Day After… Benevento-Spezia: “La Strega zavorrata”

Mantenere lucidità e calma in questo momento è alla base delle virtù dei forti, di coloro che non si lasciano scoraggiare dai cattivi eventi. Con altrettanta lucidità ma mettendo a nudo la cruda realtà dei fatti, nel nostro consueto Day After analizziamo quanto di grave stia accadendo nel periodo nero del Benevento.

STREGA ZAVORRATA
Qui non si compongono fazioni né si fanno schieramenti, poniamo soltanto questioni e facciamo considerazioni che possano dare spiegazioni a determinati eventi, possano essere questi favorevoli o contrari. Attualmente la Strega ha abbandonato la sua scopa per volare piano piano in mongolfiera: dopo un volo in verticale, ecco l’assestarsi e il lento inesorabile cadere. Quando si perde quota bisogna liberarsi di qualche zavorra, quella che in questo caso rappresenta mister Bucchi. Chiaro e palese, che sia giusto o meno in questo momento, l’allenatore è colui che paga e continuare a dargli attenuanti e così fiducia, inizia a pesare. Non siamo noi a dover dire a uomini di calcio cosa farsene del destino del tecnico giallorosso, ma se c’è una sensazione che ieri aleggiava sul “Vigorito” ad ogni colpo inferto dallo Spezia, è che questa terza caduta consecutiva servisse a far capire che il tempo di Bucchi sulla panchina del Benevento è scaduto. Niente di tutto ciò, perché il rapido post-partita ci consegna un’altra conferenza farlocca come quella di Cremona, nella quale il tecnico parla della sua squadra come se non fosse la sua creatura, imputando a loro, ancora, errori che non dipendono da lui. Possibile tutto ciò? A rincarare la dose ci pensa uno degli ultimi arrivati, Luca Caldirola, che a testa bassa e a nome della squadra si assume tutte le responsabilità di quest’altra tremenda debacle. Cambiare adesso significa fare delle riflessioni importanti e approfondite, eppure il calendario grazie alla sosta per le Nazionali lo permette e c’è tutto il tempo per cercare alternative sul mercato. Non ci sono profili disponibili o che piacciono alla dirigenza? Chissà, ma nel tunnel questa squadra ci è entrata e non sembra vedere la luce anzi, la sensazione di scoramento vissuta ieri soprattutto nella ripresa non lascia presagire nulla di buono. Non vogliamo azzardare affermazioni pesanti ma la società se non prende provvedimenti di qualsiasi sorta, è complice di un trittico indecente e scandaloso che ha proiettato il Benevento dalla promozione diretta alla possibilità addirittura di lottare per non uscire dalla zona playoff, rimettendo in carreggiata non solo lo Spezia ma anche Perugia e Cittadella. Colpa di chi scende in campo, si, ma questa squadra chi la guida?

“SPEZZ(I)ATINO”
La Strega sfilettata in difesa da Okereke e Da Cruz nel secondo tempo consegna praticamente la partita nelle mani di una squadra che si è difesa a pieno organico senza mai creare pericoli dalle parti di Montipò. Il cerchio si chiude, un girone fa la stessa difesa regalò un altro tris ai liguri con errori da condannare e topiche poi cancellate nel nuovo corso e in quella che abbiamo definito metamorfosi. In tre gare orrende si è riusciti praticamente ad annullare dieci partite consecutive senza sconfitte, arrivando in seconda posizione e, nel momento in cui bisognava premere con passo deciso sull’acceleratore, arriva l’inspiegabile blackout totale. Che i calciatori siano ancora responsabili di tutto ciò come un girone fa al “Picco” ci viene difficile crederlo, anche perché sono pochissime le realtà calcistiche in cui l’allenatore fa soltanto da gestore dello spogliatoio e impartisce alcune nozioni che devono essere la base del calcio praticato in campo, e quelle realtà corrispondono all’elite del calcio mondiale. Campioni a Benevento non ce ne sono ma è un gruppo che per la B rappresenta il meglio che ci possa essere, per stessa affermazione di mister e direttore sportivo. Pensare che questi siano automi, che vadano in campo e dal nulla spengono la spina, passando da buoni giocatori a scarponi, è un’eresia. E seppur vogliamo dar credito alle affermazioni di Caldirola, dov’è la grinta di Bucchi che gli stessi calciatori non riescono ad infondere sul terreno di gioco? Dov’è quella cattiveria, quella voglia di vincere, di spaccare il mondo. Mai stati qui a criticare il mister e il suo modo di fare, ma il tempo delle attenuanti è finito allo “Zini” e oggi ci troviamo a commentare le stesse cose di una settimana fa. Se una squadra ripiomba nei soliti problemi, chi si addossa le colpe è principalmente chi guida il gruppo, chi deve chiedere scusa (e non lo fa) è in primis colui che in mano ha le chiavi dello spogliatoio. Se lui non lo fa, continua a dare attenuanti, continua ad incattivire una piazza stanca, e lo diciamo chiaramente, del suo operato, continua ad alimentare malumori nel tentativo, invece, di tenere tutti uniti. Semplicemente c’è confusione, si è persa la strada maestra, e non ci vogliono scienziati per capirlo. Ma a Benevento, terra di streghe e paradossi, i calciatori che non seguono palesemente il tecnico (il secondo tempo di ieri ne è una testimonianza visiva sconcertante) si assumono responsabilità che il tecnico rifiuta di far sue col beneplacito della società che, ricordiamo, dopo La Spezia addossò tutte le colpe sui calciatori senza mordente, parola di Foggia. Questa scusa va bene una volta.

#STREGADOWN
Nello stilare i nostri up & down ci ispiriamo al crash dei social di questa settimana e all’hashtag che in questi casi impazza con apprensione tra tutti gli internauti. Non si salva nessuno e nessuno deve salvarsi perché sono tutti responsabili di questa disfatta. Continuare a parlare di lavoro, di consapevolezza ed impegno per tornare come prima adesso non basta, anche perché le parole di circostanza non servono a granché se non sono seguite dai fatti. La squadra è in totale appannamento, sia fisico che mentale, non girando ai livelli di metà campionato. Il primo tempo è vivace solo nelle prime battute ma poi evidenzia il solito problema di poca inventiva quando l’avversario si chiude nella propria metà campo e taglia tutte le risorse ad una squadra già prive di idee. La difesa, da punto debole diventata punto forte, adesso è nuovamente horror, con Volta che, a prescindere dal pesante rosso rimediato ed una nuova squalifica da scontare, offre una prestazione inguardabile con Da Cruz che se lo divora, e non è un caso che i primi due gol nascono dalle sue parti, con Montipò nel primo caso costretto al fallo da rigore e con Antei che resta a guardare in tutti e tre i casi in cui lo Spezia ha bucato la rete. Se Buonaiuto si è accomodato in panchina, non va bene con Tello che, continuiamo a ribadire non per accanimento nei suoi confronti, se cicca il primo controllo e offre diversi passaggi da censura ai compagni, può starsene tranquillamente in panchina e a quel punto gli preferiamo un mediano tutto cuore quale Del Pinto, sempre pronto e utile alla causa e adesso dimenticato da Bucchi. Crisetig da quando è arrivato invece non ne ha saltata una, il mister continua a considerare incredibilmente Viola una sua alternativa nonostante l’ex Frosinone abbia bisogno di rifiatare assolutamente poiché è parso poco lucido nelle ultime uscite e inutile sul fronte delle geometrie in mezzo al campo. I cambi poi lasciano ancora ampia discussione in merito: sotto di due reti entrano Buonaiuto e Di Chiara per un 3-4-3 né carne né pesce. È da queste sostituzioni che non evidenziamo la voglia di vincere come fatta vedere ad esempio da Stellone lunedì in quel di Venezia. Uno dai piedi buoni per i lanci alla disperata, Viola, un altro dal grande stacco di testa come qualità primaria, Asencio, lasciati in panchina. E va bene, non sarà colpa di Bucchi, ma com’era quel detto che la squadra è lo specchio dell’allenatore?

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