Foto Dazn.it
Foto Dazn.it

Un film dal finale già visto e che non sorprende più lo spettatore, il riassunto di Carpi-Benevento in una metafora cinematografica che toglie tanti meriti ai giallorossi, che in caso di vittoria non avrebbero rubato nulla ad un Carpi mosso dalla forza di disperazione e anche aiutato dalla Dea Bendata e da una condizione psicologica degli stregoni che, anche in condizioni pressappoco favorevoli, cercano il suicidio ad ogni costo. Finale scontato dicevamo, col cavallo di ritorno dei casalinghi che rimontano due reti in meno di dieci minuti al tramonto del match, la storia raccontata però è diversa rispetto al risultato finale e parla di un Benevento che cerca spesso la porta (tramite Coda) e che merita sotto l’aspetto di quanto prodotto. Il pragmatico Castori mette a disposizione della propria squadra la sua unica arma, ripartenza in profondità, con Arrighini che stava per farla grossa due volte nel primo tempo. Il Benevento dei cambiamenti e della rivoluzione tattica stecca di nuovo anche a Carpi, poco aiutato dalla sorte ma ancora attanagliato dal solito grande problema psicologico, fardello che comincia davvero a pesare.

RIVOLUZIONE SENZA RISULTATO
Perché considerare il punto del “Cabassi” guadagnato è arduo anche per i migliori ottimisti. La rivoluzione di Bucchi, a partire dal modulo, sortisce effetto nell’arco del match ma non così tanto da incidere sul risultato e nella testa dei giocatori. Il 3-5-2 è un messaggio chiaro a chi critica e ha chiesto di cambiare, un’alternativa valida con Billong nel terzetto difensivo al centro e Volta e Costa ai suoi lati. Quest’ultimo dà inizio ad un’altra maledizione dopo appena 7 minuti: sfortunato, l’ex Empoli, costretto ad uscire per il solito problema muscolare, dentro l’adattato Di Chiara. L’ex di giornata insieme a Letizia tra le fila giallorosse abbandonerà anche lui il campo a fine frazione senza più rientrare, col debutto del giovane Sparandeo. Due cambi sprecati per infortunio e Benevento ancor di più alle corde, col fato che si diverte ai danni della Strega. Nonostante ciò i sanniti subiscono i soliti attacchi ad inizio ripresa senza subire reti, anzi viene trovato il vantaggio proprio col gol dell’ex Letizia. Sembra la classica legge del calcio a fare da capolino sul “Cabassi”, con Sabbione a gettare benzina sul fuoco con un evidente fallo di mano che propizia il rigore trasformato da Coda e prima rete lontano dal “Vigorito” per lui. Gara in discesa dopo un primo tempo a tinte giallorosse con qualche sprazzo di biancorosso. Coda ha la licenza di uccidere, ci prova e riprova trovando l’opposizione di Colombi e poca precisione. Con Asencio c’è collaborazione e anche quest’ultimo tenta la giocata, con poca fortuna. La linea di mezzo è folta ma spesso scollegata, le maglie al centro sono troppo larghe, con un Bandinelli inizialmente evanescente e un Tello ancora a tratti impreciso nei passaggi anche più elementari. Letizia macina chilometri sulla fascia, Gyamfi che non sfigura sostiene la manovra offensiva e copre bene quando presenzia in difesa, il Carpi nonostante le sgroppate di Arrighini è poca roba. A proposito di ciò, per quasi 90 minuti è eccezionale l’esordiente Montipò, con uscite rischiose ma sicure e ben calcolate, poi si supera su conclusione di Mbaye all’alba della ripresa.

E IL CARPI RESUSCITA
Parabola discendente di un Benevento in affanno e che non riesce a gestire nemmeno il doppio vantaggio. Gara che si fa davvero nervosa con un Piscopo a corrente alternata, Castori coi tre cambi prova il tutto per tutto e con la brillantezza di Machach tenta di far saltare la difesa giallorossa. Il Benevento si difende col 4-5-1 e Buonaiuto al posto di Asencio, ultima cartuccia sparata da Bucchi. L’ex Perugia per ben due volte va vicino al tris e allora alla legge dell’ex si aggiunge quella classica del gol mangiato, gol subito: Pasciuti mette al centro, arriva Concas dalle retrovie che batte un impotente Montipò che la devia pure. In quell’occasione si fa male da solo Letizia, problema alla caviglia, e il Carpi prende coraggio a discapito di un Benevento, già fin troppo fragile, che finisce per sbriciolarsi e annullare quanto di buono ancora fatto: Arrighini anticipa Billong in uscita, errore fatale poiché Sparandeo segue il movimento dell’avversario scivolando e lasciando Vano libero di calciare per il 2-2, con annessa esultanza esagerata dell’intera panchina del Carpi. I biancorossi resuscitano con autostima a mille, il Benevento seppellisce la propria sotto il rigido terreno del “Cabassi”. Ora serve ritrovarla al “Picco” di La Spezia domenica, nel recupero del turno infrasettimanale: fino ad allora serve una preparazione di stimoli e motivazione, poiché è chiaro a tutti che non ci sono capri espiatori ma soltanto una coscienza di gruppo che ha preso il sopravvento sul resto.

LE PAGELLE

MONTIPÒ 6,5: voto ottimo fino al fatale 85′. Grande prestazione e due gol che non sono da imputare a lui, protagonista con belle parate fino a quel momento.

VOLTA 5,5: inevitabilmente i voti sono condizionati dagli ultimi decisivi minuti. Qualche responsabilità sul primo gol con la sua uscita a vuoto, è condottiero ma in affanno nel finale, con l’errore in uscita su Arrighini.

BILLONG 5,5: gara di temperamento che finisce per essere condizionata dall’errore finale con Vano in suo anticipo e che apre la strada al pareggio grazie allo scambio con Arrighini.

COSTA SV: (dall’8′ Di Chiara 6: più di mezz’ora per lui ad un buon livello nonostante la posizione adattata di terzo di sinistra. Dal 45′ st Sparandeo 5,5: entra timido, ovviamente, poi alla lunga esce fuori con sicurezza e qualche buona giocata insieme a qualche rischio di troppo. Fatale anche per lui il secondo gol, ma prima della gara nemmeno avrebbe immaginato di giocare).

GYAMFI 6: sufficienza acquisita nonostante tutto. È in crescendo da settimane, appoggia la manovra offensiva ed in difesa chiude bene. Cala sul finire, come tutti.

TELLO 5,5: gara di certo non memorabile per lui che a tratti continua a sbagliare anche le cose più semplici. Non efficace come nelle prime giornate, poca lucidità in certi frangenti che lo penalizza.

VIOLA 6: non tira mai il piede indietro e cerca di dare ordine, a volte sbagliando la giocata. I contenuti ci sono, l’apporto pure, peccato per i tre punti.

BANDINELLI 5,5: meglio nella ripresa rispetto ad un primo tempo in cui inizialmente si oscura. Peccato poiché spesso tende ad estraniarsi rispetto al potenziale che ha.

LETIZIA 6,5: sicuramente tra i migliori. Gol dell’ex e sfortuna sulla rete di Concas, rientra zoppicante e gli va dato atto di ciò. Macina chilometri, in difesa lotta come un leone. Medaglia al merito.

CODA 7: il discorso di Letizia per lui viene amplificato. Gara mastodontica, Massimo fa suoi i dettami di Bucchi e ingaggia una sfida con Colombi vinta solo dagli 11 metri. Prende posizione, smista palloni e vede di più la porta, peccato soltanto per qualche tempo di giocata perso, ma risulta essere comunque il migliore in campo sbloccandosi anche lontano dal Sannio.

ASENCIO 6: nemmeno lui demerita guadagnandosi la sufficienza. Il suo compito è fare a sportellate coi centrali avversari e provare la giocata, manca però la mira. È bollente, e forse troppo essendo stato già ammonito, e Bucchi lo chiama in panchina (dal 73′ Buonaiuto 5,5: a lui il compito di chiudere il match ma fallisce. Non è una bocciatura ma in due occasioni manca la precisione oltre alla prontezza di Colombi).

BUCCHI 5,5: prova a rivoltare, per la prima volta, la squadra come un calzino. Sfortunato con Costa e Di Chiara, bisogna anche ammettere che oggi gli dice male sugli episodi come oramai capita spesso. Il lavoro bisogna farlo principalmente sulla testa, da stasera è palese. Modulo a parte.