23131704_10204251838293797_2567283450956461689_nSan Giorgio del Sannio, presso l’auditorium “Cilindro Nero” è andato in scena “Diamoci del tè”, scritto ed interpretato da Maria Elisa Barontini, con Valerio De Angelis ed Alessandro Giova, per il secondo appuntamento della stagione teatrale “Al Cilindro Nero” diretta da Angelo Sateriale.

L’intero spettacolo, fatto di mille peripezie e un’intrecciarsi di curiose vicende, ruota intorno ad un infuso d’eccezione: il tè. L’ambientazione è l’Inghilterra della seconda metà degli anni 20′, un Paese di affari, tenute, azioni, crediti e proprietà. Il protagonista, Lord Benjamin Bradshaw, è infatti un’uomo d’affari ma non uno qualunque; è l’esponente della più celebre famiglia d’affari londinense o almeno quello che resta della più celebre famiglia d’affari londinese. Infatti, dopo la morte del padre e del fratello, Benjamin viene truffato dal nobile Lord Everton che sottrae ai Bradshaw tutto quello che possedevano: azioni, proprietà e soldi costringendo Lord Benjamin ad una vita da misero, senza più un soldo, senza personale nella sua casa se non l’aiutante Matthew Higgins e la nipote (figlia del fratello) Lady Isabel, ex suora che dopo la morte del padre si era svestita dei sacri abiti e si era innamorata perdutamente dell’aiutante Higgins. Ma come era potuto accadere che un esponente Bradshaw fosse stato ingannato in quella misura ? La risposta è tutta nel tè. Infatti, Lord Benjamin era astemio, non beveva alcun tipo di alcolico, nemmeno il whisky, per antonomasia il drink degli affaristi. Solo una bevanda aveva rapito Lord da sempre: il tè.

IMG_20171105_192806Si, Lord Benjamin era capace di bere quantità industriali di tè in ogni sua varietà esistente, tuttavia un vero uomo d’affare non poteva brindare (in una società d’apparenza e di maschere) alla chiusura di un affare senza del buon whisky, sopratutto se quello che stava per concludersi era un affare con Lord Everton. Così, l’astuto Bradshaw aveva escogitato un sistema per non dover rifiutare il brindisi: farsi servire, in segreto, del tè invece che del wiskey. La tecnica però non funzionò con Lord Everton il quale era a conoscenza del tranello e sabotando la strategia di Lord Benjamin lo fece ubriacare con del whisky per poi fargli firmare un accordo con il quale la famiglia Bradshaw si impegnava a cedere ogni bene agli Everton. Da quel giorno, per i Bradshaw iniziò una fase di declino economico e sociale: Lord Benjamin non aveva nemmeno più soldi per un giornale e leggeva ogni giorno l’ultimo che era riuscito a comprare, quello del 22 settembre; persino il cibo scarseggiava e quotidianamente Higgins portava delle uova al suo Lord. Insomma, una situazione ormai al limite del sopportabile per un Bradshaw che dopo quel disastro aveva giurato al defunto fratello di non bere mai più tè in vita sua.

Eppure la sorte cambia di tutta la famiglia cambia quando dall’India arriva una strana lettera, una lettera che avrebbe permesso ai Bradshaw di riconquistare la propria dignità e la propria fortuna. Il padre di Lord Benjamin aveva lasciato in eredità alla famiglia un terreno indiano, un enorme distesa fertile ed utile per coltivare del tè in quantità industriali. La felicità impazza in casa Bradshaw, Lord parte immediatamente per l’India, Higgins e la bella Isabel usciranno allo scoperto e dichiareranno il loro amore anche a Lord Benjamin. Così, tra una partenza e un nuovo amore si concluderà una strana vicenda in cui l’unico protagonista a fare la differenza, nel male e nel bene, è stato sua maestà il tè.

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L’attesa, prima dell’inizio dello spettacolo, è stata allietata dai buoni infusi offerti da ISIDE s.r.l Società Agricola.