Foto LaPresse
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La luce in fondo al tunnel è lontana ma rischia comunque di accecare qualcuno, esaltato, troppo euforico dopo due vittorie consecutive che hanno proiettato, anche se marginalmente, il Benevento nella corsa per la salvezza. Non che tutto sia finito oggi, anzi, ma al momento di fare sul serio il Benevento per l’ennesima volta si scioglie come neve al sole, in balìa degli eventi nonché delle emozioni. Un problema di testa quello evidenziato sul terreno del “Dall’Ara” di Bologna, con i giallorossi che prestano il fianco ai padroni di casa che interpretano la stessa partita dell’andata mentre i sanniti cadono nel tranello della provocazione innervosendo da subito un match già fin troppo carico di adrenalina. Di contorno uno stadio gremito, e a ciò hanno contribuito i 2500 e più tifosi giunti dal Sannio e da zone limitrofe per assistere la Strega nell’impresa che si rivela disfatta. Sfortuna, errori e imprecisioni che si ripropongono, tutte figlie di paure emerse soprattutto dopo il vantaggio di Destro che, come all’andata, quando a segnare fu Donsah, ha sbloccato un match equilibrato. Come accaduto anche contro la Sampdoria, quando il Benevento si ritrovò sotto immeritatamente. Ma la sentenza arriva nella ripresa, con un gol fotocopia stavolta targato De Maio con l’assist di Verdi e del Var, che condannò Lucioni un girone fa ma, giustamente, ha premiato il difensore rossoblù oggi. Dzemaili, al ritorno con la maglia dei felsinei, sigla il 3-0 quando il Benevento stacca la spina, orfano di quel capitano che fino al 95′ tiene alta la concentrazione della propria squadra.

IL BALLO DEI DEBUTTANTI
Che non incidono, o diciamo per metà: Billong (prima da titolare), Guilherme e Djuricic vanno in campo, Sandro come plausibile resta a guardare in panchina. Confermata la formazione precedente con le varianti Billong (al posto di Lucioni) e Guilherme (al posto di D’Alessandro). Centrocampo confermato, Coda e Brignola ancora nella mischia. Partita maschia che non premia i giallorossi, troppo inclini al fallo, favorendo le traiettorie insidiose di Verdi, nella sua giornata di riconoscenza del popolo bolognese. E lui contraccambia, con due punizioni al bacio che mandano in bambola la difesa giallorossa e soprattutto Belec, che sulle palle a tagliare nell’area piccola ha sempre avuto qualche problema. Non l’aiuta la linea di difesa, lenta e troppo alta, favorendo gli inserimenti da dietro. Il ballo dei debuttanti rovinato da un palo, segno della sfortuna che crea una linea di continuità tra vecchio e nuovo: incredibile il legno a porta sguarnita colpito da Guilherme che, sfortunatamente, sul servizio di Venuti si trova col piede e il corpo troppo dietro rispetto al pallone. Ma non è un’attenuante, palle gol del genere vanno sfruttate, soprattutto se confezionate al meglio, poiché partite contro squadre speculative come quella di Donadoni, le paghi a caro prezzo. L’andata fu sanguinosa, il ritorno peggio: lezione non imparata.

BLACKOUT
Calano l’attenzione e la concentrazione, il Benevento si rassegna in una ripresa tutta di marca rossoblù. Belec fa gli straordinari ma lascia sempre quel margine di errore fatale, Palácio nell’uno contro uno ha sempre la meglio su Billong, più bravo a svettare in difesa che a contenere la qualità e l’esperienza dell’argentino. Verdi è funambolico, Venuti lo contiene alla meglio salvando in una situazione quasi come fosse un gol. Il centrocampo soccombe, Memushaj torna ad essere nervoso e la sua grinta non è congeniale al gruppo, Viola si ritrova con Destro o Palácio addosso, Donadoni gli crea una gabbia per non far partire l’azione del Benevento dai suoi piedi, pressando alto anche i difensori giallorossi privi anche del regista difensivo Lucioni. Lombardi se la gioca come sa fare ultimamente, Guilherme oltre al palo clamoroso, si esalta nei primi venti minuti con diverse ripartenze e giocate di classe, Brignola si accende ma viene contenuto bene dai difensori di casa mentre Coda ha De Maio e Maietta, in alternanza, francobollati sulle sue spalle. L’attaccante di Cava è nullo ma può riaprire il match, Mirante gli si oppone bene al 40′: non sfruttate le ripartenze che potevano far male, il Bologna toglie profondità ai giallorossi che mancano di verticalizzazioni e un collante tra centrocampo e attacco. Per questo servono D’Alessandro e Djuricic, che non danno un forte impatto sul match, già compromesso sul 2-0. Un tunnel lungo e una luce ancora troppo lontana, il Crotone fa l’impresa a Verona e vince addirittura 3-0: 11 punti dai calabresi quartultimi, Torino fuori casa, Napoli, Roma e poi la squadra di Zenga al “Vigorito”. È il momento di fare sul serio, non di tirarsi indietro.

LE PAGELLE

BELEC 5,5: dà e toglie. Salva su Verdi all’inizio, fa il miracolo sulla linea su Mbaye, ma ha responsabilità sui primi due gol, insicuro nelle uscite come sempre.

BILLONG 5,5: quando Palácio affonda lui non tiene il passo, fa il suo compito quando c’è da chiudere in difesa e svettare.

DJIMSITI 5,5: l’unico che sembra tenere una certa costanza in difesa, si oppone bene ma ha qualche responsabilità sul terzo gol non andando a chiudere su Dzemaili.

COSTA 5: qualche svarione di troppo come al suo solito, complice con Djimsiti della terza rete. Non male nel primo tempo, cala nella ripresa.

LOMBARDI 6: sulla sua fascia se la gioca bene, si applica dando una mano a Billong in fase difensiva e proponendosi in contropiede (dal 14′ st Letizia 5,5: duro, costretto più a difendere che ad attaccare. Nervoso anche lui).

MEMUSHAJ 5: prova a bissare la prestazione fatta contro la Samp ma a centrocampo c’è traffico e lui deve mettere ordine laddove Viola non può. Nervoso, si lascia troppo andare. Forse è la sua ultima in giallorosso.

VIOLA 5: lanci poco calibrati, uomo sempre addosso, oggi capitano, incide davvero poco riducendosi a meri passaggi al compagno più vicino.

VENUTI 6,5: il migliore. Verdi è l’uomo da tenere a bada e non è un caso se De Zerbi gli applica la marcatura di Lollo, sempre attento e anche provvidenziale. Si propone anche in fase di impostazione ed esce stremato (dal 27′ st D’Alessandro 5: il suo impatto con la gara è nullo, forse serviva il suo sostegno da prima).

GUILHERME 5,5: si propone, è frizzante poi la condizione cala, si dà da fare in fase di non possesso. Sanguinoso quel palo colpito a porta vuota, poteva cambiare il volto della gara.

BRIGNOLA 5,5: è vivo ma le marcature dei rossoblù lo attanagliano. Fa più male a campo aperto ma incide poco (dal 21′ st Djuricic 4,5: praticamente inesistente).

CODA 5,5: si muove bene nel periodo di massima espressione del Benevento, ma De Maio è la sua ombra e deve sacrificarsi. Mirante gli impedisce la terza gioia consecutiva in una partita di Serie A, trova avversari difficili sulla sua strada.

DE ZERBI 5,5: si affida alle certezze con Billong e Guilherme in più ma è la testa che non va. Il pallone scotta, i punti pesano, la squadra è imbavagliata e non si esprime. Una chiave diversa contro un avversario come il Bologna poteva essere provata: il possesso palla superiore non premia, serve un degno sostituto di Lucioni e più brio in attacco. In tal senso l’utilizzo sparagnino di D’Alessandro è discutibile.