Day After… Cremonese-Benevento: non servono spiegazioni

Day After… Cremonese-Benevento: non servono spiegazioni

Il post-partita dello "Zini" lancia segnali preoccupanti ma il tempo delle giustificazioni è finito: l'atteggiamento della squadra e i cambi in corso d'opera di Bucchi parlano da soli

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Foto LaPresse

Se c’è stato un momento di crisi vera, un punto di non ritorno, il tutto è riconducibile a La Spezia: il Benevento perse male, senza attenuanti e trovando un gol su un’azione sporadica. In quel momento tutti si aspettavano un cambio di rotta ma intervenne Foggia, scagionando Bucchi e puntando il dito verso il gruppo. Se allora il mister giallorosso salvò la panchina, oggi sembra poco auspicabile un avvicendamento in panca dopo le due brutte sconfitte consecutive a Livorno e Cremona. Un meeting è comunque d’obbligo per capire cosa sia successo nelle due sfide lontano dal “Vigorito”.

IL BLACKOUT DI UNA SETTIMANA
Basta poco in questo campionato per complicarsi la vita anche quando tutto sembra girare a modo. Dieci risultati utili di fila hanno lenito le ferite di sconfitte brucianti nel girone d’andata e arrivate tutte in malo modo. Pensateci, lo ribadiamo già da un po’, questo Benevento quando perde lo fa sempre senza attenuanti, crollando sotto i colpi dell’avversario senza battere ciglio, fare una mossa, o peggio ancora subire il ko quando meno te l’aspetti e nel peggior modo possibile. Indicateci una sconfitta che sia stata valorosa sul campo, una gara finita male ma comunque onorata. Se la memoria non ci inganna, non ce ne sono: Foggia, Pescara, Ascoli, Spezia, Verona, Livorno, Cremonese, sette sconfitte in campionato, tutte senza appello né alcun appiglio. Rese incondizionate, errori grossolani, tragiche fatalità, eventi inspiegabili, e nel calderone ci infiliamo anche quel pari beffa di Carpi che ha più il sapore di sconfitta. Non siamo mai stati soliti in questa sede dare contro a Bucchi a prescindere, criticando magari delle scelte, analizzando numeri e fatti, dandogli il merito di alcune intuizioni, ma tentare di dare una spiegazione a tutto ciò oramai è faticoso. Il capolavoro di ieri, comunque, ci lascia uno spunto di riflessione: questa squadra pecca di carattere nei momenti di maggiore difficoltà. E laddove non arrivano i singoli, questa caratteristica deve infonderla il tecnico.

NON SI PUÒ SPIEGARE
E nemmeno tentare di farlo. Bastava il silenzio mister, o un mea culpa. Andavano bene anche delle scuse, ad essere onesti, perché le sconfitte si accettano, le brutte figure no. Le due collezionate tra Livorno e Cremona mettono ko anche i duri di cuore, per le prestazioni scialbe, la poca vena intravista nel gruppo, e pensare che in due gare il Benevento, numeri alla mano, ha tirato nello specchio solo tre volte, tutte al “Picchi” tra l’altro. Agazzi ieri non si è reso protagonista di una parata ma il mister ha rivisto la sua squadra, beato lui. Noi vorremmo vedere altro, ben altro rispetto allo spettacolo indecente ammirato ieri. Il mister lo spieghi ai più di 400 tifosi giunti allo “Zini”, dica loro in faccia di essere contento della prestazione. E magari lo dica negli spogliatoi ai suoi calciatori non contenti di quanto fatto in campo. O forse le dichiarazioni di facciata, per salvare il salvabile, proteggere il gruppo dalla amara verità dei nostri occhi, sono solo uno specchio per le allodole che nasconde tanta confusione nella sua testa in questo momento.

RISVEGLIATECI
E risvegliateli da quel torpore durato 94 minuti fino al gol di Emmers, che magari avrà dato la sveglia a Letizia e compagni. Una gara soporifera su di un campo a tratti pessimo che non giustifica la piega che ha preso il match tra primo e secondo tempo. Se c’era la voglia di riscatto come dichiarato nel post-Livorno, beh aiutateci a trovarla persa in qualche meandro del “Picchi” perché a Cremona abbiamo visto tutt’altro. E come si fa a spiegare l’involuzione di una squadra che da dieci risultati utili consecutivi, seppur non brillando sempre sul piano del gioco, passa a due prestazioni indegne e senza un filo logico. Il che fa più male di una sconfitta in sé per sé: a Livorno gli amaranto hanno aggredito il risultato, lo hanno azzannato con voglia, grinta e ferocia. Ieri la Cremonese sembrava sull’orlo, invece, di un tracollo psico-fisico, coi mugugni della piazza che dopo un sostegno incessante ha notato in un timoroso silenzio, sul finire, il calo della squadra di Rastelli. I minuti finali sono da antologia del calcio, un controsenso dietro l’altro che spogliano e mettono a nudo tutti i difetti della Strega: ci si era ripromessi già da tempo mai figure del genere, eppure quando si perde si riesce a fare sempre peggio.

SCELTE SOTTO ACCUSA
Senza cercare ulteriori colpe rispetto a quante non ne abbia già, la formazione di Bucchi è stata chiamata a gran voce da tutti gli pseudo-intellettuali dei social, con Tello e Viola dentro in cambio di Bandinelli e Buonaiuto. Al netto delle assenze di Maggio e Volta, in difesa Tuia ha accusato una contrattura all’adduttore che gli ha impedito di essere della gara, costringendo il tecnico a delle scelte forzate. Per quanto se ne voglia dire, il centrocampo di ieri, su un terreno non eccezionale, è comunque riuscito a fare pure peggio rispetto a quello precedente, con l’esperimento del doppio regista fallito miseramente e un utilizzo sprecato di Viola come mezzala piuttosto che Crisetig, quest’ultimo più utile alla causa con Viola in mezzo a dettare i tempi e lui a fare lavoro di interdizione. Un campo che penalizza anche Tello, abituato ad essere “iperattivo” e finito ieri per fare le cose più elementari senza far danni. Se le premesse iniziali vengono meno, Bucchi ancora una volta non riesce a raddrizzare la rotta in corso d’opera: la squadra scavalca il centrocampo con lanci lunghi o palla smistata sulle fasce, lì al centro si lotta su ogni pallone e Viola non trova il modo di inventare. Serve qualcuno abituato a lottare nel fango come Del Pinto o lo stesso Bandinelli, snobbato nella ripresa senza alcuna ragione, quando finora è stato spesso e volentieri preferito a chiunque altro. L’ingresso di Vokic, alla sua prima presenza, sembra uno scherzo, e il calciatore in sé non c’entra nel discorso. Bucchi spiega tale scelta poiché lo sloveno si avvicina per caratteristiche a Viola. A parte il paragone azzardato, ma a quel punto non era meglio preferire l’ingresso di un Buonaiuto finora utilizzato lì in maniera a tratti forzata? D’accordo, forse sarebbe cambiato poco, ma è sinonimo di rinnegazione rispetto a quanto proposto e portato avanti finora con convinzione. E arriviamo a Ricci e Asencio, due cambi che si sarebbero dovuti fare all’opposto: lo spagnolo avrebbe dovuto sostituire un impalpabile Insigne dando più peso ad un attacco pari a zero e sovrastato da Terranova, Claiton e Caracciolo, dando credito anche agli spioventi che partivano da dietro; il calciatore di proprietà del Sassuolo, invece, poteva essere utilizzato nel finale magari per dare più fantasia nonostante le due occasioni sprecate da lui facciano capire quanto non sia proprio a suo agio in questa squadra. La scelta di dargli ancora una chance in una gara che ha visto in difficoltà Insigne, lo penalizza ulteriormente. E l’ingresso di Asencio a due minuti dalla fine, dopo l’espulsione di Strefezza, al posto di Crisetig, serve a tentare un assalto che sarebbe dovuto partire tempo prima, togliendo poi equilibrio ad un centrocampo già inesistente e che si ritrova scoperto nell’azione successiva, quando da un errore fuori posizione di Antei, nasce il gol vittoria dei padroni di casa: sbaglia l’intero undici in campo, con la spinta di un Bucchi che fa di tutto per non mettere a proprio agio i suoi calciatori. In quel frangente decisivo il Benevento si schierava con un ipotetico 3-4-2-1, con Tello e Vokic centrali di centrocampo, Ricci e Asencio a sostegno di Coda. La difesa però si trova colpevolmente scoperta e la squadra tutta sbilanciata, riuscendo nell’impresa di far tornare al gol e alla vittoria una Cremonese sul lastrico e rediviva a partita finita: più impresa di così…