E’ (quasi) la Strega di Cannavaro: non entusiasma ma fa punti

Foto Zuma Press

Punto guadagnato o tre punti persi? Il dibattito post-gara si concentra sui perché rigettando il filosofico approccio del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. I perché di una prestazione arcigna sul piano difensivo ma fin troppo remissiva in fase d’attacco. I perché sull’involuzione di alcuni elementi, perennemente smarriti in questa prima metà di campionato, e sulle scelte, poche e scontate, di Cannavaro a gara in corso. C’è un dato, essenziale e lampante, che però emerge: tolto lo scivolone interno col Palermo, la truppa giallorossa ha raccolto sette punti nelle ultime tre gare rimediando all’inaspettato stop imposto dai rosanero. Quindici punti in otto match, vale a dire da quando l’iridato 2006 aveva posto sul piatto del patron Vigorito le proprie dimissioni. Era il 22 ottobre, la Strega perdeva a Como e il cielo minacciava burrasca: rialzarsi, anche se con un ri-avvio a rilento, è stato l’obiettivo minimo centrato dall’allenatore napoletano.

Contiamo gli infortuni, il materiale a disposizione e a mezzo servizio, le intemperie ma anche la sorte ultimamente a favore: la Strega è riuscita a risalire la china togliendo quantomeno entrambi i piedi fuori dalle sabbie mobili nelle quali era finita con tutte le scarpe. Per responsabilità ben note a tutti, sia chiaro. I dati, contrastanti, contraddittori e altalenanti, mostrano le pieghe di un Benevento in riabilitazione e che necessita di alcuni accorgimenti in sede di mercato. Prim’ancora c’è l’ultimo step, quello con il Perugia a Santo Stefano, per chiudere col sorriso un anno dai tratti chiaroscuri. Battere gli umbri, di scena stasera nel delicato match contro il Venezia che pur interessa i giallorossi, consentirebbe ai sanniti di raddrizzare lo score degli scontri diretti con le squadre impelagate in zona retrocessione: due i successi contro Cittadella e Venezia, altrettante le battute d’arresto contro Cosenza e Como (senza contare i tre punti ottenuti a discapito della Spal, attualmente una spanna sopra i playout).

Che sia un Benevento lontano dall’immaginario iniziale di Fabio Cannavaro è un dato assodato da tempo: un po’ per le carenze strutturali, un po’ per le numerose assenze, Fabio è stato costretto ad affidarsi quasi sempre agli stessi elementi ma anche a cambiare spesso in corso d’opera moduli e concetti alla ricerca di una base dalla quale partire. C’è un filo però che lega da qualche settimana a questa parte la squadra e il campione del mondo, ovvero lo spirito di sacrificio, smarrito e mai posto dinanzi a tutto nel periodo più buio attraversato dai giallorossi. Cannavaro ha puntato sulle motivazioni, venute meno con l’allontanarsi dai piani alti della classifica ma che in fin dei conti son sempre lì, in costante evoluzione. Ma prima c’è una pratica da chiudere, quella con il discorso retrocessione: prima si archivia meglio è per tutti. Va da sé che il pari poco entusiasmante del ‘Braglia’ lo si può leggere anche in un’altra ottica.

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