Energie rinnovabili: alle alture i costi, alle pianure i ricavi (di Roberto Costanzo)

Qualche amico, dopo aver letto il mio recente articolo sul Forum delle aree interne, mi ha espresso il suo dissenso a riguardo delle potenzialità produttive delle zone vallive che sono generate in larga misura dalle risorse energetiche e ambientali delle zone montane. Per convincersene basterebbe riflettere su quanto avviene sistematicamente tra Alto Fortore e Tavoliere delle Puglie. Tavoliere che è uno dei più fertili territori agrari meridionali, con varie migliaia di ettari coltivati a preziosi ortaggi. Ma se smettesse di utilizzare le acque del Fortore, conservate nell’invaso di Occhito, riuscirebbe a produrre neanche il 10% del suo abbondante attuale raccolto. Questo vuol dire che il povero Fortore alimenta il ricco Tavoliere. E cosa ne ricavano i territori e le comunità sanniti e molisani a monte dell’invaso? Nulla, anzi soltanto qualche danno climatico.

Qualche mese fa i giornali annunciarono che presto, a valle della diga di Campolattaro, sorgerà un impianto di potabilizzazione. Ma chi usufruirà dell’acqua potabile del Tammaro? Non certo i comuni nei cui terreni sorge quell’acqua raccolta nell’invaso. Anche in questo caso a valle vanno i benefici e a monte restano i costi.

Un’ultima riflessione mi viene suggerita dalla pubblicazione di un’intera pagina, apparsa ieri su alcuni giornali, dall’attraente titolo “L’energia è nell’aria”. Si sostiene che “il nuovo Parco eolico di Morcone è in grado di produrre ogni anno 162 GWh di energia pulita, pari al fabbisogno medio di 60.000 famiglie”: cioè una città come Salerno. Con tutto il rispetto dovuto alla recente inchiesta giudiziaria sui modi e spazi della costruzione del Parco eolico di Morcone, avviata dalla Procura di Benevento, mi preme rilevare che anche con l’energia eolica dell’Alto Tammaro è, ancora una volta, la valle ad essere rifornita dal monte. Pertanto viene spontaneo chiedersi cosa dovrebbe pagare l’industria eolica – e non solo per gli eventuali danni ambientali – ai territori dove essa va a catturare il vento.

Se l’impianto di Morcone produce energia elettrica pari al fabbisogno di 60 mila famiglie, non può ritenersi immotivata la proposta di destinare, quasi gratuitamente, elettricità alle duemila famiglie di Morcone. Lo stesso discorso vale per l’acqua potabilizzata dell’invaso di Campolattaro. È fuor di dubbio, inoltre, che per assicurare stabilità e agibilità dei suoli a valle sono necessari consistenti e costanti interventi idrogeologici a monte. Solo così si evitano rischi di frane, dissesti e alluvioni.

Oggi il Governo, con la cosiddetta autonomia differenziata, vorrebbe restituire alle ricche regioni del Nord parte dei maggiori tributi che esse incassano. Con la stessa logica, una parte delle risorse energetiche prodotte dalle aree interne dovrebbe essere trattenuta e utilizzata, quasi gratuitamente, da quelle stesse aree. Per prendere coscienza di questi inconfutabili dati forse sarà necessario che sorga un Sindacato delle Aree interne. O una Lega delle Alture…

Roberto Costanzo

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