Corona, “giornalaio” che non è: la querelle commissioni irrompe in Consiglio

Ci si aspettava che potesse essere il finale dedicato alla discussione sui miasmi a far accendere la miccia nella seduta odierna del Consiglio comunale, ma ecco che a infiammare il dibattito è un tema neanche inserito all’ordine del giorno: la querelle sulle commissioni consiliari innescata dall’inchiesta de Il Fatto Quotidiano.

La discussione si sviluppa ben presto e ad animarla è il portavoce di Apb Luigi Diego Perifano in riferimento agli interventi dei consiglieri Rosetta De Stasio e Antonio Picariello. Il tutto verte intorno ai conti in tasca fatti da Gabriele Corona, esponente di Altrabenevento che caldeggia l’inchiesta de Il Fatto, agli amministratori di Palazzo Mosti, rei secondo quest’ultimo di riunirsi in sedute di commissioni talvolta inutili pur di intascare il gettone di rappresentanza.

Qui si apre una doverosa quanto spiacevole nota a margine: De Stasio e Picariello utilizzano il termine “giornalaio” per attaccare Corona, che giornalista non è. Ma non si capisce il motivo per cui debba risultare offensivo, se questo era l’intento. Due gravi défaillance, o se volete i soliti cliché, che non rendono merito ai cronisti presenti, in Consiglio comunale come in commissione, che seguono i lavori riportando fatti e parole pronunciate senza discostarsi mai dalla realtà.

Affermazioni di cui prendiamo atto ma che non sono passate inosservate al consigliere Perifano, che ha piuttosto criticato il metodo di comunicazione dei lavori svolti in commissione, men che meno al presidente del Consiglio comunale, Renato Parente che ha chiosato: “Apprezziamo e ringraziamo i giornalisti per la loro opera che contribuisce a diffondere il principio di democrazia di questo Consiglio. Ognuno è chiaramente libero di esternare ciò che ritiene, ma bisogna distinguere tra un’associazione che esprime un punto di vista e il giornalista che riferisce la notizia“.

Ineccepibile, specie l’ultima affermazione: così come sui giornali trovano ospitalità i comunicati dei consiglieri che rendicontano la loro attività ai cittadini, spesso anche a latere delle sedute consiliari facendo un piacere agli assenti piuttosto che ai presenti, c’è chi non si tira indietro nel pubblicare riflessioni, anche scomode, del Corona di turno. Sta nella sensibilità dei singoli direttori e redattori di testata ritenere cosa sia opportuno pubblicare o se e come approfondire un determinato tema.

La questione commissioni irrompe in Consiglio

E’ Perifano a lanciare il sasso: “De Stasio e Picariello fanno discorsi classisti: sulle commissioni ci si può regolare e francamente mi sarei aspettato un bilancio del lavoro svolto. Sarebbe stata la migliore risposta a chi tende a screditare le istituzioni consiliari”. Ribatte la consigliera di Prima Benevento: “Non è difesa di casta ma Corona dice inesattezze citando gli importi al lordo: non ha superato l’amarezza di non essere stato eletto”. Per Picariello “difendere la casta significa difendere i parlamentari e noi non lo siamo. Noi facciamo un lavoro certosino nel rispetto della funzione pubblica”. Replica Angelo Moretti: “La società pubblica scrive e dice la sua opinione. Il tema è che si fanno poche sedute di Consiglio comunale e bisogna rilanciarne il ruolo”. Ribatte il vicesindaco De Pierro: “Occorre buonsenso nell’esercizio della funzione e ciò lo registro. Non si può contabilizzare l’esercizio della democrazia: se accade ciò è la sconfitta della politica. Facciamo meno commissioni e più consigli? Diranno che ne facciamo comunque troppi”. La chiosa è affidata al sindaco: “Il problema si pone se non si lavora in commissione. Il limite poi è posto dall’intelligenza dei presidenti commissione”.

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