Cinque motivi per i quali dovremmo essere fieri del Benevento dopo la sfida col Bari

Foto Benevento Calcio Pagina Ufficiale
Foto Benevento Calcio Pagina Ufficiale

Raffreddati gli animi dopo una delle partite più assurde degli ultimi anni, il Benevento e i beneventani cominciano già a guardare oltre, nello specifico alla prossima destinazione, di nuovo in Piemonte, di nuovo al Piola, questa volta a Novara. Nel turno infrasettimanale del campionato cadetto la Strega sarà di scena nella ex tana di Baroni, Viola e Buzzegoli, martedì alle 20:30, senza il suo tecnico e Chibsah e Ciciretti appiedati dal Giudice Sportivo. In questa domenica di riposo per la B, dopo i responsi importanti di ieri, facciamo un salto indietro tornando con la mente a venerdì sera e a raccogliere le idee per raggruppare i tanti aspetti positivi nella prima débâcle interna dopo più di due anni subita ad opera del Bari. È per questo che andiamo ad elencarvi i cinque motivi fondamentali per i quali dobbiamo essere orgogliosi della nostra squadra.

1. SENSAZIONI MAI PROVATE PRIMA
Alzi la mano chi, all’indomani del 30 aprile 2016, pensava di giocarsi il primato in classifica contro il Bari, squadra abituata a gare di un certo livello. Alzi la mano chi, col solo pensiero di metter piede al Bentegodi di Verona, pensava di andare a conquistarsi la scena. Alzi la mano chi pensava che proprio il blasonato Verona non sarebbe riuscito a vincere nemmeno una partita contro la Strega, battuti all’andata 2-0 e salvati da un rigore siglato al 90′. Alzi la mano chi pensava di andare a Frosinone a giocarsi un match importante in chiave promozione e trovarsi a recriminare per degli episodi che ci hanno danneggiato in chiave corsa al primato. Ne potremmo fare a bizzeffe di esempi ma lo chiediamo, per l’ultima volta: alzi la mano chi pensava di andare allo stadio, in una serata maledettamente piovosa, e dover immaginare che in caso di vittoria, la Strega per una notte sarebbe potuta volare al primo posto e annusare per poco la Serie A. Son queste, amici tifosi del Benevento, le sensazioni inimmaginabili in un campionato che ci ha visti superare ogni limite. E son proprio queste sensazioni a noi estranee, sconosciute, a bloccare un semplice battito di mani mentre le squadre stanno scendendo in campo, a farci guardare attorno mentre un intero stadio ribolle, a farci sussultare ad una rimonta pazzesca, a farci abbattere ad un gol sfortunatamente subito, con le speranze infrante ma con la consapevolezza che ci si giochi qualcosa di grande. Ti alzi dal tuo solito posto, lì dove hai versato lacrime, lì dove con scaramanzia prima di ogni partita facevi gli scongiuri, lì dove pensavi che giorni come questi non sarebbero mai arrivati. Torni a casa, chiudi la porta, lasciandoti un’altra partita alle spalle e pensi: abbiam perso ma quei giorni li stiamo finalmente vivendo.

2. ATTENZIONE MEDIATICA (E NON SOLO…)
Tutta un’Italia a guardarci. Non semplicemente a guardarci, ma anche a sostenerci o, soprattutto, a “gufarci”. La forza prorompente delle cosiddette “jettature” è giunta fino al Vigorito, coprendo la distanza di  Verona, Ferrara e Frosinone. Scendendo più in giù, il cuore e le speranze di vincere finalmente una partita in trasferta da parte dei baresi hanno avuto più efficacia rispetto ai sogni, forse ancora troppo increduli, dei beneventani. Ma, al di là di discorsi troppo alti per il calcio, c’è da dire che quando vieni ricoperto di attenzioni, mentre fino a maggio si giocava sui campi della C, è una soddisfazione pazzesca. Soddisfazione aggiunta alla piccola ma significativa caratteristica che si sta parlando di una squadra al suo primo anno in B, ma che attraverso il gioco e i risultati, è riuscita a porsi all’attenzione nazionale come una potenza che punta dritto alla Serie A. Con la forza immensa di papà Sky (e non di mamma Rai…) e le ambizioni di Oreste Vigorito, Benevento è già diventata grande, a tal punto da definire big match una semplice partita giocata contro il Bari. Dice bene Baroni, se così vien definita questa partita, vuol dire che si è diventati forti e si è temuti, da squadra e pubblico avversari. È il nostro momento di gloria, viviamolo e teniamolo vivo.

3. CUORE E SACRIFICIO OLTRE OGNI LIMITE
“Che vinca o che perda noi siamo sempre qua, a sostener la maglia, sarà quel che sarà. E se sarà sudata, onori una città…”. La Curva Sud intona il coro, gli undici protagonisti giallorossi eseguono alla perfezione. Se c’è una sola cosa sulla quale non si può recriminare venerdì è il cuore messo in campo dai ragazzi, unito al sacrificio e allo spirito combattivo che da sempre hanno caratterizzato questa stagione, Trapani escluso. Non si ricorda una squadra così combattiva e che ci crede fino al 95′ da tempo e Baroni ne fa una questione di mentalità. Il Benevento è la squadra che ha segnato di più nel quarto d’ora finale, ma forse il tecnico fiorentino deve ringraziare anche lo Special One di Floridia Gaetano Auteri, che per primo ha impresso questa mentalità al gruppo che ha conquistato la storica promozione, e lo zoccolo duro artefice di quel sogno l’ha trasmesso anche ai nuovi arrivati. Un’amalgama pazzesca che potrebbe essere più determinante del superiore tasso tecnico delle big. Incarnano appieno questo spirito da gladiatori Capitan Lucioni, Walter Lopez e Fabio Ceravolo, venerdì davvero devastante e autore di una delle migliori prestazioni nel Sannio. Qualche ruggito ce lo regala anche Cissé, inarrestabile se e quando vuole, mentre Ciciretti e Falco preferiscono incantare piuttosto che azzannare. Ma va bene, in fondo belli e cattivi ci piacciono così.

4. UN CAMPIONATO DA INCORNICIARE
Riallacciamoci al punto 1 con la solita domanda: alzi la mano chi pensava REALMENTE, che a marzo la Strega fosse in lotta per uno dei due posti in ottica promozione. Sicuramente qualche intrepido c’è stato e c’è tuttora, ma immaginare un Benevento a 46 punti (con quel -1 che scaramanticamente ci accompagna ancora) e terzo in classifica è da visionari del calcio. Non date corda a chi da fuori non inserisce il Benevento tra le sorprese del campionato, non date corda a chi senza la Serie A conquistata a fine anno, potrebbe reputare questo un campionato fallimentare per noi, non date corda a chi dice che la campagna acquisti è di categoria superiore. La verità è che la Serie B è un campionato duro, lungo e imprevedibile. I nomi non fanno la squadra, i nomi non sono determinanti ai fini del risultato (a meno che non ti chiami Verona e sei Pazzini-dipendente…) ma la differenza la fa la squadra e la tenuta della stessa. Qui non si discute della qualità della nostra rosa bensì, a quei visionari, rispondiamo che ai nastri di partenza c’erano squadre ben più strutturate del Benevento in lizza per la promozione: le tre retrocesse dalla A, il Bari, il Cesena, il Trapani e le due outsider Novara e Perugia. Il campionato per il momento ha sentenziato: Frosinone che mantiene le aspettative, Verona in evidente calo ma che finora ha lasciato il segno e ha ancora tempo per farlo, Carpi non ai livelli di una lotta alla promozione diretta, Bari partito coi soliti handicap e ancora, disperatamente alla rincorsa com’è nel loro stile, Cesena impelagato coi debiti societari e vera delusione del campionato, peggio il Trapani che non è riuscito a ripetere l’impresa sfiorata l’anno scorso, indietro Perugia e Novara che da outsider si ritrovano a contendere un posto ai play-off in cui tutto è indefinito. Ecco allora spazio alle tre neopromosse vere protagoniste del girone d’andata, con Benevento e Spal a guardare seriamente lontano. Frosinone 51, Spal 48, Benevento e Verona 46 dopo le vittorie di ciociari (1-0) e spallini (2-0) su Verona e Perugia: un campionato così non l’avrebbe pronosticato nessuno.

5. UN FUTURO DA CONQUISTARE
Perché questo è solo l’inizio. Di un’ascesa vertiginosa, di una ribalta meritata, di una visibilità più che degna per una città che ha fame di calcio e da anni ne è stata privata, derubata. Un futuro da conquistare è un futuro da rincorrere, da non dover aspettare. È un avvenire diverso, con nuove emozioni, nuove esperienze, con peccati di gioventù commessi contro il Bari, di limiti superati nei test più difficili, di imprese affrontate a viso aperto, senza mai paura. Un futuro da conquistare non dipende dal risultato ma dal nostro processo di crescita partita dopo partita, sul campo e sugli spalti. Dipende dalla nostra consapevolezza, dipende dai nostri mezzi, dipende dal tempo che è galantuomo e restituisce a tutti quanto gli è stato ingiustamente tolto. Un futuro da conquistare non è impazienza ma l’attesa inesorabile fin quando diventi presente, diventi realtà. Un futuro da conquistare sarà anche un sogno che si avvera, ma sarà soprattutto un percorso fatto di gloria. Un futuro da conquistare non è la Serie A ma siamo noi. Conquistiamo innanzitutto noi stessi e diventeremo i più forti. Nel cuore e nei ricordi di chi tifa per la Strega.

E voi, siete d’accordo?

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