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È arrivato il momento di dirsi addio, e forse stavolta per davvero. Le strade del Benevento e di Amato Ciciretti a gennaio sono destinate a separarsi dopo tre anni di successi e un matrimonio sbocciato sin da subito. Prelevato nell’indifferenza più assoluta nell’estate 2015, partito dalla panchina con al timone mister Auteri, “Cicio” si è messo subito in mostra quando è stato chiamato in causa, siglando il primo gol in giallorosso ad Andria, decretando la vittoria per 0-1 dei sanniti allo scadere, subentrato nei minuti finali. Da lì in poi una crescita esponenziale e sempre più spazio nell’undici titolare, Ciciretti a promozione acquisita si consacra in Serie B, col primo storico gol dei giallorossi in cadetteria siglato da lui, su rigore, contro la Spal. Il gol al Verona, tante prodezze balistiche e gli occhi della Serie A già puntati addosso dall’inverno scorso, trattandosi anche dell’assistman della Serie B. Il gol impossibile contro il Latina e poi il buio, subissato da infortuni e problemi fisici che ne compromettono la presenza sul finire del campionato. Ma Ciciretti, insieme al Benevento, vola meritatamente in A e finora, nella sciagurata prima stagione dei giallorossi in massima serie, è l’unico giocatore ad aver segnato due gol: il primo in Serie A all’esordio contro la Sampdoria, il secondo all’Allianz Stadium contro la Juventus. Volente o nolente Ciciretti fa parte della storia del Benevento Calcio e non merita questo trattamento da parte dei tifosi.

CICIRETTI VIA: DI CHI LE RESPONSABILITÀ?
Titolare domenica con la fascia da capitano, per la prima volta Amato è stato colpito da una bordata di fischi all’annunciare del suo nome. Un pubblico che si sente tradito, abbandonato e sfiduciato, dopo che l’uomo simbolo di quel che resta del Benevento dei miracoli (con Lucioni fermo tre mesi e che torna a Genova) ha deciso di andar via. Una scelta che il popolo sannita non comprende e che non riesce ad accettare. Ma che bisogna capire a fondo: l’amore di Ciciretti per Benevento e il Benevento è comprovato da tante testimonianze di affetto che non è difficile da ricercare sui suoi account social. Ma il legame affettivo spesso si scontra con le  ambizioni personali che non vanno di pari passo con l’andamento della squadra. Tutto bello quando le cose vanno bene, molto meno quando vanno male. Ciciretti poteva essere venduto a gennaio scorso, ha preferito restare all’ombra della Dormiente, coronare un sogno irrealistico e restare qui dove ha conquistato tutto quello che aveva sempre desiderato. È così che sono nati i legami più forti nel calcio. Che ora chieda di andar via non è un atto di infedeltà nei confronti di una società che gli ha dato tanto e alla quale lui ha contraccambiato col suo contributo sul campo. Anzi, è qui che cominciano le responsabilità di una società che non ha saputo gestire sul mercato il talento e il magnetismo di un giovane italiano e cresciuto esponenzialmente nel Benevento, che indubbiamente attira tantissimi club. La questione che attanaglia Ciciretti è frutto di dinamiche di mercato da sempre esistite nei rapporti tra agenti e società di calcio. Una società lungimirante e che tende ad incrementare il proprio valore economico, però, avrebbe riservato un trattamento totalmente diverso all’unico calciatore dal quale si può trarre un vantaggioso profitto. Blindarlo a gennaio 2017 (essendo consci del fatto che il suo contratto scada a giugno 2018) e assicurandogli una “taglia sulla testa” in modo tale che ogni società che abbia intenzione di acquistarlo sappia il suo reale valore e sia consapevole di quanto dover spendere per assicurarsi le sue prestazioni, sarebbe stata la scelta migliore e sintomo di una società ben strutturata sul fronte mercato. Mercato che, come testimoniato dai disastri estivi, sembra non essere proprio una virtù della società giallorossa, abituata forse ancora a rapportarsi con esponenti del calcio di terza serie. Non ci si dimentica dei colpi fatti in B e nemmeno li si butta via, ma una società che punta al grande salto nell’élite del calcio, questi errori non può permetterseli, evidenziando il fatto di come ci si sia trovati lì per caso. Ecco perché Amato Ciciretti ad oggi non può pensare di rovinarsi il proprio futuro e giocarsi le proprie chance in Serie A a causa di gravi errori societari, dando uno spunto al procuratore che spinge il suo assistito a guardare verso altri lidi, per il proprio bene. Un giovane di 23 anni, approdato lì dove poteva arrivarci con la sua Roma che l’ha rigettato e messo nel dimenticatoio, non può rischiare una seconda volta per colpa di un’annata disastrosa e di scelte incomprensibili. Che sia Napoli, Inter o un’altra società, Ciciretti ha tutto il diritto di andar via, con Vigorito ora messo alle strette, non potendo pretendere la luna per un giocatore in scadenza a giugno e con la possibilità di non ricavarci una lira bucata. L’emblema della disorganizzazione che regna all’interno della società Benevento Calcio, che rifiuta anche De Ceglie, in prova da diverse settimane ma non ancora pronto (caratteristica che accomuna un po’ tutti gli svincolati, che oggettivamente non puoi pensare di testare ed eventualmente tesserare a dicembre). Disorganizzazione di cui ne fa le spese Ciciretti, prima beniamino e adesso traditore di un popolo. Ingiustamente.