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Day After… Ascoli-Benevento: cento di questi gol

Sono tanti gli spunti che derivano dall’infuocato confronto di Ascoli che ha visto due squadre coi nervi tesi darsi battaglia per 102 minuti di gioco. Confronto acceso sul terreno di gioco e sugli spalti, col grave episodio al di sotto della tribuna stampa che ha visto protagonista lo squalificato Addae, centrocampista bianconero che ha rifilato uno schiaffo a un tifoso del Benevento presente in quel settore, reo di aver esultato al gol di Viola. Gesti da condannare in un clima esasperato dal clamoroso 7-0 subito a Lecce, e che i giallorossi avrebbero dovuto prevedere. In quest’ottica, come già detto ieri, salviamo del 2-2 finale la reazione e il carattere mostrati nella ripresa, dopo un primo tempo bruttissimo che ha calcato il solco delle tre precedenti sconfitte.

CONFUSIONE
Bucchi, nella conferenza di venerdì, annunciava di voler pulire il campo, non soltanto lottare nel fango. Farlo in quello scenario e con la disposizione in campo del Benevento della prima frazione è risultato un’impresa che nell’intervallo non lasciava presagire nulla di buono per il resto della contesa. Il cambio di modulo e il posizionamento di vari uomini in ruoli non propri ha fatto il resto, nonostante lui stesso in conferenza ha voluto dare poco peso al tipo di modulo, rimarcando piuttosto la mentalità da applicare nelle Marche. Purtroppo, però, alla luce dei fatti dobbiamo ravvisare che avendo una squadra già bloccata psicologicamente, disporre gli uomini in un ruolo a loro non congeniale risulta controproducente. Meglio dunque sgomberare il campo da qualsiasi complicazione, fare le cose semplici in momenti complicati, dato che l’impressione esterna è che la squadra abbia difficoltà a seguire il proprio mister nell’arco dei novanta minuti. Non si contesta il cambio di modulo ma le scelte degli uomini, soprattutto a centrocampo dove si rilevano i problemi maggiori nella prima frazione: Del Pinto da mezzala in un centrocampo a tre non ha mai reso, poiché all’aggressività nel recuperare palloni non riesce ad unire la qualità del palleggio. A quel punto sarebbe risultato più utile posizionarlo al centro dirottando Crisetig al suo posto, se proprio l’intenzione era quella di utilizzare Viola in versione trequartista. Highlander, il man of the match, nei primi 45 minuti è l’unico a tentare la giocata ma è imbrigliato nella morsa di un ruolo non più suo. La giostra cambia quando Crisetig abbandona il campo e l’ex Novara viene spostato in regia, formando con Del Pinto una coppia che, lo diciamo da sempre, s’integra alla perfezione. Forse il centrocampo migliore sin dall’inizio sarebbe stato utile disegnarlo così, magari con Insigne sulla trequarti e Coda affiancato da uno tra Asencio e Armenteros, quest’ultimo più nel vivo del gioco nelle ultime uscite, con un gol e un rigore conquistato. Nel primo tempo disastroso del Benevento, dunque, pesa l’approccio sbagliato, quello che Bucchi proprio non voleva, ma pesa anche la disposizione in campo dei suoi, segno di una confusione che regna ancora sovrana, e tra due giorni è di nuovo campionato.

CENTO DI QUESTI GOL
E a metterci la firma è Massimo Coda, arrivato a quota 14 in stagione dopo il penalty fallito contro lo Spezia e il riposo che Viola gli ha concesso dal dischetto in quel di Ascoli, mettendolo comunque in condizione di segnare una rete importante per il match e per la storia recente della Strega che arriva a quota 101 gol segnati in Serie B. Il bomber di Cava mette nel mirino Ceravolo, top scorer a quota 21, sperando che riesca a liberarsi delle critiche piovutegli addosso e faccia volare questa pazza Strega, afflitta da complessi e problemi di autostima. Cento di questi gol per raggiungere di nuovo un obiettivo storico, al quale ha contribuito quel Ciciretti per i tifosi “traditore della Patria” e che ieri per la prima volta ha affrontato il Benevento da avversario. Ancora a secco in questo campionato da quando a gennaio è approdato nel Piceno, prima ha servito Ardemagni per il vantaggio e poi, scherzo del destino, ha trafitto un colpevole Montipò. Senza esultare, accerchiato dai compagni e un dito rivolto al cielo: sliding doors di un pomeriggio quasi paradossale. E in panchina un altro pezzo di storia giallorossa, Padella, non utilizzato né all’andata né al ritorno: questione di cuore e di appartenenza, nonostante il parapiglia con Caldirola, a testimonianza di nervi tesi da ambo le parti. Caldirola poi espulso per un’ingenuità, come quella di Tuia: due centrali out per il Carpi, difesa a quattro che va verso la conferma coi ritorni di Antei e Volta.

TIRI CONCESSI E GOL SUBITI: I NUMERI
E proprio parlando di difensori, dal Montipò saracinesca con una difesa di ferro si è passati all’altro opposto, con altre due reti incassate al “Del Duca” ieri, sesto match consecutivo raccogliendo la palla in fondo al sacco. I dati da analizzare sono comunque interessanti e riprendono le statistiche Opta messe a disposizione da Il Corriere dello Sport: il Benevento, insieme a Brescia e Cosenza, è la squadra che ha concesso meno tiri agli avversari, 96 per la precisione. Partendo da questo numero possiamo valutare la tenuta difensiva dei giallorossi, che hanno subito 32 gol in 28 gare, più di un gol a partita. In base alle conclusioni dell’avversario di turno, notiamo che gli stregoni subiscono una rete ogni tre tiri. Il Brescia, che di gol ne ha subiti 36, quattro in più rispetto al Benevento, subisce una rete nel range di due/tre conclusioni nello specchio protetto da Alfonso. La capolista, vittoriosa anche ieri e di rimonta sul Foggia, vanta però il miglior attacco del campionato con 58 reti messe a segno, una media di due gol a partita, rispetto ai sanniti che sono a quota 40 con una media di 1,42. Prendendo invece come riferimento il Verona, che ha al passivo le stesse reti dei giallorossi, notiamo che gli scaligeri hanno concesso 121 tiri mostrando una tenuta difensiva maggiore rispetto alla compagine di Bucchi, con un gol ogni tre/quattro tiri concessi a partita. Considerando invece le migliori retroguardie del torneo, Palermo e Cittadella a quota 26 reti incassate, notiamo che i siciliani subiscono un gol ogni quattro conclusioni grazie alle 104 concesse agli avversari, ma la truppa di Venturato si dimostra brava a giocare a calcio e allo stesso tempo ad essere compatta con 116 tiri subiti e un gol incassato ogni quattro/cinque conclusioni. Guardando, infine, alle due squadre che precedono il Benevento e che saranno di scena domani, sia Lecce che Pescara subiscono in media un gol ogni tre tiri concessi, così come la Strega: i salentini, hanno subito 37 reti su 124 conclusioni concesse, gli adriatici 36 su 120 conclusioni dalle parti di Fiorillo. Una statistica, dunque, che ci aiuta a capire come il pacchetto arretrato a disposizione di Bucchi sia bravo a non concedere agli avversari troppi spazi per finalizzare ma, al contempo, si fa perforare più facilmente, come accaduto ieri in occasione dei calci piazzati dei bianconeri di Vivarini. Il periodo di dieci risultati utili consecutivi, che aveva evidenziato la nuova linfa della retroguardia sannita, sembra davvero lontano.