“Il prossimo 26 maggio siamo chiamati ad eleggere il nuovo Parlamento Europeo ed io sono qui per esprimere la mia dichiarazione di voto a favore di Forza Italia e le mie preferenze per Martusciello, Chiusolo, Berlusconi”: così il presidente del Circolo Bettino Craxi di Benevento ed ex sindaco di Guardia Sanframondi, Amedeo Ceniccola, in vista delle elezioni europee di domenica.

“Un’Italia sfibrata e vecchia (così dice il Censis) si trova alle prese con problemi di portata epocale e tutti dobbiamo sentirci impegnati, andando a votare, per farla ridiventare grande, protagonista del Mediterraneo, attrice di un necessario processo di riforme di un’Europa che, così com’è, non funziona e non ci piace. Tutto è andato come aveva previsto Craxi nel 1997:
“… Si presenta l’Europa come una sorta di paradiso terrestre, ma l’Europa, per noi, nella migliore delle ipotesi sarà un limbo e nella peggiore sarà un inferno”.
Craxi, però, fu da tutti ignorato e Romano Prodi venne portato in trionfo come il salvatore della Patria (nonostante la spaventosa Eurotassa di 4300 miliardi di lire che doveva servire a farci rientrare nei famigerati parametri di Maastricht e che non è stata mai restituita agli italiani). Gli idoli si sono rivelati tali. Figurine che non hanno mantenuto la promessa di pulizia eterna e di moto anti corruttivo perpetuo. Mentre la perdita secca di benessere non c’è italiano che non l’abbia patita sulla propria pelle. Andiamo a votare per ricostruire un’Italia che, nel concerto internazionale, sappia farsi rispettare, sappia far valere le sue ragioni ed il suo interesse nazionale, che non vuol dire rinchiudersi in un micragnoso nazionalismo, senza storia e senza futuro, ma lavorare per una comune crescita economica e civile senza masochismi e senza essere vassalli, o peggio, i servi sciocchi di nessuno” afferma Ceniccola che poi conclude dicendo:

“Rispetto ai fatti, tanto per dirne uno, ricordate quanto strillarono i giornali alla fine del mondo se Napolitano non avesse permesso un bel quinquennio di non eletti dal popolo alla presidenza del Consiglio (Monti, Letta, Renzi)? Ecco. Uno studio condotto dal direttore della Fondazione Hume, Luca Ricolfi (antiberlusconiano doc), sull’indice di vulnerabilità strutturale dei conti pubblici italiani, racconta che nel triennio 2008-2011, prima dell’ennesimo calcio nel sedere a Berlusconi, stavano decisamente meglio i conti italiani.
Per la serie: “si stava meglio quando si stava peggio”. Per non parlare dell’epoca craxiana, quando l’Italia era arrivata al quinto posto nell’economia del mondo con un tasso di sviluppo di circa il 3% annuo ed aveva ottenuto per la prima (ed unica) volta il massimo di affidabilità da parte delle maggiori agenzie di rating internazionale che attribuirono all’Italia la cosiddetta tripla A, portandola nell’aristocrazia dei paesi industrializzati”.