Caritas: aumentano richieste di aiuto da chi ha già un reddito o è pensionato

Sono 1049 le prese in carico complessive effettuate dalla Caritas nel corso dello scorso anno, per la maggiore nella fascia 45-54 anni che surclassa quella 55-64 provocando uno scivolamento delle età di assistiti. Nel post-pandemia infatti non tutti sono riusciti a inserirsi regolarmente nel mondo del lavoro e per i quarantenni e cinquantenni il rischio di una disoccupazione di lunga data è dietro l’angolo: è quanto emerge dal report 2022 della Caritas di Benevento sulla povertà, dal titolo “Dalla crisi, costruttori del cambiamento”. Il 75%, inoltre, sono italiani mentre la presenza ridotta di stranieri nel territorio provinciale ha limitato il numero di coloro che si sono rivolti alla Caritas: tra questi la maggior parte sono ucraini, marocchini e rumeni.

A illustrare i dati Maria Pia Mercaldo, dell’Osservatorio delle povertà e delle risorse della Caritas, affiancata dal direttore Pasquale Zagarese e dall’arcivescovo Felice Accrocca nella conferenza stampa coordinata da don Maurizio Sperandeo presso la Cittadella della Carità. Il dato principale che si evince dal rapporto è la difficoltà, anche con un solo stipendio, di riuscire ad arrivare a fine mese: ben tre punti percentuali in più rispetto al 2020 la platea di coloro che pur percependo un reddito si rivolgono alla Caritas. Ma le richieste aumentano anche dai pensionati: a incidere prima il covid poi i rincari dovuti alla guerra. Complessivamente sono 5491 i nuclei familiari accolti negli ultimi undici anni dal Centro di ascolto diocesano mentre 299 in totale le persone accolte all’ascolto per la prima volta, con una diminuzione di 11,3 rispetto al 2019, mentre torna a risalire nel 2021 l’affluenza delle persone straniere (29,4%). Un dato da non trascurare: l’aumento dell’affluenza di separati, divorziati e vedovi mentre il 44% sono coniugati, soprattutto le donne. Inoltre solo il 28% vive solo mentre il 72% è parte di un nucleo composto da almeno due persone, e quasi la metà vive in nuclei di 3-5 membri.

Quanto all’occupazione, nel Sannio assorbe principalmente settori di attività tradizionali e poco avanzati: il tasso di occupati meòòa fascia 20-64 anni è del 48,2% mentre il dato di occupazione giovanile, fascia 15-34 anni, supera il dato regionale di oltre tre punti percentuali (31,1%). I disoccupati, invece, tra 15-74 anni sono pari al 12,8%, tre punti in più rispetto alla media nazionale e 6,5 in meno di quella regionale. Con la popolazione in continua diminuzione nel Sannio restano per lo più anziani, pensionati che ritornano ai loro centri di origine e/o chi è riuscito a trovare un lavoro, motivo per cui la tendenza alla disoccupazione è contenuta rispetto agli altri contesti campani. Gli ultimi dati Istat continuano a segnalare una riduzione della popolazione provinciale: perse 3256 unità a fronte di un indice di vecchiaia che continua a crescere, pari a 196,1, valore molto elevato rispetto al dato regionale (139) e nazionale (183). Per il terzo anno consecutivo dall’introduzione il Sannio è sempre stato fanalino di coda insieme all’area avellinese per quanto riguarda il numero di percettori del Reddito di Cittadinanza, il 34% della popolazione (escludendo chi è in lista d’attesa). In totale sono 14.401 persone nel beneventano, di cui 6712 nuclei con una media d’importo ricevuto pari a circa 552€. Un dato tra i più bassi in Campania.

“Nel solco della parola di Papa Francesco fissiamo tre obiettivi: attenzione all’ultimo, centralità della parola e creatività” ha affermato il direttore della Caritas, Zagarese. “In tal senso lanciamo due progetti, il primo è rigenerare un quartiere. Progetto di tre anni che parte con l’individuazione dell’area e la successiva analisi del territorio sul modello del Foqus ai Quartieri Spagnoli di Napoli. Il secondo progetto è “Tanzania da coltivare” che prevede la nascita in loco di un’azienda”. Per monsignor Accrocca “occorre una politica più lungimirante e che si apra alle infrastrutture altrimenti saremo condannati sempre più all’isolamento. Bisogna potenziare le Caritas parrocchiali e le esperienze che avete portato sono le parti più arricchenti di questo pomeriggio” ha dichiarato ai presenti, non mancando di alzare guardia sul tema della ricchezza, tanta ma concentrata nelle mani di poch. E poi un monito: “La Caritas è un laboratorio di relazioni e umanità, ma abbiamo bisogno anche di operatori che sappiano leggere i bilanci comunali, orientando la gestione pubblica secondo certi schemi. Si rovesci la piramide e si mettano al centro i poveri”.

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