Craxi: “Esule non fuggiasco” – la riflessione di Ceniccola

Riceviamo e pubblichiamo una nota per la stampa inviata da Amedeo Ceniccola, Presidente del circolo “B.Craxi” di Benevento che fa una riflessione su Bettino Craxi a 23 anni dalla scomparsa:

Da ben 23 anni le spoglie del Presidente Craxi riposano nel piccolo cimitero cristiano di Hammamet e a distanza di tanti anni si contano sulla punta delle dita di una mano i Sindaci  che hanno avuto la forza  di intitolare un luogo pubblico a Benedetto (Bettino) Craxi per onorare la memoria di quel grande uomo di Stato che ha speso la sua vita per il bene dell’Italia. Un grande statista già Amministratore del Comune di Milano, già deputato della Repubblica, già Presidente del Consiglio, già Presidente della Comunità Europea, già rappresentante personale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per missioni di pace nel mondo.

    Un grande  statista, amico dei più importanti leader africani, alleato di leader del calibro di Felipe Gonzales e Mario Soares, forte di una visione illuminata: “senso dell’indipendenza nazionale e profondo internazionalismo” che per un quarto di secolo ha rappresentato la punta più avanzata del socialismo democratico e riformista nel mondo e che “è stato tra i 5 o 6 personaggi che hanno fatto la storia d’Italia dal dopoguerra agli anni ‘90”, per dirla con il quotidiano l’Unità dell’anno 1999. 

    Un grande  uomo di governo che nel 1984 aveva quasi azzerato l’inflazione  (dal 16% al 4%) con il cosiddetto “decreto di San Valentino” ed una politica industriale espansiva e non recessiva.

   Un grande uomo di governo che aveva portato l’Italia al quinto posto nell’economia del mondo con un tasso di sviluppo di circa il 3% annuo ed ottenuto per la prima volta il massimo di affidabilità da parte delle maggiori agenzie di “rating” internazionale che attribuirono all’Italia la valutazione massima, la cosiddetta  tripla AAA, portando in questo modo il nostro Paese nell’ aristocrazia dei paesi industrializzati.

   Un grande uomo di governo che aveva speso tutto il suo potere politico per mettere fine al monopolio nell’informazione della RAI nonostante la forte opposizione della sinistra catto-comunista e di una Magistratura politicizzata (tutti dovrebbero ricordare i cosiddetti pretori d’assalto che oscuravano le emittenti televisive private e i  decreti -reiterati- del governo Craxi per farle rivedere).

   Un grande uomo di governo che aveva gettato davvero le basi dell’Unione Europea e che, pur convinto filo-americano, non s’era fatto umiliare dal Presidente Reagan a Sigonella (in occasione del sequestro dell’Achille Lauro). 

   Un grande Presidente che arrivò alla guida del Paese in un momento di gravissima crisi strutturale (vale la pena ricordare  che quando nell’agosto del 1983 il Presidente Craxi iniziò a governare la produzione industriale era crollata del 7% e le quotazioni azionarie precipitavano, al punto che, solo pochi mesi prima, si era stati costretti ad un intervento assolutamente eccezionale: la sospensione per tre giorni dell’attività di Borsa per evitare un vero e proprio tracollo finanziario) e che al programma dell’austerità considerata come la sola via d’uscita dalla crisi seppe contrapporre gli incentivi alla ripresa industriale per far uscire il Paese dalla recessione e dalla stagnazione. L’Italia assistita diventa modello di sviluppo e di innovazione grazie all’azione svolta dal primo governo Craxi.

   Un grande modernizzatore che non esitò a far votare “SI” ai socialisti quando si doveva decidere l’ingresso dell’Italia nello SME (primo passo verso la moneta unica, ferocemente osteggiata dal Partito Comunista Italiano). 

    In conclusione, per aiutare qualche  Sindaco a  trovare la forza necessaria per  abbattere il muro  del pregiudizio ideologico  vale la pena ricordare che:

  1. Il 19 gennaio 2000 Bettino Craxi è morto ad Hammamet suscitando il cordoglio di tutto il mondo democratico e  il governo dell’epoca -presieduto dall’on. Massimo D’Alema- propose di tributare a Bettino Craxi i funerali di Stato in Italia che la Legge prevede solamente per le più alte cariche istituzionali e per quelle personalità “che abbiano reso particolari servizi alla Patria, nonché per quei cittadini che abbiano illustrato la nazione italiana”
  2. La Corte di Giustizia Europea dei diritti umani ha condannato lo Stato italiano per violazione dell’art. 6 della Convenzione di Strasburgo sull’equo processo. In poche parole, la Corte europea ha sancito che i più elementari diritti e le regole del diritto furono violati pur di arrivare ad una condanna del leader socialista.
  3. Il Procuratore Capo del Tribunale di Milano Gerardo D’Ambrosio (poi Senatore della Repubblica eletto nelle liste dei DS ex PCI) che condusse le indagini che portarono alla condanna del Presidente Craxi  fu il primo a riconoscere che l’ex segretario del Partito Socialista Italiano non aveva mai intascato soldi a titolo personale e in un’intervista al “Foglio” del 22 febbraio 1996 affermava: “…La molla di Bettino non era il suo arricchimento ma la politica” ed ha  confermato in più occasioni (prima di morire) che Bettino Craxi aveva ragione quando affermava che tutto il sistema dei partiti della prima Repubblica si reggeva sul finanziamento illecito che è stato amnistiato sino al novembre ’89, depenalizzato se compiuto dopo il ’93 e colpito penalmente solo se commesso in quell’intervallo di quattro anni. Una legislazione a singhiozzo con reati che appaiono e scompaiono a seconda degli anni. Solo chi è accecato dalla faziosità non riesce a capire che questo tipo di legislazione ha lesionato il principio di eguaglianza del cittadino davanti alla legge, anche del cittadino Craxi.
  4. La difesa della libertà dei popoli oppressi è stata per Bettino Craxi una ragione di vita. Non ebbe paura di accusare le multinazionali per l’aiuto dato al golpe cileno di Pinochet, così come aiutò i socialisti portoghesi a combattere la dittatura di Salazar. Non ebbe d’altra parte alcuna remora nel denunciare con forza i regimi comunisti dell’Europa dell’Est. Ora ci può anche essere chi, ancora oggi, esprime l’opinione che Craxi sia stato “un corrotto e/o un latitante” e però è necessario ricordare quello che scrisse l’ex Presidente dell’Eni, Gabriele Cagliari, nella sua lettera di addio (prima di infilare la testa in un sacchetto di plastica) e che sicuramente il Presidente Craxi  ha letto centinaia di volte prima di  scegliere la via dolorosa dell’esilio: “ Ci trattano veramente come non-persone, come cani ricacciati ogni volta al canile … Siamo cani in un canile dal quale ogni Procuratore può prelevarci per fare la sua brava esercitazione e dimostrazione che è più bravo o più severo. Stanno distruggendo la stessa cultura del diritto, stanno percorrendo irrevocabilmente la strada che porta al loro Stato autoritario … Io non ci voglio essere”.

A tutto ciò si è ribellato il cittadino Craxi e, per tale motivo, la Corte di Giustizia europea ha condannato lo stato italiano.  

I commenti sono chiusi, ma riferimenti e pingbacks sono aperti.