Politica, religione, aree interne e speranza per un nuovo mondo possibile. Tanti e caldi i temi affrontati questa sera a Molinara, in un gremito Palazzo Ionni, in occasione dell’ incontro “La globalizzazione nelle aree interne”.

L’evento, fortemente voluto dal sindaco Giuseppe Addabbo ha coniugato diversi campi di indagine per un unico fine: pensare una realtà alternativa per la nostra società partendo dal rilancio del aree interne. L’evento ha portato nel comune sannita l’ex segretario di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti, attualmente impegnato nel mondo dell’associazionismo in qualità di presidente della Fondazione “Cercare Ancora”, protagonista di un dialogo di spessore con il Vescovo di Benevento, Monsignor Felice Accrocca.

“Ho scelto di ospitare insieme il vescovo Accrocca e l’Onorevole Bertinotti perché rappresentano due mondi – quello della religione e quello dell’associazionismo impegnato- che si presentano al mondo globalizzato contemporaneo come gli unici due punti di riferimento di ascolto, riflessione, impegno e speranza. Lo stesso Bertinotti diceva che ormai la fede è rimasta l’unico vero soggetto politico dei nostri giorni, l’unico baluardo a difesa dei nostri territori” ha dichiarato il primo cittadino che, concludendo, ha aggiunto: “Bertinotti non va visto, infatti, solo come ex segretario di Rifondazione Comunista, ma anche e sopratutto come un intellettuale che ha saputo leggere la missione dei movimenti nati sul finire del ‘900 sposando un altermondismo ragionato e propositivo”.

Stimolato dalle domande del giornalista Enzo Colarusso, Bertinotti ha sintetizzato brevemente il quadro dell’attuale politica italiana (senza mezzi termini e usando anche parole dure) per poi proporre la sua idea alternativa basata sulla produttività intellettuale, politica e sociale delle aree interne.

“La politica oggi non serve praticamente più a nulla. I governi non cambiano niente e sono vittime di una globalizzazione che ha ormai automatizzato alla perfezione un sistema che guarda esclusivamente a numeri, sondaggi, profitti e mercati, non più a idee, persone, paesi e società. Se nel ‘900 la politica è stata una vera fede sociale, capace di rispondere alle richieste di aiuto perché capace di offrire un’alternativa, un piano B, oggi è estremamente debole ed inutile perché non può offrire nulla se non prestare volti nuovi a sistemi vecchi e collaudati. Oggi scegliamo chi ci governa, il suo nome, il suo volto, non il suo programma perché poi fondamentalmente sono costretti tutti a fare le stesse cose e a rispondere alle stesse domande del sistema globale. La globalizzazione sembrava una cornucopia che avrebbe dovuto portare ricchezza in tutti gli angoli del mondo, ma in realtà ha acceso ancora di più le disparità e reso i poveri sempre più poveri e le aree interne sempre più interne e abbandonate”.

Tuttavia, la morale per le aree interne è di forte speranza. Infatti, l’ex leader di Rifondazione ha concluso: “Oggi l’unico vero e utile soggetto politico è il sindaco, rimasto fuori dalle leggi del sistema e per questo delegato insieme alle sue realtà alla funzione di residuo della società. Ma essere residui non è del tutto negativo se consideriamo che il possibile trampolino di rilancio per le aree interne è proprio nella loro esclusione che si fa esclusività. Infatti, essere residui della società globale significa, culturalmente e politicamente, conservare un’ autonomia di pensiero, di scelta e di azione. Un altro mondo è possibile e la chiave è tutta nelle aree interne, gli unici posti al mondo dove si partoriscono ancora idee”.

Il vescovo Accrocca, raccogliendo la morale dell’intervento di Bertinotti, ha incentrato il suo intervento proprio sull’importante missione che la chiesa è chiamata a svolgere nell’attività di recupero della capacità di pensiero critico. “Mi si dice che faccio politica. Beh, non so se faccio politica e se la faccio di sinistra, ma so per certo che la chiesa deve assolvere alla missione originaria di assumere l’umanità. Assumersi l’umanità significa sposarla con tutti i suoi limiti, con tutte le sue problematiche di ogni ordine: sociale, morale, politico, economico e culturale”. Proprio sull’aspetto culturale insiste il vescovo di Benevento che infatti chiosa: “Attualmente la prima cosa che la chiesa deve fare è quella di riportare la gente a pensare. Avverto che c’è una crisi del pensiero perché c’è una totale assuefazione alle risposte già pronte, ai sondaggi e ai numeri”.

Un nuovo mondo, dunque, sembrerebbe possibile proprio dove fino ad ora non è sembrato possibile alcun mondo, proprio in quell’angolo profondamente buio che un grande intellettuale e storico, per l’appunto delle nostre terre, come Gianni Vergineo definiva “la mezzanotte del mezzogiorno”. Ripartire dalle nostre piccole e dimenticate comunità significa iniziare a ripensare un sole possibile e non inseguire una luce illusoria e artificiale, coltivare un sapere autentico come il verde delle nostre colline e non raccogliere frutti vuoti (e nella migliore delle ipotesi marci) da un sistema che di autentico ha solo numeri…