualche spunto ma lontano dalla condizione migliore (dal 66′ Kanoute 5: fa quel che può, è onestamente un pesce fuor d’acqua).
DE ZERBI 5: mini-rivoluzione, tentativi di ravvedere qualche elemento e di dare la scossa ad un gruppo col morale sottoterra. De Zerbi prepara la sua scissione, fa bene o male ma i risultati continuano a non arrivare e questa squadra sembra ancora fragile dal punto di vista fisico. Vista da fuori, pare non ci siano davvero soluzioni per salvare una squadra allo sfascio.










