È giunta in redazione la lettera di un cittadino, Carlo Cavallo, che fa riferimento alle parole di Clemente Mastella, il quale sul possibile ripensamento o meno in merito alle dimissioni già protocollate, ha dichiarato di volersi recare alla Basilica della Madonna delle Grazie per chiedere conforto. Di seguito il testo della missiva:

“Egregio Direttore, ho letto dal giornale la notizia che il sindaco della nostra città si recherà ai piedi della Madonna delle Grazie, nostra Signora e Patrona, per chiedere “conforto” e chissà forse per “sapere” ciò che dovrà fare in seguito, della sua vita politica.

Mi viene in mente la parabola del Pubblicano e del Fariseo (Lc 18,9-14) nella quale si narra di due uomini che salgono al Tempio per pregare, uno, ritto in piedi, prega ma come rivolto a se stesso: «O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini: (lillipuziani), rapaci, ingiusti, impuri…».Inizia con le parole giuste, l’avvio è biblico; metà dei Salmi sono di lode e ringraziamento. Ma mentre a parole si rivolge a Dio, il fariseo in realtà è centrato su se stesso, stregato da una parola di due sole lettere, che non si stanca di ripetere, io: io ringrazio, io non sono, io digiuno, io pago, io ho fatto. Ha dimenticato la parola più importante del mondo: tu. Pregare è dare del tu a Dio. Vivere e pregare percorrono la stessa strada profonda: la ricerca mai arresa di un tu, un amore, un sogno o un Dio, in cui riconoscersi amati e amabili, capaci di un incontro vero. ”Io non sono come gli altri”: e il mondo (o gli amici) gli appare come un covo di traditori, dediti alla rapina, al proprio tornaconto, all’imbroglio. Una slogatura dell’anima: non si può pregare e disprezzare o lillipuziare; non si può cantare il gregoriano in chiesa e fuori essere spietati. Non si può lodare Dio e demonizzare i suoi figli, fratelli e amici. Questo atteggiamento porta alla paralisi dell’anima. In questa parabola di battaglia, Gesù ha l’audacia di denunciare che la preghiera può anche separarci da Dio, può renderci “atei”, ci mettiamo in relazione con un Dio che non esiste, che è solo una proiezione di noi stessi e sbagliarci su Dio è il peggio che ci possa capitare, perché poi ci si sbaglia su tutto, sull’uomo, su noi stessi, sulla storia, sul mondo.

Il momento storico che stiamo attraversando, sia come società civile, che come Chiesa, ci stimola, però, a meditare la parabola non soltanto come cristiani singoli, ma come popolo di Dio. Già il presidente della Conferenza Episcopale Italiana Gualtiero Bassetti, ha spiegato di ritenere inopportuno esibire e ostentare simboli e o comportamenti religiosi per fare propaganda politica…

Ammettiamo, per un solo momento che il prossimo intervento del sindaco sia quello “…Ho ricevuto le risposte che cercavo…!”. Quale processo canonico potrà verificare la veridicità di ciò che è avvenuto nel colloquio intimo e personale con la nostra Patrona; ma, me lo permetta, Direttore, se Costei gli dovesse dire: “Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia…” (Lc 12,19) siamo sicuri che ce lo dirà?”.