Day After… Benevento-Cittadella: “Immaturi”

Day After… Benevento-Cittadella: “Immaturi”

I presupposti della vigilia venuti tutti meno, una sconfitta che fa male ma non sorprende, una partita specchio della stagione: i temi del giorno ripercorrono tutto il campionato e pongono l'interrogativo del progetto triennale e la riconferma di Bucchi

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Foto LaPresse

Ultimo “Day After”, ahinoi, della stagione. Ultime considerazioni post-match prima dell’avvio dell’estate, col suo vortice di nomi, intrighi e annunci di mercato. Il percorso del Benevento di Bucchi si ferma in semifinale playoff, ed è tempo, nella nostra disamina del giorno dopo, di dare giudizi e aprire discussioni processuali in merito a quanto accaduto ieri e, in generale, sull’intero campionato del Benevento.

IMMATURI
Film del 2011, successo nei cinema italiani, che facilmente si accosta a quanto assistito ieri e in diverse circostanze nell’arco del torneo. Si, facilmente accostabile, il titolo, alle dichiarazioni di Vigorito pre-gara, che percepiva un ambiente e una squadra, maturi. Sensazioni, desideri forse. Senza la realtà dei fatti, che ha messo a nudo, ancora una volta e in maniera definitiva, tutte le lacune di questo Benevento, mai risolte e che ha dovuto sempre combattere come un “male” che fa parte di sé. Dicevamo dopo la vittoria dell’andata che questa squadra doveva annullare i propri errori cercando di convincere se stessa e gli altri di essere i migliori, convinzione infrantasi sui guantoni di un grande Paleari. Già, l’autostima, un problema annoso così come la mancanza di una mentalità vincente, di una coesione, unione d’intenti, che fanno grande il gruppo e di riflesso il singolo. Tutto rispecchiato in una ripresa, in svantaggio, identica all’andata e ad altre partite: disuniti, scollati, senza idee né un nesso per agguantare il risultato, alla ricerca di un episodio fortuito, casuale, come l’errore di Rizzo. Tutta lasciato alla Provvidenza, nelle mani della Dea Bendata: è questo il frutto dell’immaturità di una squadra che non ha raccolto tutto ciò che di buono ha fatto al “Tombolato”. E allora è giusto così, perché se non mostri stabilità né alcun equilibrio (requisiti necessari per arrivare fino in fondo) non dai alcuna sicurezza, innanzitutto a te stesso e al tuo lavoro. Quest’ultimo condotto da un timoniere che ha provato nuove rotte senza la certezza di arrivare a destinazione e con dei marinai (gli interpreti scelti e voluti per il suo gioco) incapaci di riparare una barca che a tratti perdeva troppa acqua. Questione di leadership nonché di attributi: venuti meno ieri, davanti al proprio pubblico, certificando il crollo del fortino del “Vigorito”, grande artefice del doppio salto dalla C alla A e ieri teatro, di nuovo, come un triste e brutto remake ai quali siamo abituati, di successi altrui insperati ma diventati realtà.

“TAPPABUCCHI”
La stagione del mister giallorosso prossimo alla scadenza di contratto (e adesso in bilico più che mai per il futuro) è simile a quella di una sarta chiamata a mettere toppe qua e là. Il vestito, però, si scuce prima da un lato e poi dall’altro, segno che è da buttare. I campanelli d’allarme ci sono tutti sin dalle prime giornate: la squadra gioca bene, è bella da vedere, ma conclude poco, dopo un avvio comunque sprint e la rimonta, sotto di tre reti al Lecce, che aveva dato la parvenza di poter assistere ad una grande squadra e di conseguenza una grande stagione. Le prime avvisaglie fanno tremare i pessimisti ed esporre gli scettici, comincia l’involuzione del Benevento che più è vicino alla vetta, più viene meno al compito prestabilito. Il 3-5-2 è la soluzione ai mali del momento: la squadra subisce poco rispetto a prima, ma segna anche meno, a testimonianza che le scelte in estate sono discutibili per quanto concerne il pacchetto avanzato. Il 4-3-3, modulo in base al quale è stata costruita la stagione, non viene mai più riproposto e i quattro esterni acquistati vengono adattati in qualsiasi ruolo. Anche il 3-5-2, dopo dieci risultati utili finisce per arrugginirsi, col secondo posto raggiunto dopo la vittoria sul Pescara che resta l’ultimo grande sussulto di una stagione finita in discesa, nonostante Bucchi abbia provato a rianimarla col 4-3-1-2. Nel mezzo tanti esperimenti, anche a gara in corso, ma mai un piano B che avrebbe potuto aiutare la Strega nei momenti delicati. E attenzione, perché se non è stato trovato alcun rimedio alle situazioni di svantaggio, nemmeno nei momenti favorevoli il Benevento è riuscito a gestire o a condurre la gara. Rimonte fatte e subite, il 4-3-1-2 regala partite belle e aperte a fine stagione, quando tutto è in palio e nessuno si può tirare indietro, ma l’andamento è ballerino, sintomo di una squadra umorale e che va giudicata in base al momento. Fino all’epilogo di ieri, a tratti previsto come nella sconfitta contro il Palermo che ha gettato solo fumo negli occhi, o quella di Crotone, gare condotte in egual maniera nel doppio confronto col Cittadella. E ieri, escluso Armenteros, tutto il pacchetto avanzato era in campo per tentare di riprendere la partita, senza cavarci nulla. Responsabilità di un Bucchi che sin dall’inizio dava dettami alla squadra che non riusciva a seguirlo soprattutto nei frangenti delicati (ricordiamoci La Spezia), responsabilità di una squadra mai apparsa tale nei momenti di difficoltà, finita per disgregarsi con qualche accenno di reazione sporadico ma specchio del suo allenatore. Responsabilità di una società, infine, e lo diciamo senza peli sulla lingua, che ha creduto in un progetto ballerino scaricando le colpe sul gruppo, tutelando il mister, senza dare ascolto alle sirene provenienti da più parti, forse perché in fondo questa sconfitta non è poi così un dramma.

PROGETTO TRIENNALE
Non diamo credito, in questa sede, alle dicerie in città, fatte solo per dar sollievo al proprio malumore. Tutto ciò, però, ha il fattore scatenante dato da certe dichiarazioni che, alle orecchie dei più attenti, cozzano: a luglio Bucchi parlava di presto ritorno in A, Vigorito di campionato di vertice, salvo poi tirare in ballo (a stagione in corso) il progetto triennale e la solidità per affrontare un altro campionato di A. I timori trascinati dallo scorso anno, le perplessità, le valutazioni di rito, sono oggetto di discussione ancora e soprattutto oggi, ma senza dare adito alle leggende metropolitane che come i funghi nascono a Benevento quando qualcosa va storto, la curiosità adesso ci spinge a pensare: se questo è un progetto triennale, perché Bucchi ha firmato per un solo anno? Perché un progetto triennale può avere vita senza un progetto tecnico di base? Senza una guida? Bucchi allora verrà riconfermato? Se si, una buona parte del gruppo sarà in ritiro a partire da luglio? E se Bucchi non firmerà un nuovo contratto che succederà? Per la società verrà ritenuta insufficiente la sua stagione, fino a prova contraria? E al suo posto, se di progetto triennale si tratta, dovrà arrivare un allenatore che sposi le sue idee e apprezzi l’organico della stagione ornai archiviata? Altrimenti, con un allenatore diverso, il famoso progetto triennale (che ricordiamo, fallì già una volta in Lega Pro) non ha alcun motivo di esistere. Non crediamo nelle dicerie, nelle baggianate, perché un giovane di 20 anni che sarà titolare tra due settimane nell’Europeo di casa con la maglia della Nazionale italiana, non può presentarsi con questo biglietto da visita rischiando il linciaggio mediatico per ordini dall’alto, ma crediamo nei progetti, nella programmazione, nella concretezza. Ci sono calciatori che meritano la conferma, e tra questi citiamo Luca Caldirola, l’unico ad esporsi con parole da fiero sannita, nonostante sia arrivato soltanto a gennaio. Si riparta da lui, da un semplice post su Instagram, dalla sua voglia e dalla sua grinta, per formare un gruppo di amici, professionisti e soprattutto uomini, legati ad una terra che non sia soltanto di passaggio. Ma soprattutto, il futuro è di chi ama a prescindere sui gradoni bollenti o bagnati del “Vigorito”, chi non pretende nulla ma bacia il Cielo per essere una società virtuosa in Serie B a discapito di chi si riempie la bocca dei fasti del passato e fa poi i conti con presidenti che hanno scheletri nell’armadio. Il futuro è di chi ama e non rinnega, perché la Serie B poteva essere un incubo data la sua maledizione e la penitenza sui campi, alcuni ignobili, della C, ma giocare e riprovarci, sognando la Serie A, per tanti è un lusso, che osano anche pretendere. Allora caro presidente, chiudendo quest’ultimo Day After della stagione, indirettamente rispondiamo, come se non fosse bastata la prova provata di ieri, che i tempi non sono ancora maturi, che questa piazza ha ancora tanto da imparare, come lei e come tutti noi, uomini che come spugne cresciamo ogni giorno apprendendo qualcosa, nella speranza che lei sappia quando sarà il momento di diventare maturi.

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Una notte lunga, lunghissima, forse la più lunga della mia vita, una notte che mai e poi mai mi sarei aspettato di vivere. Mi ero immaginato di giocare la finale in casa nostra, con tutto lo stadio giallo-rosso e festeggiare una bellissima promozione. Purtroppo non è cosi, e forse non è giusto, o forse si…… Puntare il dito ora non serve a niente, cercare un colpevole non ci farà giocare in serie A l’anno prossimo. Capisco e comprendo la delusione di tutti! Io sono il primo ad esserlo, perché fin dal primo giorno di gennaio, da quando sono entrato in questa società ci ho creduto, ci ho creduto ogni singolo giorno. In ogni allenamento, su ogni pallone, in ogni contrasto, in ogni singolo minuto di ogni partita, nei momenti di difficoltà e in quelli di gioia. Ci ho creduto davvero. Fa male… molto male! Gli ultimi due anni sono stati difficili,ma non ho mai mollato, figuriamoci ora! Ora sono ancora più incazzato e motivato di prima! Dal primo giorno di ritiro, alla prima amichevole, alla prima di campionato…. La serie A non ci è stata tolta, è stata solo rimandata, perché il Benevento l’anno prossimo tornerà in Serie A, ci tornerà eccome! Lo merita la città, lo merita il @beneventocalcioofficial , lo merita un presidente che, di persone come lui nel calcio ce ne stanno veramente poche, lo meritano tutti i Sanniti! Ma solo tutti insieme possiamo raggiungerla, noi e voi insieme! Uniti come i veri Sanniti! Ci vediamo a Luglio! #forzastrega Luca 💛❤️

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