La casa circondariale intitolata all’agente Michele Gaglione

Si è svolta in mattinata alla presenza di numerose cariche istituzionali e dei familiari della vittima la cerimonia d’intitolazione della casa circondariale di Benevento all’agente Michele Gaglione. Assassinato dalla camorra il 7 agosto 1992 mentre era a bordo della sua auto, prestava servizio al centro penitenziario di Secondigliano e all’epoca suo figlio Carmine aveva poco più di un anno. “Michele è stato un eroe, un cittadino esemplare e il suo sacrificio non ci deve far mai dimenticare l’adempimento del dovere e i sacrifici quotidiani che fanno anche le famiglie degli agenti”, con queste parole il direttore della struttura Gianfranco Marcello ha ricordato l’agente brutalmente assassinato trentadue anni fa.

All’intitolazione di oggi presente anche il Capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Giovanni Russo che si è così rivolto al figlio e alla mamma dell’agente brutalmente ucciso. “Questa intitolazione è nata dal cuore e abbiamo voluto colmare questo vuoto. Abbiamo deciso di intitolare questa struttura a Michele perché essa è a pochi chilometri da Avella, paese dove lui è nato ed è vissuto. Quello dell’agente penitenziario, potendo fare affidamento su poco personale, non è un lavoro semplice ma oggi la Polizia Penitenziaria del nostro Paese è tra le più avanzate del mondo in quanto impone a tutti noi il recupero del detenuto attraverso i laboratori e le varie attività che quotidianamente facciamo all’interno dei nostri istituti”.

In chiusura di cerimonia l’intervento del figlio Carmine, con accanto la mamma che ancora oggi ricorda ogni attimo di quella tragica serata. “Quello di oggi è un traguardo importantissimo e fatto di tanti piccoli tasselli che rendono questa giornata ancora più emozionante”, poi a seguire le parole della vedova Gaglione: “Era mezzanotte e insieme a mio figlio che era nel passeggino aspettavo che mio marito rientrasse dal lavoro. Poi dopo una mezzora ricevetti una telefonata e mi dissero che mio marito era stato trasportato al Cardarelli. Andai quindi subito all’ospedale e verso l’una e mezza di quella notte mi comunicarono la sua morte e guardando mio figlio è come se vedessi ogni volta mio marito. E’ identico a lui e ho cresciuto la sua fotocopia”.

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