Quest’anno, a ferragosto, per ragioni varie ci siamo occupati dei migranti. Non solo di quelle centinaia di disperati raccolti nel mediterraneo dalle navi ONG, ma anche delle migliaia che ogni mese all’insaputa delle autorità di polizia italiane, approdano con barche e gommoni sulle coste pugliesi, calabresi, siciliane e sarde. Ma ci siamo ricordati anche dei milioni di emigrati italiani che, con grandi sacrifici e umiliazioni, approdavano nel secolo scorso nelle Americhe, in Europa e in nord Italia. Appunto in quel nord Italia in cui si vedevano cartelli, affissi alle porte nelle città leghiste, con scritte: “vietato ai meridionali”.

Un ferragosto, quest’anno, che a causa di diversi eventi ci appare meno festaiolo e più riflessivo. Due particolari eventi mi inducono ad analizzare le diverse storie delle migrazioni, e non solo quelle di oggi. A S.Marco dei Cavoti, da oltre quarant’anni nel giorno di ferragosto si celebra la “Festa degli emigrati”, cioè dei sammarchesi trasferitisi per ragioni di lavoro nel secolo scorso in varie parti del mondo: ma se ho ben capito, la nuova Amministrazione ha allargato l’orizzonte trasformando i protagonisti della manifestazione da “emigranti” a “migranti”. Si vuole forse onorare non solo gli emigrati, cioè quelli che vanno o sono andati via, ma anche gli immigrati, cioè quelli che da altre parti del mondo vengono in Italia e in Europa. Emigrati e immigrati: sono tutte persone che, nell’uno e nell’altro senso, hanno egualmente diritto ad un sincero omaggio delle istituzioni e della gente. Chi ha conosciuto dal vivo l’emigrazione di ieri non può chiudere gli occhi sull’immigrazione di oggi: non solo chi parte ma anche chi arriva merita rispetto.

Un altro comune fortorino, che ha dato e continua a dare tanti concittadini all’emigrazione, Castelvetere in Valfortore, proprio a ferragosto, ha offerto al Sannio e all’Italia una lezione di etica civica e di etica politica. Nella chiesa di Castelvetere, guidata da un eroico giovane parroco, don Armando, si prega per i migranti bloccati nel Mediterraneo e si offre al comandante della nave Open Arms l’accoglienza di due famiglie migranti.

Molti italiani dovrebbero venire a Castelvetere Valfortore per conoscere questo piccolo paese, che in cinquant’anni ha perduto circa il 70% dei suoi abitanti: oltre i due terzi dei castelvetresi sono emigrati, e non gioiosamente; ma parte di essi nel mese di agosto torna nel paese di origine. Certamente questi emigrati di ritorno sono stati i primi a condividere l’iniziativa di don Armando, perché anch’essi sanno “come sa di sale lo pane altrui”…… Perché anch’essi sanno quanto sia difficile essere accolti da altri popoli in altri Paesi.

Il problema è grave e complicato, perciò non lo si può affrontare con la speranza di accogliere tutti e comunque. Ecco perché il nuovo governo europeo deve assumerlo con un ampio respiro sociale, economico e politico. Si deve operare con razionali inclusioni e integrazioni, partendo dall’avvio di adeguati rapporti con i Paesi africani di origine e con quelli di attraversamento. Quindi, modi e tempi di partenza ma anche modi e luoghi di accoglienza e inclusione. Questo è un problema di tutta l’Europa, che va affrontato con intelligenti negoziati intergovernativi e non con truci dinieghi e unilaterali chiusure di porti.

Ancora una volta è Papa Francesco a dirci che si deve agire con il cuore e con il cervello. In una recente intervista al quotidiano La Stampa, Egli ci indica alcuni criteri per gestire i fenomeni migratori, affermando che: “i governanti devono pensare e agire con prudenza. Chi amministra è chiamato a ragionare su quanti migranti si possono accogliere….. La situazione può essere risolta attraverso il dialogo con gli altri Paesi”. Su quanti migranti si possono accogliere: agire con il cuore e con il cervello. Questa l’esortazione di Papa Francesco.

Il governo deve agire con il cervello e non con la pancia: cioè, con la Costituzione. La Chiesa, come fa il Parroco di Castelvetere, agisce innanzitutto con il cuore: cioè con il Vangelo. Salvini agita la corona ma non legge il Vangelo e neanche la Costituzione. Forse legge soltanto il “nuovo Vangelo” secondo Matteo.