Distretto idrico vota gestione mista. Protesta acqua pubblica, non mancano tensioni

Il consiglio del distretto idrico sannita ha deliberato con 23 voti a favore e 5 astenuti la forma di gestione mista pubblico-privata nel corso dell’assemblea tenutasi nel pomeriggio presso la Casa del Reduce, dove al contempo si è tenuta la manifestazione di protesta promossa dal Comitato Sannita Acqua Bene Comune e che ha visto anche l’adesione di Movimento 5 Stelle, Potere al Popolo e Cgil. Un pomeriggio intenso in via Traiano caratterizzato anche da momenti di concitazione quando alcuni manifestanti si sono spostati dall’esterno all’interno della sede dei lavori, scatenando il duro confronto tra il presidente del Comitato Abc Giovanni Seneca e il coordinatore dell’Ato Pompilio Forgione, alla presenza anche di padre Alex Zanotelli e Gabriele Corona dell’associazione Altrabenevento.

Al grido “l’acqua è pubblica” la seduta è stata brevemente interrotta con le forze dell’ordine che hanno riportato la calma, ma alla stampa non è stato possibile assistere alla riunione, pretesto che ha scatenato la dura reazione dei manifestanti. Oltre due ore di sit-in dove si sono succeduti diversi esponenti a sostegno della gestione pubblica delle risorse idriche dopo la scissione del Distretto Calore Irpino e la creazione di un ambito formato da tutti e 78 i Comuni della provincia di Benevento. Seneca mette nel mirino la percentuale di partecipazione privata, ossia “il 49% che vuol dire l’ingresso delle multinazionali nella gestione dell’acqua al contrario delle altre province. L’investimento di Acea è un qualcosa da scongiurare altrimenti non si può tornare indietro”. Padre Zanotelli avverte: “Stiamo vendendo il bene più essenziale che abbiamo e andiamo verso il disastro. Fra vent’anni avremo il 50% in meno di disponibilità e ci faremo la guerra sull’acqua, per questo è assurdo consegnarla in mano ai privati. I vescovi – riferendosi all’assenza della Chiesa – li ringrazio, ma questi messaggi devono passare nelle comunità cristiane, bisogna scendere in piazza e non restare in silenzio altrimenti si diventa complici di questo sistema”.

I sindaci di Circello, Fragneto Monforte, Fragneto L’Abate, Sassinoro, San Nazzaro, Sant’Arcangelo e Baselice, contrari al modello presentato dal consiglio di distretto, hanno presentato un documento a salvaguardia delle gestioni dirette dei succitati Comuni ritenendole “efficienti e vantaggiose. Cedere il 49% al privato ci trova in totale disaccordo, con un aumento esorbitante dei costi. Abbiamo detto no a logiche spartitorie, a mercificazione e speculazione. Si trovino soluzioni normative a salvaguardia delle gestioni in economia”. Ha definito eroi i fautori di questa battaglia il segretario provinciale della Cgil Luciano Valle: “Donne e uomini liberi che tengono al futuro e provano a resistere. Chi pagherà il prezzo più alto saranno le classi sociali più deboli”.

Respinge le accuse al mittente Pompilio Forgione reputandola “un’operazione legittima” e assicurando che la partecipazione pubblica sarà garantita ma le percentuali “sono ancora da definire. Abbiamo soltanto stabilito che per il pubblico la partecipazione minima è del 51% e la massima del privato il 49”, sottolineando le problematiche che si trova ad affrontare l’ambito sannita dell’Eic e i Comuni fuoriusciti da Alto Calore “legati ancora alle sorti di Avellino”. Ma lo step di oggi, ossia fissare la forma di gestione, è stato superato e trova tutti i consiglieri concordi nonostante l’area Pd-Civico22 si sia astenuta, “ma soltanto per una questione di metodo” sostiene Angelo Pepe, sindaco di Apice, ritenendo opportuno condividere il percorso stabilito con tutti i sindaci. Ma con una certezza, oltre ai tempi stretti: “Nessuno vuole privatizzare nulla, ci avvaliamo soltanto di un socio privato”.

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