Cannavaro e una Strega impaurita: il tecnico alla ricerca dei leader

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Ha centrato subito il punto Fabio Cannavaro, al termine dell’incontro in sala stampa, senza nascondere la polvere sotto al tappeto. Chirurgico nell’esaminare una prestazione, al tanto atteso debutto su una panchina italiana, pesantemente inficiata dalla mente sovraccaricata di pensieri e dalle pressioni che per l’ennesima volta travolgono un gruppo troppo fragile emotivamente. Il suo predecessore Fabio Caserta ha spesso posto in evidenza in passato i deficit psicologici dei suoi, quelli che hanno fatto la differenza nei momenti clou del campionato, ma non aveva mai parlato di paura, quella subito sbandierata dall’ex pallone d’oro. Lui, uno di quelli abituati alle notti mondiali e alle serate di Champions, non potrebbe spiegarne meglio il significato ma, soprattutto, trovare i rimedi giusti a un immotivato timore patologico del collettivo quando è chiamato alla grande prova.

Di ingredienti sul piatto da far tremare le gambe ce n’erano: l’esordio del neo-tecnico sulla panchina giallorossa, l’entusiasmo ritrovato della piazza dopo il cambio allenatore e una classifica che improvvisamente può assumere connotati preoccupanti, ma non tali da giustificare un primo tempo orribile senza tiri verso lo specchio e privo di una base di gioco adeguata. Non si nasconde Cannavaro, non lo ha fatto né prima tentando di distogliere le attenzioni del suo battesimo in Europa dalla squadra, né dopo quando ha chiaramente affermato che un avvio del genere lo aveva messo in conto. Consapevole, dunque, dei limiti sui quali lavorare e che non sono del tutto da addebitare alla precaria condizione fisica ereditata dalla vecchia gestione. Certo, anche questa ha la sua importanza, ma parafrasando le parole del tecnico, “conta prima di tutto la testa”. Inevitabile dunque pensare che attualmente sia questo il cruccio maggiore del campione del mondo, che per sua stessa ammissione non dispone della bacchetta magica ma ha anche volutamente forzato su alcuni concetti che forse sarebbe stato meglio approfondire in corso d’opera. Difatti, il cambio modulo e le consegne diverse che ne derivano per ogni singolo, hanno gettato nel caos una squadra priva di riferimenti e che stante le cose, probabilmente avrebbe soltanto bisogno di semplicità.

Non aiutano gli infortuni, allarmata la difesa che in Glik e Veseli ha perso due perni fondamentali. Lo è Schiattarella, anche a mezzo servizio, con la sua personalità che consente di dare sostanza e qualità al centrocampo. Il suo ingresso insieme a quelli di Farias e Simy a cavallo dell’intervallo, ha reindirizzato il match sui binari della parità, dando a Cannavaro i meriti dell’intuizione ai fini di un punto che non si butta e che lascia spazio ai rimpianti quando Improta centra in pieno la traversa. Il veterano di Pozzuoli impiegato prima sulla trequarti, impalpabile, poi nel suo ruolo naturale da esterno nel 3-4-2-1, facendo spazio più avanti a O’ Mago che per metà ripresa, in tandem con Ciano a ridosso del nigeriano, ha dato più sostanza all’attacco rispetto a un Forte in crisi d’identità. Soddisfatti a metà, Fabio chiede al brasiliano di isolarsi meno e di essere più nel vivo del gioco: è l’elemento che dovrebbe garantire il salto di qualità, alla strenua ricerca di leader tecnici e carismatici pronti a prendersi la Strega sulle spalle.

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