Del congresso Pd, che ha eletto Filomena Marcantonio prima donna alla guida del partito nel Sannio, resta soprattutto l’apertura al campo largo con Clemente Mastella. Una notizia da far tremare i polsi, quella emersa a Palazzo Paolo V. Ma Mastella, a qualche ora e chilometro di distanza, dal carcere borbonico di Avellino non si lascia sedurre e respinge la corte dem: “I matrimoni si fanno per convinzione, non per convenienza. Se a Benevento è così, con chi fa finta di mettersi da parte per poi rientrare in maniera carsica, non va bene”.
In estrema sintesi: Mastella non lo fotti. Quante volte l’ha detto e ridetto il primo cittadino. Non basta l’elezione della nuova segretaria, un viso dolce e innocente, per ammorbidire la sua posizione. Specialmente se nei meandri di Palazzo Paolo V si aggira colui che di rapporti promiscui non ne vuole proprio più sapere: naturalmente Umberto Del Basso De Caro. La cui parola varrà ancora qualcosa, sebbene in tanti provino a smentirla. A partire dal sindaco, che non si stanca di fargli l’elenco delle sconfitte elettorali dell’ultima decade. Ma il dominus dem è inscalfibile e del campo largo rigetta persino la definizione: “E’ un’espressione che a me non piace. Non è una camicia di Nesso da indossare obbligatoriamente. Se ci saranno le condizioni, ragioneremo”.
Condizioni che dovranno realizzarsi prima ad Avellino e Salerno nelle amministrative di primavera, poi semmai a Benevento. Del Basso De Caro nutre qualche dubbio e per questo fredda gli entusiasmi di Piero De Luca, giunto in città con l’etichetta di rappacificatore. Alle sue spalle c’è il padre ex presidente della Regione che ha già preparato il terreno per il ritorno a Salerno, vestendo la fascia tricolore da sindaco che, dopo dieci anni di rilancio a Palazzo Mosti, adesso invece sta un po’ stretta a Mastella. Il prossimo anno le Politiche andranno in coppia con le Comunali e le ambizioni romane dell’ex Guardasigilli, giunto al capolinea a Benevento, potrebbero tornare a essere forti. Se il matrimonio s’ha da fare lo decideranno i futuri incastri con gli inevitabili giochi di spartizione: un primo snodo lo si avrà da qui a una settimana con il rinnovo del Consiglio provinciale. Non si deciderà il campo largo, ma si capirà se può esistere davvero o è soltanto uno slogan di facciata.










