In foto i festeggiamenti di fine gara con la squadra sotto il settore riservato ai tifosi sanniti

Rubrica dal sapore speciale, quella odierna: commentiamo la storica prima vittoria all’Arechi del Benevento, che non vinceva a Salerno da ben 43 anni, quando s’impose nel vecchio “Vestuti”, l’ex casa dei granata. Impresa storica quella di Bucchi&co. e Strega che sfata anche l’ultimo grande tabù rimasto dinanzi a sé con la complicità di un Micai che sta facendo discutere per la clamorosa uscita imprecisa che ha consegnato di fatto la vittoria ai giallorossi.

LA PRIMA VOLTA NON SI SCORDA MAI
E sarà difficile dimenticare questo derby ambo le sponde: in casa Salernitana l’orrore del numero 12 granata non fa altro che alimentare i malumori nei confronti della società e della squadra, dopo che la striscia negativa di due sconfitte casalinghe consecutive si è arricchita anche con lo scivolone di ieri sera nel derby e il fortino dell’Arechi finalmente consegnato in mano alla Strega. Fattore, questo, che renderà memorabile il derby di ieri nel Sannio, con Micai che verrà ricordato a lungo per aver spezzato l’incantesimo che durava da troppo, troppo tempo. I sanniti si avvicinano così alla vetta, nell’attesa che alle 15 il Palermo vada in scena a Perugia e alle 18 il Brescia ospiti il Carpi. Discorsi di classifica a parte, la prova nell’anticipo del venerdì da parte della truppa di Bucchi è stata convincente e gagliarda su entrambi i fronti sin dal primo minuto. Lo spauracchio della Salernitana, che arriva spesso a questo appuntamento con l’acqua alla gola e la voglia di riscatto, è stato assorbito dall’evidente tasso tecnico dei giallorossi e una forbice che si è allargata sempre di più nell’arco del match. Vero, il Benevento ha abbassato il baricentro difendendo il risultato nella ripresa, ma oltre a qualche mischia, a qualche spiovente e tiro lanciato in curva, i granata non si sono mai resi pericolosi. Era la gara delle conferme e queste arrivano da Montipò, da Antei, da Insigne. La gara dei volti nuovi, di un Caldirola che si rende subito protagonista, di un Crisetig pratico, di un Armenteros che deve ingranare. La gara che rilancia le ambizioni di una squadra che adesso crede in se stessa ma che deve ancora limare dei difetti, come quello di sprecare troppo (ne sono un esempio nella prima frazione le diverse occasioni create) e soprattutto di essere esageratamente passivi in alcuni frangenti in cui si potrebbe gestire meglio la palla senza consegnarla agli avversari. Una Salernitana senza idee non può farti male, ma una squadra più attrezzata, battendo il chiodo finché è caldo, rischia anche di trovare la maniera per arrivare al gol. Sta alla maturità acquisita dal pacchetto arretrato, alla lettura di ogni match e, non da meno, alla capacità di saper sfruttare quelle azioni decisive per chiudere il match (vedi Coda sullo 0-1) evitare ogni complicazione in vista dei prossimi match che saranno sempre più importanti man mano che il calendario avanza.

UP & DOWN
Partiamo dal presupposto che la sufficienza, anche stentata, la meritano tutti per l’applicazione e l’impegno messi in campo nella storica serata di ieri. Tra i migliori figura sicuramente Antei che si sta rivelando sempre più una nota lieta: falcidiato da infortuni e sfortune varie, come già sottolineato nel post-Venezia, stiamo assistendo al suo periodo migliore da quando veste giallorosso, e se questi sono i risultati c’è da esserne estremamente felici. Anche ieri ha guidato il reparto e spadroneggiato su ogni pallone che gli capitava davanti, offrendo anche delle ottime chiusure da vero leader nel pacchetto arretrato. Non è stato da meno all’esordio Caldirola, che seppur con qualche imprecisione iniziale mista a giocate di carattere, alla lunga ha saputo prendere le misure leggendo bene ogni giocata con la giusta tempistica, rivelandosi anche un difensore di qualità e scacciando sin da subito i dubbi che inizialmente aleggiavano su di lui. Questa è la voglia di riscatto che ci piace, quando la risposta si dà sul campo e non con le classiche dichiarazioni di sorta. Pacchetto arretrato completato da un Volta che sa come svolgere egregiamente il suo compito nonostante si trovi in difficoltà nello scarico del pallone. Sempre più “up” Roby Insigne che fortuitamente causa l’errore decisivo di Micai: ancora una prestazione di livello, diversi cioccolatini offerti a Coda e una brillantezza nelle giocate che ha fatto sicuramente la differenza tra la fisicità e la cattiveria agonistica degli avversari. Come arringa la folla, poi, è il classico esempio di chi ci tiene e ha creato un legame speciale con la piazza, col cuore. Menzione a parte per Montipò, poco impegnato ma con un altro clean sheet portato a casa, bene Buonaiuto, Improta, Del Pinto e Crisetig: il primo svolge finalmente il lavoro richiesto dal suo mister; il secondo si mette in mostra in una gara speciale e allo stesso tempo complicata per il trattamento personale ricevuto; il terzo è il condottiero che con ascia ed elmetto deve fare da capofila a centrocampo senza mai risparmiarsi, anima e cuore com’è nel suo stile; il quarto risulta inizialmente in difficoltà ma capisce che la giocata semplice e di prima è quella più preziosa, facendone tesoro durante tutta la gara. Nulla da eccepire sul capitano Letizia che dà tutto se stesso come sempre ma a tratti sembra soffrire Lopez (ingenerosi alcuni improperi rifilati al nostro immortale, da censurare). Ingaggia un duello con l’ex giallorosso e prova a prendergli le misure ma spesso l’uruguagio si trova solo e si crea il varco giusto per avanzare, ma per fortuna sono solo cross infruttuosi. Sufficienza risicata per Coda che spreca l’opportunità di chiudere il match sotto la sua ex curva: il lavoro del bomber di Cava risulta comunque da lodare nel sacrificio e soprattutto negli scambi che mandano in rete i compagni, dettagli da non sottovalutare.

I NUMERI DELLA STREGA
Cominciano ad essere importanti: esclusa la Coppa Italia che ha visto i giallorossi cedere con onore all’Inter nonostante il passivo pesante, con la vittoria di ieri sono sette i risultati utili consecutivi del Benevento in campionato, striscia positiva che comincia dal post-tracollo casalingo col Verona, che aveva gettato nello sconforto tutto l’ambiente. Da lì in poi la Strega ha conquistato 15 punti sui 21 disponibili con un dato lusinghiero in trasferta che vede la squadra di Bucchi non perdere dal recupero del match contro lo Spezia, ovvero dal 18 novembre. Nelle cinque successive trasferte sono stati conquistati 9 punti sui 15 in palio grazie ai preziosi pareggi su campi ostici quali quelli di Cosenza, Palermo e Lecce, e agli exploit di Padova e di Salerno. Come tende a ribadire mister Bucchi, una vittoria raggiunta oggi non ha senso se alla successiva si cade di nuovo: un problema di continuità che ha afflitto la Strega sin dall’inizio del torneo, continuità adesso trovata nella solidità difensiva e nella coscienza di gruppo. Questo si traduce anche in un dato statistico importantissimo quale quello delle reti inviolate: con Puggioni fin troppi gol subiti, con Montipò le cose son cambiate radicalmente anche grazie ad un reparto difensivo migliorato sotto ogni punto di vista. Il nazionale under 21 in 12 match disputati ha subito 9 reti, la maggior parte nel periodo in cui si è insidiato tra i pali della porta giallorossa. Dato eclatante sono però i sei clean sheet da Palermo ad oggi, vale a dire nelle restanti nove gare, un dato incredibile. Montipò ha tenuto inviolata la sua porta in sei gare su nove e da dicembre in poi ha subito solo tre gol, uno contro il Verona nella gara che ha inaugurato l’ultimo mese dell’anno, in evidente fuorigioco. Un evoluzione incredibile di quello che prima era un reparto fin troppo fragile e perforabile, con regali di ogni genere fatti agli avversari, ma ieri è accaduto proprio il contrario. Destino.

LAMENTELE INGIUSTE
Purtroppo però dobbiamo ancora assistere a delle lamentele fuori da ogni rigor di logica come accaduto domenica contro il Venezia. Stavolta però, fortunatamente, non è l’allenatore o la società a lamentarsi, oltre alle consuete proteste di rito dei calciatori durante il match, ma parte della tifoseria granata che sui social non digerisce tale sconfitta. Purtroppo dobbiamo smentire i portatori assoluti di tali verità, gli episodi sono stati ben interpretati da Abbattista che, anzi, sorvola su un evidente contatto in area di rigore ai danni di Insigne quasi allo scadere. Gli episodi sotto la lente d’ingrandimento sono il mani di Coda in area giallorossa, ma l’attaccante colpisce il pallone con la testa e poi scivola sul braccio che non si muove ma è in coordinazione col corpo, da regolamento non è fallo. Dobbiamo soffermarci anche su un gol annullato a Calaiò che è in fuorigioco di rientro ma a molti non bastano le linee rette a smentire il tutto. Purtroppo, dobbiamo rammentare che al Benevento sono successi episodi singolari quest’anno che hanno visto protagonisti gli arbitri eppure nessun polverone è stato sollevato. Complessi d’inferiorità nei confronti della “solita retrocessa dalla A e protetta dal palazzo”? Magari giudicando con obiettività e nell’interezza tutti gli episodi accaduti finora, la risposta è facile…