L’ordinanza regionale numero 37 del 22 aprile consente alle attività di bar, pasticcerie e a quelle di ristorazione, dopo quasi due mesi di totale chiusura a causa del Covid-19, di effettuare le consegne a domicilio a partire dal prossimo 27 aprile. A Benevento, però, sono tanti i bar che non effettueranno tale servizio e quindi continueranno a rimanere chiusi. “Lunedì riaprirò semplicemente per sistemare il locale – afferma Daniele Iele, titolare del bar “Civico 3” di viale Atlantici – perché riaprire a queste condizioni non ne vale proprio la pena. Con le consegne a domicilio è impossibile trarre dei guadagni che mi consentono di far fronte a tutte le spese dell’attività. Aspetterò, quindi, nuove normative su orari e servizio al banco. Ne approfitterò, ripeto, per sistemare il locale in quanto ci sarà da investire altri soldi per la sanificazione e per le istallazioni della colonnina igienizzante e dei pannelli divisori. Non voglio che i sacrifici fatti finora vengano rovinati per un qualcosa che rappresenta una semplice illusione e mi auguro, però, che lo Stato blocchi tutte le tasse a cui dobbiamo far fronte, altrimenti sarà ancora più difficile tornare a fare il nostro lavoro quando sarà il momento. Il mio bar, inoltre, era un luogo di ritrovo per molti ragazzi e dubito che tutto possa tornare a com’era fino a due mesi fa”.

L’idea di limitarsi alle consegne a domicilio non è condivisa neanche da Giulia Giantomasi del Café Le Trou” dicorso Garibaldi. “Resteremo ancora chiusi, ci sono state imposte troppe restrizioni e questa ordinanza regionale è fuori da ogni logica. Non si possono affrontare i costi di gestione e di adeguamento alle norme lavorando soltanto per poche ore al mattino. Fare dieci consegne a domicilio non ci farebbe recuperare nemmeno le spese per tenere accesa la macchina del caffè. Poi con questa ordinanza viene proprio a mancare il senso del bar, viene a mancare il contatto con i clienti. Il grande De Crescenzo diceva che il caffè è una scusa. Una scusa per dire a un amico che gli vuoi bene, ma così non ci è permesso di comunicare ai nostri clienti l’affetto che proviamo per loro”.

Non effettuerà nessun servizio a domicilio neppure Francesco Giangregorio, proprietario del “Mojito Caffè” di viale Principe di Napoli al rione Ferrovia. “Sono ben consapevole che gestire l’emergenza che stiamo vivendo non è semplice, ma non condivido affatto tutte le limitazioni imposte dalla Regione Campania. Sia ben chiaro delle restrizioni è giusto che ci siano, ma a queste condizioni forse è meglio continuare a stare tutti chiusi. Non vorrei che con questo piccolo accontentare a tutti poi le istituzioni si dimentichino di noi. Con la mia attività, dopo aver fatto varie valutazioni, ho deciso di continuare a stare chiuso. Avevo preso in considerazione anche l’idea di lavorare solo su prenotazioni per il giorno seguente, ma non ci sono le condizioni neppure per questa ipotesi. Nelle prossime ore provvederemo però alla sanificazione del locale e a sottoporci a delle visite mediche. Quando poi ci sarà permesso di riaprire a tutti gli effetti istalleremo delle colonnine igienizzanti e saremo pronti ad accogliere nuovamente i nostri clienti, i quali soprattutto i primi tempi è giusto che avranno accesso al bar in modo scaglionato”.