
Chi glielo dice a chi ha dovuto spendere 300€ di abbonamento in Curva Sud che il Benevento ha un solo punto dopo 17 giornate. Chi glielo dice alle famiglie che hanno dovuto spendere 1200€ di abbonamento in Curva Sud che il Benevento ha un solo punto in classifica dopo 17 giornate. Chi glielo dice ai poveri anziani che sotto il sole cocente di luglio hanno sottoscritto l’abbonamento senza un minimo di riguardo per le proprie condizioni di salute, che il Benevento ha un solo punto in classifica dopo 17 giornate. Una squadra che non è all’altezza di questa tifoseria, una tifoseria che presa dallo sconforto non ha nemmeno più la forza di contestare. E chi glielo dice al signor Vigorito che questa città non ha vergogna della maglia giallorossa, che è l’unica che viene amata, ma di coloro che la rappresentano: INDEGNI.
TUTTI VIA DA BENEVENTO
Sulla scia del coro partito dalla Curva Sud, c’è bisogno per forza di una rivoluzione, nemmeno di un cambiamento. Rivoluzione necessaria per depurare l’ambiente da giocatori che hanno finito anzitempo la loro storia in giallorosso e che hanno dimostrato di essere inadeguati per la causa in questione. Senza contare quei giocatori che, in caso di retrocessione, tornerebbero nei rispettivi club di appartenenza, e che dunque non sentono il peso della disfatta sulle proprie spalle. Alla fine sarà così, un tutti contro tutti, il classico gioco delle colpe, ma la verità è solo una al momento: questa stagione è un disastro che può trasformarsi in apocalisse a maggio. Difficile parlare di calcio giocato, che viene in secondo piano dopo la condanna all’ultimo appello: il Benevento perde anche contro la Spal e se vogliamo anche salvare il salvabile, onestamente non ci riusciamo. Era la partita dall’unico risultato, la partita da dover vincere per forza, nemmeno il pareggio avrebbe accontentato De Zerbi e i suoi: ecco, questa sconfitta oltre a segnare definitivamente la prima stagione in A del Benevento, cambierà le carte in tavola per il 2018. Dal mercato alle decisioni di una “società” che invece di promettere e blaterare in base a non si sa cosa, è meglio che da adesso in poi cominci a pensare al futuro in maniera seria, perché dopo stasera non ci sono più speranze e quelle che vogliono propinarci è solo fumo negli occhi.
UNA LENTA AGONIA
Perché non sappiamo definire diversamente questo campionato del Benevento, come un malato terminale che conta i giorni prima di morire. E diciamocelo tutti, c’è anche la voglia che questo campionato finisca presto per dare una fine a questa lenta e triste agonia. Nessuna giustificazione né attenuanti, questa squadra oggi ha affrontato una Spal che conosce bene e che non è così irresistibile, eppure conosce le basi del calcio. Triangolazioni, verticalizzazioni, profondità, un gruppo unito e anche furbizia, carattere nell’imporsi in campo avversario e comandare anche nelle perdite di tempo. Chiamiamola “cazzimma” ma intanto la Spal di stasera ha dato una lezione a chi promette parole che si porta via il vento… Si potrà obiettare dicendo che Floccari, Paloschi e Viviani sono giocatori di Serie A, ma se per questo anche il Benevento nel suo curriculum ne annovera diversi, eppure la differenza nell’impatto sul match e nella mentalità in campo è netta. E gli estensi sono saliti in A spendendo molto in meno rispetto al Benevento, una differenza di ben 15 milioni, eppure gli emiliani hanno portato il risultato a casa, raccolto il pallone dopo l’autorete di Cremonesi, raggiunto il pari dopo cinque minuti e senza nemmeno esultare si sono rimessi in molto alla ricerca del gol, con l’intento unico di vincere. Cosa che non vedi negli occhi, nella testa e nell’atteggiamento dei giallorossi, che non trovano la porta né creano superiorità numerica in area. Non servono miracoli ma soltanto duro lavoro, quello che professa Semplici con impegno e abnegazione. Una squadra che gioca un calcio speculativo ma che stasera ha tre punti d’oro in tasca ed è in piena lotta salvezza, salvezza che il Benevento non guarda nemmeno dal binocolo: in questa Serie A siamo un pesce fuor d’acqua.
PARTITA DIVERSA, LA SOLITA STORIA
De Zerbi non rinuncia ancora alle sorprese, come se il Benevento avesse tante scelte a disposizione, e rilancia Belec tra i pali reclutando Brignoli in panchina (il ringraziamento per avergli fatto conquistare l’unico punto in campionato). Si ritorna al 4-3-3 e si rivedono in campo Di Chiara, Cataldi, Ciciretti e Armenteros. Ancora relegato in panca Venuti, che a questo punto diventa un caso. Semplici risponde col solito 3-5-2 e con Floccari che vince il ballottaggio con Antenucci per una maglia da titolare al fianco di Paloschi. Lazzari e Mattiello sulle fasce, il trio di centrali è composto da Schiattarella, Viviani e Grassi. È proprio il primo dei tre centrali a creare più problemi al Benevento che, nonostante sia a specchio in quella zona del campo, non trova le misure necessarie a contrastare gli inserimenti dello spallino. Mattiello spinge sulla fascia, Floccari e Paloschi si muovono bene. In realtà la difesa del Benevento non corre troppi pericoli ma è Letizia a lasciare sempre troppo campo a Mattiello. La Spal, con Grassi, fallisce la miglior occasione del primo tempo, e sul secondo palo non c’era nessuno a chiudere. Dall’altro canto il Benevento risponde di contropiede e si fa pericoloso con D’Alessandro due volte, ma stasera è in giornata no. Armenteros è statico e svogliato, Ciciretti va a corrente alternata, Cataldi l’unico che dà solidità ad un centrocampo ancora una volta inconsistente, se contiamo l’apporto di un Memushaj praticamente da gregario e di un Chibsah irrimediabilmente timido e spesso fuori posizione. Una banda musicale, nemmeno un’orchestra, che va a ritmi e tonalità differenti, invece di suonare insieme e con armonia. Alla fine ci pensa Cremonesi a dare una gioia al Benevento che passa per la prima volta in vantaggio in questa stagione al “Vigorito” e nonostante poi vada anche sotto, raccoglie le occasioni migliori per pareggiare, ma la produzione offensiva è davvero minima. Belec non si comporta male, anzi salva ad inizio ripresa su Paloschi ed i due gol non poteva evitarli, purtroppo in quelle circostanze l’attaccante di peso si fa sentire, soprattutto se c’è contro una difesa che balla. Applausi per la Spal, fischi per il Benevento: è il tempo di prendersi le proprie responsabilità.
LE PAGELLE
BELEC 6: diversi interventi importanti anche se onestamente nel primo tempo è Grassi ad avere i maggiori demeriti.
LETIZIA 6: bene in fase offensiva, male in difesa dove chiude in ritardo e spesso e volentieri si trova a fronteggiare due uomini. Tenta anche il gol della domenica, ci mette il cuore ma onestamente ha dei limiti importanti per la categoria.
DJIMSITI 5,5: non fa male ma spesso si fa bucare troppo e va fuori posizione.
COSTA 5,5: ancora diverse sbavature ma fa meno errori del solito.
DI CHIARA 4,5: sotto pressione, non tiene le marcature e fa spesso la cosa sbagliata. Non ancora pronto per la Serie A.
CHIBSAH 5: fuori posizione, sempre troppo timido e impacciato. Evidenzia limiti tecnici e caratteriali come tanti altri in questa rosa (dal 29′ st Puscas 5,5: entra e dà un piglio diverso all’attacco giallorosso. Un sussulto finale col suo bolide).
CATALDI 5,5: tiene banco a centrocampo ma non ha carattere. È pur vero che da solo non può nulla, fa quel che può e spesso si oscura.
MEMUSHAJ 4,5: tanti palloni persi e una posizione in campo che non trova, o non comprende i compiti che deve svolgere. Male.
CICIRETTI 5: troppa sufficienza, fa la solita giocata che non gli riesce come un tempo. Un capitano che non ha carisma e che presto andrà via. Senza più motivazioni.
ARMENTEROS 4,5: statico, imbrigliato nella morsa dei tre difensori estensi. Svogliato (dal 34′ st Coda sv).
D’ALESSANDRO 5,5: bene per il solito impegno e l’imprevedibilità che dà alla manovra giallorossa, male negli ultimi metri, quelli decisivi (dal 6′ st Parigini 4: sbaglia qualsiasi giocata e non s’intende con nessuno. Inguardabile anche nell’esecuzione dei tiri).
DE ZERBI 5: Belec per Brignoli un’altra sorpresa inutile di cui potevamo far a meno, ma non per questo la squadra ha rimediato la sedicesima sconfitta in campionato. Chiedere la sua testa ora sarebbe inutile poiché il mercato invernale è stato programmato con lui, ma sinceramente ha bisogno di certezze da cui ripartire e non dell’evento positivo che arriva per opera divina. Meno filosofie e prese di posizione, più praticità, tanto ormai è tutto compromesso.







