2Passato e futuro, riconoscenza e rimproveri: Carmine e Carmen. L’Ibrido è uno spettacolo forte, intenso, riflessivo. Amaro, vero, triste. Scena pulita, movimenti eloquenti, testo profondo. Un pendolo che oscilla tra amare consapevolezze e possibili evasioni. La doppia storia raccontata, le due facce della stessa quotidianità, pongono l’accento su spaccati di vita attuali, crudi. Non solo raccontati, talvolta urlati ed altri sussurrati.

Carmen e Carmine, espressione di repressa violenza e speranza,  portano fuori tutto ciò che quella persona in cui convivono, è. Scrivere sui fogli bianchi la propria storia è la sola via di fuga di pensieri taciuti, di esperienze vissute; è la sola via di fuga che possa dare il senso del reale di ciò che chiaramente si è. E così via, Carmine e Carmen si alternano, si rincorrono, si incontrano e scontrano, provano ad accettarsi, a capirsi.

In fondo che cosa è un ibrido? E’ tutto questo: l’incrocio di due organismi con caratteri differenti. Il testo e la regia di Giuseppe De Vincentis hanno egregiamente portato in scena il dramma dell’ibrido di un essere umano. Commozione del regista accompagnata da lunghi applausi meritati, anzi, meritatissimi a lui e Simona Barattolo che hanno regalato forti emozioni ed importanti riflessioni.

L’Ibrido è stato messo in scena dall’Associazione “Contrabbandieri di sogni”.