Foto Getty Images

“A”ria di festa, trasportata allo “Scida”, come se fosse una normale partita di fine maggio, di fine campionato. Se vi sentite scomodi nell’anormale realtà post-covid, ci ha pensato il Benevento dei record a riordinare l’equilibrio primordiale delle cose, chiudendo i giochi primato e promozione con ben sette giornate d’anticipo. Mentre era in campo a conquistarsi la matematica, a Roma atterrava Remy, che due giorni dopo avrebbe fatto visita ai nuovi compagni, nel frattempo che questi ultimi ritornassero sulla testa perché a distanza ravvicinata c’era l’impegno in Calabria da dover onorare. Bentornata sulla terra Strega, dopo un volo pindarico sulla scopa durato otto mesi comprensivi tre di lockdown, senza sconfitte e dall’evidente strapotere in tutta la categoria.

ARIA DI FESTA
L’impegno contro gli squali, da sempre un confronto sentito, non poteva capitare in un momento peggiore: la prima della classe, oltre 20 punti sopra la seconda, quest’ultima a caccia di una vittoria dopo un ritorno in campo difficile, per provare a seguire i giallorossi in Serie A. La differenza è che di questi tempi iniziano i primi ritiri, le prime conoscenze e le prime confidenze col pallone e i carichi di lavoro. Il Benevento dovrà scavare nella motivazione dettata dagli innumerevoli record da centrare, mentre c’è chi lotta ancora per i rispettivi obiettivi. Altre sei partite a luglio non son poche per chi pensa già al prossimo campionato e d’altronde meglio così, perché nessuno vorrebbe stare nei panni di chi i primi d’agosto si trova in A e dovrà programmare una stagione nel giro di 30 giorni scarsi. Certo, però, in terra calabra poteva esserci tutt’altro approccio ma la dominanza fisica dello stantuffo nigeriano piega i sanniti nel giro di quattro minuti tra il 14′ e il 18′, un colpo che anche in condizioni normali avrebbe messo ko chiunque, arrivato per giunta a freddo. Certo, l’altra faccia della medaglia è che una Strega affamata e concentrata sulla gara non avrebbe nemmeno dato l’opportunità di creare situazioni favorevoli ai pitagorici, come in occasione del secondo gol quando in uscita vengono persi tre rimpalli sul pressing eccellente degli uomini di Stroppa. Giusto il tempo che caroselli e brindisi son finiti di già e che il calendario post lockdown regali incontri tutti ravvicinati, difficili da smaltire mentalmente e fisicamente per tutti durante la bella stagione.

BRINDISI
E non sarà di certo questa coda di festa dal sapore amaro allo “Scida” a rovinare il brindisi di un Benevento che seppur ha perso il record di imbattibilità non potendo eguagliare il Perugia, ha comunque davanti a sé una miriade di obiettivi cui far leva sulle proprie ambizioni, dando lustro al cammino fatto finora. Gli ultimi sei istanti del campionato chiedono di essere vissuti pienamente e di essere onorati fino in fondo, qualunque sia l’undici scelto da Pippo Inzaghi. Quest’ultimo ha già fissato l’obiettivo minimo di punti da conquistare, 86, più della Juventus che chiuse a 85 nel campionato a 22 squadre. E SuperPippo sa che è adesso il tempo delle sfide, ora che apparentemente non c’è più nulla da perdere, perché i meriti sono stati riconosciuti da tutti, le celebrazioni fatte un po’ ovunque e un po’ da chiunque. In vista della Serie A è quindi la sfida contro l’appagamento e l’autosoddisfazione a dover stimolare Inzaghi e i suoi a tirar fuori quel qualcosa in più per scalfire nella leggenda uomini già diventati leggendari: lo richiede la storia.